CULT MOVIES #13: ERIN BROCKOVICH

Come ogni sabato, sul blog si parla di film cult. Il salto nel passato del mondo del cinema, oggi, non sarà significativo come nelle ultime settimane. Analizzeremo, infatti, un film del 2000.

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Erin Brockovich è un film diretto da Steven Soderbergh, con Julia Roberts, che, per la pellicola, ha vinto il suo primo e, sin qui, unico premio Oscar.

La pellicola è ispirata a una storia vera: un caso drammatico di inquinamento che ha causato la diffusione di numerose malattie gravi nella cittadina californiana di Hinkley. Erin è una madre single, senza un lavoro e alle prese con le caotiche incombenze di una vita familiare stressante e senza certezze. La sua intraprendenza la porta a farsi assumere per uno studio legale, che aveva fallito nel sostenere le sue ragioni in una causa per danni, a seguito di un sinistro stradale. Erin, pur priva di titoli di studio o competenze specifiche, grazie alla sua dedizione, al suo duro lavoro e alla sua faccia tosta, diventa un perno importantissimo della causa giudiziaria, che, infine, condurrà i cittadini di Hinkley ad ottenere un risarcimento di centinaia di milioni di dollari da parte della compagnia che aveva diffuso nelle falde acquifere la sostanza tossica (cromo esavalente), responsabile del diffondersi delle malattie.

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È una storia di redenzione, che ha fatto emozionare milioni di spettatori e che ha convinto la critica, unanimemente d’accordo nel riconoscere un plauso alla Roberts per la sua interpretazione.

Il film è riuscito a ottenere più di 250 milioni di dollari al botteghino, in tutto il mondo, ed è stato uno dei maggiori successi dell’anno, sebbene non sia tra i film più ricordati dell’attrice protagonista.

A mio modo di vedere, “Erin Brockovich” è un film di buon livello, che racconta una storia in modo adeguato, anche se non straordinario. Fallisce nel creare veri e propri climax di pathos e di drammaticità attorno alla vicenda principale della storia, ma permette agli attori di creare scene divertenti e, a tratti, anche emozionanti, in grado di compensare ai difetti di narrazione e di regia.

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In generale, penso che si potesse sfruttare ancora meglio un caso di cronaca così rilevante, che aveva ottenuto l’attenzione mediatica in America nel corso di buona parte degli anni ’90. Tuttavia, come detto, non mi sento nemmeno di bocciarlo. Trovo la regia sufficiente, il soggetto molto interessante e la recitazione ottima.

Ho avuto alcune perplessità sulla fotografia in alcune scene, ma, nel complesso, i toni innaturali e il giallo persistente sono scelte comuni, quando si rappresentano vicende ambientate in posti assolati come la California e, in definitiva, danno una patina al film, che consente subito di capire che la storia è ambientata nel passato (anche se recente).

È un film che, comunque, consiglio di vedere almeno una volta nella vita. Erin Brockovich, l’attivista rappresentata nel film, ha detto che riporta una vicenda quasi completamente fedele, pertanto, se siete interessati a un buon film non-finction, “Erin Brockovich” è quello che fa per voi.

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