Recensione di Aladdin (2019) di Guy Ritchie

Ultimamente credo di essere stato un vero brontolone sul blog, avendo mosso una serie di critiche a film e libri, spesso anche di grande successo. Stavolta, però, aspettatevi un feedback molto differente. Sono rimasto, infatti, piacevolmente soddisfatto da “Aladdin”, il live-action remake del film Disney originale del 1992, tratto anch’esso da “Le Mille e Una Notte”.

Ho deciso di stravolgere il palinsesto della settimana, per fare uscire immediatamente la recensione del film, distribuito nelle sale italiane ieri, così da fornirvi una risorsa per orientarvi nel caso foste in dubbio sul vederlo oppure no.

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Andiamo con ordine, però. La trama del film è molto simile a quella del capolavoro d’animazione degli anni ’90, con Aladdin (Mena Massoud) che è un ladro di professione nella misteriosa e arabeggiante cittadina di Agraba. In una sua escursione, incrocia Jasmine (Naomi Scott), la principessa di Agraba, alle prese con le pressioni del padre per trovare un marito, che sia anche un principe, così da rinforzare “politicamente” il loro regno. Scatta subito l’attrazione fra lo sprezzante ladro e la principessa, che, in un primo momento, si presenta come nulla più di una serva. Aladdin viene poi reclutato dal Gran Visir di Agraba, Jafar (Marwan Kenzari), che desidera appropriarsi della lampada magica, un cimelio nascosto che viene fatto rubare proprio da Aladdin, al fine di ottenere il potere necessario per conquistare Agraba e imporsi come sovrano terribile e dispotico.I piani di Jafar, però, non vanno come da lui sperato, e Aladdin tiene per sé la lampada, che gli garantisce la possibilità di esprimere tre desideri, che verranno esauditi da un potentissimo genio (Will Smith).

Il materiale della storia, conosciuto ai più, viene rivisitato senza stravolgimenti da Guy Ritchie e dallo sceneggiatore John August. E il film che ne esce è un omaggio a coloro che hanno già amato la storia di Aladdin. Tanta è la cura e l’attenzione dedicata per la riproduzione di quelle che sono state le scene migliori del film d’animazione (il volo sul tappeto magico e la trasformazione di Aladdin nel principe Ali, per intenderci).

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Ciò che mi è piaciuto di più di questo musical è la scintillante magia che creano tutte le scene cantate e ballate, che hanno un gusto retrò. Aladdin ti riporta quasi in una Hollywood d’altri tempi, i cui aspetti tipici vengono enfatizzati da un contesto stravagante e dall’inserimento degli effetti speciali. Il gusto classico per il musical e per i suoi momenti più estrosi vive di una nuova luce nel magico universo che la Disney tenta di ricreare con i suoi Live Action.

Will Smith spicca su un cast certamente all’altezza delle aspettative, e ci regala momenti e scene divertenti e assolutamente seducenti da guardare. Credo che il talento degli attori e la cura per le coreografie e per le scenografie siano degli elementi talmente validi da riuscire a fare breccia anche in uno spettatore non troppo sostenitore dei musical.

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Non ho critiche da rivolgere alla regia né alla fotografia. Si sono fatte scelte molto “sicure” in entrambi i campi. Approvo l’idea di mantenere un’ambientazione poco realistica, ma molto vivida e colorata, in coerenza con quell’universo fantastico delineato dal film d’animazione, che rimane molto distante da una vera e propria riproduzione dell’Arabia.

La critica non ha apprezzato moltissimo questo live action remake, ma mi sento di discostarmi. Credo che sia troppo severo ribadire, ad ogni remake, che l’originale era più bello o emozionante. Si può disquisire sulla scelta della Disney di dedicarsi a questi remake, piuttosto che provare a creare prodotti nuovi, ma, una volta rilasciati, sarebbe bene non avere aspettative irrealistiche. Film come Dumbo, La Bella e La Bestia e Aladdin, hanno creato sicuramente una pietra di paragone nel mondo del cinema e hanno introdotto milioni e milioni di spettatori al mondo dell’intrattenimento cinematografico. Pretendere che i remake oscurino tali illustri predecessori è un’aspettativa che non può che creare scontento.

Gli unici dubbi che provo in merito al film riguardano l’eccessiva enfasi posta sull’indipendenza e sulla forza del personaggio di Jasmine. Io capisco il movimento in corso a favore di una proposizione di un nuovo modello di donna, forte e capace di governare, senza il bisogno di un uomo al fianco. Ma, nel film di Ritchie, questa tendenza “femminista” è esasperata fino a renderla innaturale. Non ci sarebbe nulla di male, se Jasmine manifestasse i sentimenti e si mostrasse vulnerabile di fronte all’amore, così come appare vulnerabile la sua controparte maschile.

Personalmente, dunque, promuovo a pieni voti Aladdin, che è stato senz’altro un piacere per gli occhi. Un film affascinante e luccicante, che mi ha portato fuori dal tempo per un paio di ore.

19 commenti

      1. Allora ti sei perso la fase iniziale della sua carriera, quella in cui scimmiottava Tarantino: è uno dei pochi (forse l’unico) ad averlo fatto in modo decente. E ti assicuro che ci hanno provato proprio in tanti. Recupera Lock & Stock e Snatch – Lo strappo, non te ne pentirai. Grazie per la risposta! 🙂

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      1. Allora, secondo me è molto discontinuo, con alcune scene sorprendentemente riuscite e altre davvero imbarazzanti. Ci sono alcune idee nuove e buone, che però non vengono sviluppate. Ma mi ci dilungherò quando scriverò l’articolo dedicato.

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      1. B&b nn lo ho visto

        Cinderella se sembrava all’inizio sveglia nella torre si è rivelata la scema che canta mentre la sequestrano

        Maleficent era bello e non fedele, ma il titolo e gli intenti erano più simili per me ai 2 it

        L’aborto della giungla rimane come film e remake na ciofeca di sterco

        Preferisco maleficent

        Piace a 1 persona

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