CULT MOVIES #15: La Mia Africa

Per questa edizione della rubrica Cult Movies, torniamo nel 1985, per parlare di un film drammatico-romantico chiamato “La Mia Africa” (titolo originale “Out of Africa”). La pellicola, diretta da Sidney Pollack, racconta una storia vera, la storia dell’autrice del libro – Karen Blixen –  a cui si ispira il film medesimo.

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In molti conoscono questo film, che tanto successo ha ottenuto, al punto da fare incetta di oscar. Ne ha vinti addirittura sette, tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

Si tratta, però, di una pellicola su cui la critica è molto divisa. Unanimemente viene apprezzata la regia e anche le scelte tecniche, sia nell’aspetto visuale che sonoro. Tuttavia, è proprio la storia al centro del film che non sembra aver convinto tutti, con moltissimi esperti che trovano il film molto lungo, con un ritmo lento, che narra qualcosa di appena più entusiasmante di un generico dramma romantico.

La storia del film ruota attorno alle vicende di Karen Blixen (Meryl Streep), che decide di sposare il fratello del proprio amante, Bror Blixen (Klaus Maria Brandauer) per ottenere il titolo di baronessa. Con il nuovo marito, Karen si trasferisce dalla Danimarca in Kenya, dove progettava di diventare produttrice di latte nelle tenute del marito. In realtà, il marito tradisce i loro accordi e avvia una piantagione di caffè (pianta non adatta al suolo della loro tenuta). I rapporti tra i neo-sposi non sono idilliaci, eppure Karen si scopre innamorata di Bror. Una svolta avviene durante lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Karen è chiamata dal marito a trasportare provviste e medicinali e, durante il viaggio, ella scopre di aver contratto la sifilide a seguito di un rapporto col marito, che, dunque, la tradiva. Ciò costringe la protagonista a ritornare in Europa per curarsi. Il tempo che la vede lontana dall’Africa è segnato da una forte nostalgia per i colori e le atmosfere di quel continente. Infine, Karen ritorna e decide di separarsi dal marito. La donna inizierà, allora, una storia con Denys (Robert Redford), un cacciatore di cui si innamorerà perdutamente. Anche tra loro, però, i rapporti non saranno privi di punti oscuri. I due si troveranno a litigare e, all’apparenza, non riusciranno a trovare una visione comune del concetto di amore.

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Senza anticiparvi anche il finale del film, qualora non lo aveste visto, provo a dire la mia su “La Mia Africa”.

Prima di tutto, bisogna affrontare il problema “durata”. Il film è davvero molto lungo, ben 150 minuti. Racconta quattro episodi significativi della vita della protagonista, ma, nel complesso, non riesce nell’impresa di creare un ritmo avvincente, che agevoli lo spettatore e lo inciti a seguire gli eventi. Manca, in sostanza, della giusta incisività emotiva che permetta al film di risultare intrigante, malgrado la durata. Purtroppo, invece, il tempo diventa un enorme problema. Per questa ragione ritengo che sia un film da guardare una sola volta nella vita.

Non sono contrario ai film lunghi, a prescindere da altre valutazioni. Bisogna valutare il ritmo e le emozioni, e sinceramente il dramma, che da molti viene definito “epico”, vive di pochi momenti realmente travolgenti. È un film che oserei definire “rilassante”.

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Della pellicola è stata apprezzata la recitazione di Meryl Streep e di Robert Redford, e devo accodarmi, ritenendo la loro performance sicuramente di alto livello. Hanno reso la seconda parte del film molto più convincente e affascinante.

Le inquadrature ad ampio angolo di campo sono un fiore all’occhiello del film, che sfrutta le bellezze dell’Africa per impressionare lo spettatore. Non sono entusiasta, invece, dei continui cambi di scena. Mi è sembrato quasi che il regista fosse costretto a narrare tutti gli episodi che sono inseriti nel film, quando avrebbe potuto tralasciarne anche qualcuno, senza danneggiare l’efficacia della storia, anzi, garantendo maggiore partecipazione emotiva da parte dello spettatore.

La Mia Africa, dunque, è un bel film. Molto lento, ma ben fatto. Non è, a mio modo di vedere, un capolavoro come è stato fatto passare dall’Accademy, ma è sicuramente una pellicola che ha fatto la storia, specialmente per come ha esplorato le bellezze – poco conosciute al pubblico – dell’Africa.

5 commenti

    1. Certamente sì. Secondo me l’intento è proprio quello di trasporre, in tutti i suoi momenti significativi, una storia che è stata pensata per un libro più che per un film.
      Al giorno d’oggi, probabilmente, il pubblico ha delle aspettative e un gusto per cui un film del genere non è così facile da “digerire”, sebbene rimanga molto bello.

      Mi piace

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