Recensione de “Il Traditore” (2019)

Uno degli aspetti positivi della bollente Estate nella mia città sono i cinema all’aperto. L’ultimo film recuperato, durante una delle capatine in queste storiche “arene”, è stato “Il Traditore” di Marco Bellocchio, unico film italiano presentato al Festival di Cannes.

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La pellicola che tratta dei maxiprocessi alla mafia e si concentra sulla figura di Tommaso Buscetta – passato alla storia per essere stato il primo vero “pentito” e collaboratore delle autorità – è un film che prende a pugni lo spettatore, e che ripercorre le vicende degli ultimi decenni del Novecento senza preoccuparsi di edulcorarne gli aspetti più crudi.

I 145 minuti di film sono, senz’altro, un ottimo modo per qualsiasi spettatore di farsi una cultura e di sviluppare una coscienza storica su ciò che “Cosa Nostra” ha rappresentato per l’Italia, a partire dagli anni ’80 in poi. 

Specialmente i più giovani – tra cui mi ci metto anche io – non hanno una profonda conoscenza di cosa significava vivere negli anni più bui, in cui le “ammazzatine” stavano all’ordine del giorno e uscire di casa, in alcune città, poteva significare sempre rischiare di finire in mezzo a una sparatoria. E soprattutto non sempre sono consapevoli dell’importanza che hanno avuto nella lotta alla mafia figure carismatiche e coraggiose come quella di Giovanni Falcone.

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Ma Falcone non è l’unico personaggio che viene ritratto in modo vincente. Credo che l’approfondimento dedicato a Riina e a Pippo Calò sia incredibile. Con poche battute e poche scene, Totò Riina assume una dimensione quasi leggendaria, di male personificato, capace di mettere i brividi a chiunque. Si dipinge una realtà in cui la mafia era diventata qualcosa di più di una ricerca di tornaconto economico. Non a caso, quelli in cui Riina era boss, furono gli anni più crudeli, in cui i soldi contavano fino a un certo punto, ma la cosa veramente importante era avere il potere a ogni costo.

Il film fa aprire così tanto gli occhi sulla realtà di quei tempi che io tenderei a definirlo quasi un “docu-film”, che io mi sento di consigliare a tutti.

La pellicola, che vede il solito straordinario Pierfrancesco Favino come protagonista, ha ricevuto moltissimi riconoscimenti su suolo italiano, facendo man bassa al “Nastro D’Argento”. Penso che i riconoscimenti siano tutti meritati, per la forza e per l’intensità di una pellicola che si lascia seguire da tutti, senza voler “piacere” a tutti i costi. Credo che il modo con cui vengono narrati gli episodi – pur estremamente realista e fedele storicamente – sia, infatti, tanto affascinante da poter accattivare anche chi non è solito guardare film di questo genere.

6 pensieri riguardo “Recensione de “Il Traditore” (2019)

  1. Quando sono andato al cinema a vederlo sono dovuto uscire dalla sala per un’emergenza (niente di grave, ma sono stato costretto a tornare a casa), e non ho visto gli ultimi 30-40 minuti; la rabbia, proprio!
    Anche da me fanno il cinema all’aperto, e la settimana prossima lo danno, conto di andarci e finirlo, una buona volta!

    Piace a 1 persona

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