La terza stagione di Glow: una serie che riserva sorprese

Anche oggi parliamo di serie televisive sul blog. Netflix, infatti, mi ha regalato, nello stesso mese, una vera e propria full immersion in alcune delle mie serie TV preferite. Dopo aver parlato di Mindhunter, oggi parlo di GLOW.

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Conoscete GLOW? GLOW è una serie televisiva, creata da Liz Flahive e Carly Mensch, che ci riporta negli anni ’80 e tratta dell’esperimento delle Gorgeous Ladies of Wrestling, una federazione di wrestling che ha raccolto una serie di attrici di secondo piano e aspiranti attrici, che si sono cimentate nel mondo dello sport entarteinment, pur di avere un impiego. Ciò che in molti non sanno è che la promotion di GLOW è realmente esistita e ha aperto i battenti nel 1986 e ha, in qualche modo, portato alla ribalta il wrestling femminile, che poi si è evoluto e si è “professionalizzato”, tanto che nell’epoca attuale non esiste più alcuna differenza fra gli atleti di sesso maschile e le atlete del ring.

In questa terza stagione, tuttavia, il wrestling è stato addirittura meno di un sottofondo, ma ciò non ha inficiato con la qualità del prodotto. Anzi, abbiamo assistito a scene molto intense e a riflessioni molto intriganti sulla società e sulla mentalità degli anni ’80.  

Una delle tematiche che esce fuori, nelle ultime puntate, in maniera prepotente è quella legata alla comunità LGBT, alle difficoltà di accettazione e alla diffusione dell’AIDS.

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Credo che non ci siano mai stati momenti scioccanti e coinvolgenti come la scena del “mènage à trois”, che coinvolge Bash (Chris Lowell), Rhonda (Kate Nash) e il gigolò Paul. Devo ammetterlo, mi si è mozzato il respiro, immedesimandomi con ciò che stava accadendo. E penso che il coming out di Bash sia l’obiettivo finale della prossima stagione di GLOW.

Ma queste tematiche più impegnate, tuttavia, non sono l’unico filone narrativo degno di nota. Anzi, mi convince moltissimo la storyline legata alla protagonista, Ruth Wilder (Alison Brie). L’attrice e la sceneggiatura, infatti, rendono alla perfezione una storia di insoddisfazione e di sogni infranti. Chi ama quello che fa, ma non riesce ad affermarsi, vive di piccole invidie, di delusioni e di rimpianti. E la rabbia di Ruth la rende assai umana agli occhi di un pubblico, che non può non amarla, sebbene con tutte le imperfezioni che la caratterizzano.

GLOW ha confermato l’abilità di Netflix nel ricreare intriganti e seducenti storie ambientate nei coloratissimi anni ’80 e nel produrre personaggi vividi e interessanti, che ormai stanno a cuore al pubblico della serie.

Non possiamo, adesso, che sperare in un rinnovo della serie da parte di Netflix, perché la storia merita un seguito e lo show ha raggiunto una qualità talmente alta che un’eventuale chiusura creerebbe un enorme disappunto nei fan.

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