In questi giorni mi sono dedicato alla lettura di un romanzo di cui mi avevano parlato in molti, tra i miei amici. Sto parlando de “Il Profumo“, romanzo del 1985 dello scrittore tedesco Patrick Suskind.

profum

Il romanzo, di cui non è semplice definire il genere (ma io credo che non si possa considerarlo altro se non un’opera di narrativa generale), tratta della storia di Jean-Baptiste Grenouille. Jean-Baptiste è, sin dalla nascita, un individuo diverso dagli altri. Non emana alcun odore e ha per i profumi una dote particolare. Riesce a catalogare e immagazzinare nella memoria migliaia di odori diversi, che lo porteranno a ricercare durante la sua vita il profumo perfetto. Un essere singolare, abietto, disturbante, che non riesce a essere notato dagli altri e che sembra portare dietro di sé catastrofi e sfortune, anche prima dell’inizio della sua carriera da assassino.

Se, vedendo l’adattamento cinematografico del 2006, ero portato a credere che il romanzo avesse accentuate sfumature thriller, con molto spazio dedicato agli omicidi e alla spietatezza di Grenouille, durante la lettura mi sono dovuto ricredere.

L’unica sfumatura thriller che si può evincere dal romanzo è da ricercare nella parte finale del libro, quando il padre della sua ultima vittima, della sua vittima predestinata, cerca in ogni modo di sottrarla a un destino infame e terribile.

profuu

“Il Profumo” è, invece, a mio modo di vedere, soprattutto un romanzo in cui si parla della vanità e della volubilità umana. Suskind enfatizza come all’uomo basti poco per essere imbrogliato e per essere incantato. E, dietro questo incanto, non importa che ci sia qualcosa di meraviglioso o di maligno, come nel caso di Grenouille. Contestualmente Suskind smaschera la volubilità, l’incostanza degli uomini, che riescono a prendere e cambiare posizioni, ad amare e odiare, ad accogliere e cacciare nell’arco di poco tempo, senza avere reali motivazioni alla base del loro agire così instabile.

La realtà che fa da sfondo alla storia, la Francia settecentesca che viene descritta dall’autore, è comunque un universo fatato, in cui la magia e il male più puro esistono e convivono. Il profumo è un pretesto, uno strumento efficace per dominare l’andamento della realtà e della storia e questo rappresenta un messaggio potente dello scrittore. Basta qualcosa di effimero per cambiare la realtà, e nessuno è davvero in grado di accorgersi se chi ha davanti è buono o malvagio, se questo riesce a camuffarsi a dovere.

Stiamo parlando, dunque, di un’opera che io definirei altamente metaforica, scritta in modo incredibilmente raffinato, che io consiglio molto a chi voglia cimentarsi in una lettura breve ma non per questo non impegnativa.

15 commenti

  1. L’ho letto anni fa perché me l’aveva altamente consigliato una bibliotecaria e sono rimasto piacevolmente sorpreso da come le descrizioni immergano facilmente il lettore nella storia coinvolgendo tutti e cinque i suoi sensi (soprattutto l’olfatto, ovviamente). Alcune parti le ho trovate statiche e poco scorrevoli (ad esempio quella del ritiro eremitico del protagonista), ma nel complesso un gran bel romanzo, letto prima di vedere il film, che comunque è un buon prodotto.

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  2. Ho letto il libro qualche tempo fa e l’ho trovato molto interessante, sebbene meno grafico di quanto mi aspettassi dopo aver visto il film. Entrambe le opere mi sono piaciute molto, e credo che il film in particolare si meriti molto più riconoscimento di quello che (non) riceve; personalmente, l’ho trovato molto ben fatto.

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