Ieri ho finalmente visto il film acclamato dalla critica “Storia di un matrimonio”, distribuito in Italia sulla piattaforma Netflix. Si tratta di una pellicola drammatica diretta da Noah Baumbach con protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver.

Devo ammetterlo, da un film così amato dalla critica mi aspettavo qualcosa di più di quello che ho visto. Non che voglia fare il bacchettone, ma mi sembra quasi che per ottenere un buon riscontro di critica, di questi tempi, l’importante sia rischiare il meno possibile. Prendi due attori di grande talento in un film che trasuda low budget da tutti i pori (le ambientazioni non mi hanno incantato, a dispetto di un cast di superstar) e racconti il loro divorzio.

Non che io ce l’abbia con le storie semplici o di vita quotidiana. Anzi, è da questo tipo di storie che vengono fuori i film più emozionanti e commoventi. Ma non è questo il caso di “Storia di un matrimonio”, il cui più grande pregio è, a mio modo di vedere, non avere difetti.

Esatto, sembrerà strano. Ma è un film a cui non puoi fare grandi appunti. È ben scritto, ben recitato, realistico e, a tratti, colpisce allo stomaco. Ma l’emozione, nella maggior parte delle scene, latita.

Quello che ho pensato, appena finito il film, è che Nicole e Charlie – i due protagonisti – fossero una coppia troppo ordinaria. Cioè non avevano nulla di speciale. Anzi, l’unica cosa che li ha resi più spigolosi è stato il loro divorzio tormentato. Per il resto, lui è narcisista (nemmeno in modo patologico) e lei è una donna insicura che, appena non si è vista apprezzata dal marito, ha creduto di aver sbagliato tutte le scelte della sua vita e che avrebbe avuto molto di più senza l’uomo che aveva sposato. Una storia NORMALE. Okay, per carità, tutti vogliamo vedere la realtà nello schermo, ma mi aspetto sempre qualcosa di più da un film.

Benissimo che si rifletta su tutti i problemi che si affrontano nel divorzio e sul fatto che, a volte, la legge sembra nemica dell’uomo. Tutto molto attuale e molto illuminante. Ma rimane nei protagonisti il problema. Potevano stare insieme e non stanno insieme. Non si odiano, forse addirittura si amano ancora. Ma, al di fuori della scena della lite e di quella in cui Charlie legge ciò che Nicole pensa di lui, le loro interazioni sono così ordinarie da non attrarre lo spettatore.

Credo che quest’assenza di guizzi, in una narrazione ottimamente sviluppata e con attori eccellenti, sia anche una delle ragioni per cui al Golden Globe la pellicola sia stata premiata solo per la performance di Laura Dern (a proposito, la vedo in così tanti film che ormai si candida a diventare la nuova Samuel Jackson).

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6 commenti

  1. Ahahah ma sai che ho pensato la stessa cosa di Laura Dern? Dal non sapere quasi chi sia sono passato al trovarmela dappertutto!

    Il film non l’ho ancora visto, purtroppo, dovrei guardarlo stasera; ho letto dappertutto grandi cose, non smontarmelo così!

    Piace a 2 people

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