Devo ammetterlo: non sapevo se avrei visto la seconda stagione di You. Come molti altri, credevo fosse impossibile eguagliare la qualità della prima stagione ed ero assolutamente convinto che, a livello narrativo, il concept di You non potesse essere sviluppato su più di una stagione.

Per chi non lo sapesse, You è una serie originale Netflix con Penn Badgley (nel ruolo di Joe), che ci mostra un giovane libraio letteralmente ossessionato da una ragazza, Beck (Elizabeth Lail). Ci parla, in poche parole, di uno stalker. Ma presto capiamo che Joe è molto più di uno stalker. E’ un vero e proprio psicopatico.

SPOILER ALERT

La seconda stagione ci porta a Los Angeles, dove Joe ha assunto un’altra identità, dopo aver incastrato un altro uomo per l’omicidio dell’ex fidanzata.

In questa stagione, il suo interesse si focalizza su Love Quinn (Victoria Pedretti), di cui si innamora, nonostante le resistenze e i dubbi sulla sua natura malvagia.

La cosa che funziona meglio di questa seconda stagione è lo sviluppo degli eventi in modo parallelo alla ricostruzione della storia di Joe da bambino. Joe ha vissuto molti traumi – specialmente legati alla madre – che sembrano averlo portato a essere ciò che è oggi. Ha bisogno di un legame con una donna e lo ricerca in modo morboso perché ha un bisogno disturbante di essere amato e di essere al centro della vita di un’altra persona.

In questa storia, gli slanci positivi e negativi di Joe lo descrivono come un personaggio instabile, privo di freni, che, tuttavia, ha molti ripensamenti e rimorsi. L’approfondimento sulla sua psiche è talmente approfondito che molti spettatori iniziano ad avere simpatia per lui e a comprenderne il comportamento.

A un certo punto la serie è così carica di elementi che sembra davvero troppo. E, diciamocelo, i colpi di scena negli ultimi episodi, sono davvero poco credibili. Ma il tutto è talmente folle che, a mio modo di vedere, ha funzionato.

Certo, troppo semplice come la faccia sempre franca, ma ignoriamolo per un attimo. La serie è affascinante, Victoria Pedretti è straordinaria (malgrado il suo ruolo non sia facile), il mistero legato a Delaila tiene incollati allo schermo. Tanti elementi insieme che attirano lo spettatore e che, alla fine, permettono alla serie di ottenere un buon livello (lontano dalla prima stagione, però).

Il vero colpo di scena, però, è che, malgrado tutto, lo spettatore solo alla fine della seconda stagione comprende che la serie ruotava attorno non a uno stalker e all’amore malato quanto piuttosto alla nascita di un serial killer psicopatico.

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9 commenti

  1. Ciao Giovanni! Bell’articolo 🙂 anche io inizialmente avevo dubbi sulla seconda stagione, proprio per il ragionamento che hai fatto tu, però ammetto che mi è piaciuta molto, a tratti anche di più della prima. Ho apprezzato il fatto che abbiano caratterizzato meglio, rispetto alla stagione precedente, la protagonista femminile, probabilmente la compagna più adatta per Joe. Alcune cose sì, erano prevedibili, ma nel complesso credo che siano riusciti a fare un buon lavoro! Speriamo non rovinino tutto con la terza 😁 Buona domenica! Jessica

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