Qualche giorno fa ho pubblicato la recensione di “I’ll be there for you”, il libro di Kelsey Miller, dedicato alla serie Friends. Nell’articolo ho solamente accennato un argomento che mi ha molto incuriosito. Si parlava del legame fra Friends (e altre sitcom) e la tragedia dell’attentato alle Torri Gemelle.

Come sappiamo, nulla ha sconvolto più la nostra società e la nostra storia moderna come l’undici settembre del 2001. Una tragedia che ha avuto un impatto fortissimo sulle persone. In primis sugli americani, ma, in realtà, la portata di questo evento ha coinvolto il mondo intero.

Ma perché questa tragedia ha un legame con le sitcom? Ha un legame perché la televisione agli inizi degli anni 2000 aveva preso tutta un’altra direzione rispetto agli anni 90. Sembrava che tutti volessero realtà. I reality stavano diventando le nuove hit nei palinsesti americani e anche in Italia con l’arrivo del “Grande Fratello” abbiamo assistito all’incredibile rivoluzione portata da questo nuovo format televisivo.

Si era ribaltata la situazione rispetto al passato. Se prima le persone avevano bisogno di vedere qualcosa di “un po’ meglio” rispetto alla realtà, adesso le cose erano cambiate. La perfezione dei cast composti da bellissimi attori che vivevano storie verosimili, ma comunque sempre diverse (e con un quasi inevitabile lieto fine) da quelle affrontate nella vita quotidiana, stava per essere accantonata.

Friends era ancora il miglior show dell’emittente su cui andava, ma iniziava a subire il confronto con i reality. E sembrava molto probabile la chiusura dello show.

E dopo l’undici settembre del 2001?

La realtà – come prevedibile – smise di apparire così irresistibile come prima.

Per quanto si possa pensare che il modo migliore di affrontare sia… trattarli con rispetto, riflettere e, in poche parole, affrontarli (per quanto tautologico possa sembrare), la verità è che dalla televisione ci siamo (sempre) aspettati un’evasione.

Se gli anni ’90 ci avevano lasciati ottimisti e con la consapevolezza che tutti avevamo la chance di farcela, tutte le certezze scomparvero dopo l’attentato. Eravamo, di nuovo, tutti deboli, fragili e “temporanei”. E nessuno in America sentiva il bisogno di affrontare la tragedia anche nei momenti di svago. Le sitcom – Friends più di tutte – garantirono un’evasione. L’evasione di cui si sentiva il bisogno.

Ci si interrogò molto dietro le quinte dello show Warner sulla necessità di parlare della tragedia nello show (ambientato a NY). Ma la scelta (che si rivelò azzeccatissima) fu quella di inserirne dei piccoli riferimenti, senza introdurre un aspetto drammatico in una serie che ritornò a essere vista da tutti negli USA e in cui le persone cercarono conforto. Avevano bisogno di quei venti/venticinque minuti in cui non pensare alle proprie debolezze, alla perdita e allo sconforto. I problemi di sei meravigliosi quasi trentenni a New York tornarono ad apparire irresistibili in televisione e, da quel momento, la televisione non è sembrata più tornare indietro.

Il reality non ha eliminato le commedie. Sono passati quasi vent’anni e in questo tempo le sitcom sono proliferate e continuano ad avere un ruolo di primo piano anche nell’era televisiva attuale, in cui si cerca di rendere ogni serie TV un’opera d’arte.

La critica televisiva sottolinea tutt’ora come in un’epoca come la nostra le situation comedy dovrebbero essere invise al pubblico. Troppe storyline ridicole, troppi aspetti poco credibili e piccoli buchi di logica nella rappresentazione della realtà. Eppure… Eppure Friends, The Office, Una Mamma per Amica e prodotti simili continuano a essere visti e rivisti. Molto di più delle nuove grandi produzioni dei colossi di streaming (Stranger Things per fare un esempio).

E questo per lo stesso principio per cui Friends, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, non solo non chiuse i battenti, ma ricominciò a crescere come ascolti. E al giorno d’oggi viviamo ancora un’epoca in cui abbiamo bisogno di svagarci e di immergerci in “storie confortevoli”. In prodotti televisivi che sono l’equivalente del “comfort food” e che alleggeriscono le nostre giornate.

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10 commenti

  1. Avevo rimosso il periodo dei reality, ma è vero, anche da noi ci fu un’invasione (per fortuna durata relativamente poco).
    Alla fine lo scopo della tv, come anche del cinema, è prima di tutto quello di intrattenerci, di divertirci, e solo dopo può diventare una forma d’arte; oggi i due aspetti si sono invertiti, e talvolta abbiamo prodotti impeccabili ma poco accattivanti.
    L’11 settembre è stato uno shock per tutti, e non mi sorprende che la gente abbia cercato rifugio in un mondo fittizio in cui alla fine tutto va sempre bene, i problemi si risolvono e, generalmente, nulla cambia mai. Per quanto sia spesso sottovalutata c’è sempre un gran bisogno di commedia.

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