Non so nemmeno come inquadrare il post di oggi. Possiamo dire che è stato stimolato da alcuni show, video e immagini a cui sono stato sottoposto di recente e che mi hanno fatto riflettere su quello che è uno dei miei propositi sul nuovo anno.

Amare me stesso.

Oggi, infatti, voglio parlare di quanto sia importante e, allo stesso tempo, difficile amare se stessi al giorno d’oggi, in una società che sembra avere azzerato le speranze e che, spesso, è anni luce distante da quella che vediamo alla televisione o nelle rappresentazioni cinematografiche.

Altre volte ho parlato di quanto sia competitiva la nostra società e, in generale, il mondo in cui viviamo quotidianamente e dove proviamo a essere noi stessi e – se siamo davvero fortunati – la nostra versione migliore. La competitività diventa quasi il minimo comune denominatore di una società che propone valori sbagliati e che, in qualche modo, reprime la nostra creatività e la nostra forza di esprimerci.

Siamo ossessionati dall’essere forti, belli, bravi e chi più ne ha più ne metta. Ma questa ossessione non fa altro che ingabbiarci e renderci deboli. Noi forziamo noi stessi a essere qualcosa e, come non si forzano le emozioni, allo stesso modo non si può forzare un modo di essere.

Avere determinati requisiti e rispettare determinati canoni sociali sembra l’unico modo per raggiungere la sicurezza e la consapevolezza di essere proprio come e dove dovremmo essere.

Ma tutto questo è sbagliato!

La bellezza, la forza e la bravura sono canoni e criteri che devono uscire fuori dalla loro “gabbia sociale”. Bisogna iniziare a darsi un proprio giudizio, a capire cosa vogliamo essere e cosa vogliamo raggiungere.

Dobbiamo farlo da soli, a prescindere dalle chiacchiere della gente e dal conformismo che spesso inducono i social media o i costumi inveterati nel contesto sociale che ci circonda.

Avete presente quando si fa ironia su tutte quelle domande che ci vengono poste e che non sopportiamo? Roba tipo “E la fidanzata?” “E quando ti sposi?” “Ancora non ti sei laureato?”

Ma anche commenti come “Forse non è il caso di…”

Una serie di domande tossiche per noi stessi, che finiamo per assorbire. Voler essere apprezzati e accettati diventa spesso il meccanismo che ci trasforma nei peggiori giudici per noi stessi. Non riusciamo ad amarci proprio perché non siamo in grado di rientrare nei canoni che la società cuce su di noi. Finiamo noi stessi per cucirci degli abiti su misura, nei quali, forse, non siamo destinati a entrare.

Un concetto semplice ma efficace mi torna alla testa: se non ami te stesso, non riesci ad amare gli altri. E io penso che una ragione per cui sia sempre più difficile entrare in contatto con gli altri sia a causa della frustrazione che proviamo per noi stessi. Non riusciamo a essere sicuri di essere nella nostra migliore veste e, allora, cerchiamo di affossare gli altri. Oppure, finiamo per ingabbiare anche le persone che, in quelle gabbie, non ci stanno e sono semplicemente diverse.

Penso che mai, come negli ultimi tempi, mi sia accorto di quanto sia finta la libertà che possediamo, quando, invece, dovremmo sentirci liberi di fallire, di essere troppo, di essere strani, di essere creativi e di essere al di sopra del pensiero dominante quando questo risulti asfittico e retrogrado.

So che il post è un insieme di pensieri – più o meno disorganizzati – ma pensavo che fosse necessario per me iniziare una serie di post sul cosiddetto “self-love”. Perché, penso, che passi tutto da qui e perché penso che in Italia sia un argomento troppo spesso sottovalutato.

13 commenti

      1. Molto bello e necessario questo articolo! Concordo nuovamente con te e ci associamo anche noi al tuo proposito. Magari più avanti potrei scrivere anche io su questo argomento

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  1. Per me volermi bene è stato sempre naturale, il vero cambiamento è quando decidi che essere sempre te stesso è la cosa giusta, ora non dico che ogni tanto dei compromessi non ci vogliano, ma il fine è cercare la nostra di felicità, e non far felici chi ci sta accanto, magari dietro ricatti.

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