Recensione di “Aj and the Queen”

Oggi torno a recensire serie TV e lo faccio parlandovi di una vera e propria chicca che Netflix ha rilasciato questo Gennaio. Si tratta di “AJ and the Queen”, una serie comedy firmata Rupaul e Michael Patrick King (celebre per aver sceneggiato e diretto Sex and the City ed essere uno dei co-creatori di Two Broke Girls).

Anche stavolta sul genere mi sento di andare più nello specifico. Verissimo che il tono tenuto durante la quasi totalità delle puntate sia allegro e scanzonato e aleggi nell’aria la consapevolezza che ci sarà un lieto fine, ma la serie affronta anche una serie di tematiche certamente impegnate e, a tratti, molto difficili da esplorare senza snaturare il prodotto.

La trama ruota attorno alla storia di una drag queen, Ruby (Rupaul), che inizia un tour attraverso gli stati del nordamerica per cercare di racimolare qualche soldo dopo essere stata derubata di tutto il denaro dal fidanzato Hector (Josh Segarra), che si rivelerà essere un truffatore dalla dubbia sessualità, a caccia di drag queen sole e avanti con l’età. In questo viaggio, però, Ruby porterà con sé AJ (Izzy G.), una bambina di dieci anni che desidera trasferirsi a casa del nonno, a Dallas, e scappare via tanto dai servizi sociali quanto dalla madre, una prostituta tossicodipendente (Katerina Tannebaun).

Tanto basta a comprendere che gli argomenti inseriti nella narrazione di questa serie non siano sempre leggeri. Anzi, c’è molta onestà nel come si parla di truffa e di quanto sia facile far breccia nel cuore di chi si sente solo. Così come si descrive in modo schietto come le persone dipendenti dalle droghe siano disposte a tutto pur di avere i soldi per nuove dosi. Vengono, inoltre, abbozzati concetti importanti come l’identità di genere o il significato di famiglia.

Per riassumere quello che è stata questa serie, ai miei occhi, direi che si è trattato di un dramedy infarcito di tanti buoni sentimenti.

Ma la sceneggiatura non è stato il solo fiore all’occhiello di questa serie. Va detto che il casting è stato praticamente perfetto. Izzy G. è fenomenale. Un’attrice così giovane, così brava a calarsi in un ruolo complicato e così carismatica, non me la ricordo proprio. Rupaul è sempre Rupaul. Toglie un po’ delle battute oscene e lascia emergere il suo aspetto da “grande chioccia”. Al loro fianco, poi, tutti danno il giusto contributo. Dalle guest stars ai personaggi di supporto. Michael Leon Wooley ha davvero rubato la scena come personaggio comico e Tia Carrere è stata una piacevole riscoperta, in un ruolo tragicomico e molto sopra le righe.

AJ and the Queen è, inoltre, un prodotto che farà sicuramente piacere vedere a coloro che hanno amato Rupaul’s Drag Race, dato che ci sono diverse comparsate di concorrenti, tra cui spicca in maniera chiara Latrice Royale nel ruolo di Fabergè Legs.

Ciò che più mi è piaciuto di questa serie è stata, comunque, l’onestà con cui si sono narrati certi eventi. Non c’è stato pudore e timidezza nel descrivere il rapporto fra Robert/Ruby e il fidanzato truffatore, così come non c’è stata esitazione nel creare il personaggio di Brick, un bambino che già è cosciente di trovarsi meglio nelle vesti di una femmina (roba che in Italia avrebbero scagliato la Codacons, i rosari e il bigottismo stantio contro la produzione). E tutto è apparso assolutamente naturale.

5 pensieri riguardo “Recensione di “Aj and the Queen”

  1. Io ho adorato la serie! Sono belle soprattutto le situazioni bizzarre in cui si trovano i personaggi e che solitamente sfociano in manifestazioni negative. Ed invece Rupaul fa fare al mondo un salto di qualità: ci presenta una società inclusiva in cui tutti alla fine si comprendono. E questo é sempre stato il suo grande vantaggio. Rupaul é un genio.

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