Recensione della seconda stagione di Altered Carbon

Credo di avere qualche problema con le serie cervellotiche. Più mi riprometto di non guardarle, più mi capita di vederle. Oggi parlo di una serie TV che ha recentemente rilasciato la sua seconda stagione sulla piattaforma Netflix: Altered Carbon.

La serie, tratta dal romanzo cyberpunk “Bay City” di Richard K. Morgan, era stata sicuramente una delle più grandi novità di Netflix del 2018. Un progetto ambizioso che voleva portarci in un universo futuristico e cibernetico che garantisse allo spettatore un’esperienza di visione del tutto differente dagli altri show della medesima piattaforma.

La prima stagione era stata accolta tiepidamente dalla critica, ma bene dal pubblico. Di questa seconda stagione, invece, si può dire il contrario. La critica sembra aver trovato la storia e i personaggi più vividi e vicini alla grandezza che raggiungono all’interno del romanzo. D’altra parte, il pubblico è rimasto quanto meno disorientato da questa seconda stagione.

Iniziamo, trattando del cambio nel ruolo di protagonista. Joel Kinnaman credo non volesse tornare nello show e la nuova “custodia” del protagonista – Takeshi Kovacs – ha assunto le sembianze di Anthony Mackie. Il recast del personaggio principale, anche in una storia in cui può essere giustificato senza buchi di logica, non mi ha entusiasmato. Anche perché credo che Kinnaman fosse più adatto al ruolo. Non parlo di capacità attoriali, ma credo che Mackie non si sia calato allo stesso modo nei panni di un individuo alle prese con una realtà difficile, con un passato ingombrante e con drammi mai superati. Kinnaman mi dava più l’idea del “maledetto”, Mackie mi ispira salute e benessere, per dirla in parole povere.

Per quanto riguarda la storia della seconda stagione: dobbiamo dirlo, era davvero complessa. Senza contare il fatto che si usavano in continuazione le terminologie proprie del mondo letterario di Morgan – e non è bastato guardare il recap per tornare a ricordarsi esattamente cosa indicava ogni termine – , il problema centrale era la complessità delle trame e il numero dei villain della serie. Non che io volessi uno spiegone, ma credo che il tutto sia stato davvero troppo disorientante. La critica d’oltreoceano ha detto che i primi quattro episodi sono stati un’occasione sprecata per la serie. La difficoltà delle trame, infatti, è stata tale da impedire ai personaggi di svilupparsi e creare un legame d’empatia col pubblico. E io mi sento di concordare in pieno.

A questo si aggiunge anche un finale che ha fatto proliferare nel web decine e decine di articoli di “spiegazione”. Diciamolo francamente: se un finale ha bisogno di tutti questi approfondimenti da parte di fan e di testate specializzate per chiarire allo spettatore occasionale cosa ha visto, la regia ha fallito. Uno dovrebbe trovare le chiavi di lettura in quello che vede. Al di fuori, si può cercare di interpretare, di dare un significato, si può commentare. Ma avere proprio bisogno dei disegnini – spesso gli articoli con queste spiegazioni sono molto lunghi, tra l’altro, a testimonianza della complessità della trama e del background dei personaggi coinvolti nel finale di stagione – mi sembra esagerato.

In ogni caso, una storia risulta tanto affascinante quanto lo sono i personaggi. Più investi emotivamente nei personaggi di una storia, più la storia ti piace e ti porta a “volerne ancora”. Altered Carbon, invece, spiazza lo spettatore. Lo porta talmente tanto a focalizzarsi sul seguire le trame che non riesce ad avere la serenità di apprezzare una bella scena o un buon arco narrativo di sviluppo di un personaggio.

Non so se ci sarà una terza stagione. Credo, comunque, che il feedback sia stato al di sotto delle aspettative. Se si vorrà tornare con una terza stagione – ed è lecito pensare ci sarà, alla luce del finale – occorrerà ripensare alla struttura della serie. In otto episodi non puoi concentrare una trama ipercomplessa. Se la trama dovrà essere comunque così complessa, serviranno più episodi. Io, comunque, mi auguro che puntino a una narrazione meno fitta e contorta e valorizzino le atmosfere di un mondo originale e accattivante.

4 pensieri riguardo “Recensione della seconda stagione di Altered Carbon

    1. Concordo. Anche la prima era molto complicata ma questa è davvero eccessiva. Anche se ci sono fan hardcore. Anzi, noto che ogni serie cervellotica ha dei fan hardcore che fanno questo commento: “non ci ho capito niente, pazzesca!!! Quanto amo questa serie”

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