Il movimento Speaking Out travolge il mondo del wrestling

Buon sabato amici!
Oggi torniamo a parlare di wrestling, ma l’articolo sarà diverso dai precedenti. Affronteremo, infatti, un argomento di stretta attualità, dal momento che il wrestling business si trova attualmente al centro della bufera mediatica, a seguito dell’inizio del movimento “Speaking Out”.

Cos’è Speaking Out?

Speaking out o #speakingout è il modo in cui si è chiamato il fenomeno che vede moltissime donne e uomini denunciare tutte le molestie e gli abusi subiti all’interno degli spogliatoi delle federazioni di wrestling (ma in generale gli abusi perpetrati da wrestlers).

Una sorta di #metoo che svela, a mio modo di vedere, una realtà poco piacevole ma che, in qualche modo, immaginavo esistesse.
Ma prima di esprimere le mie opinioni sull’argomento, provo a dare qualche informazione in più.

Chi è stato coinvolto e di che molestie si tratta?

Lo speaking out ha travolto inizialmente i lottatori inglesi. Polyanna – una ex wrestler – è stata in prima fila in questo movimento. Pare, tra l’altro, che la wrestler in questione abbia deciso di ritirarsi dal business proprio a causa dell’ambiente tossico che si respirava negli spogliatoi.

Molti lottatori britannici sono stati accusati (Travis Banks, El Ligero, Marty Scurll, Joe Coffey e molti altri).
Ma il terremoto ha presto coinvolto wrestlers di tutte le nazionalità, coinvolgendo anche nomi molto noti come Michael Elgin o Velveteen Dream (accusato di molestare ragazzi minorenni).

Sono state tantissime le donne del business che si sono pronunciate, raccontando episodi spiacevoli e vere e proprie molestie sessuali.
In generale, ne è uscito fuori un quadro abbastanza chiaro e preoccupante, ma che deve essere ben compreso. Mi sento di dire che è quasi diventato un fattore culturale di un certo ambiente la molestia. Pare, tra l’altro, che sia una pratica abusata mandare foto esplicite alle colleghe.
Ne deduciamo che lo spogliatoio misto, per molti anni, ha funzionato piuttosto male, dando vita a situazioni imbarazzanti e che hanno reso assai complesso creare un ambiente di lavoro sano, quanto meno per le donne.

La mia opinione

In realtà credo che lo speaking out mi permetta di esprimermi su argomenti spinosi e permetta a tutti noi di riflettere su tematiche di estrema rilevanza.

Le molestie, il sessismo e gli abusii non possono più essere considerati come delle “vette  comportamentali estreme”. La cultura e la società hanno per troppo tempo costretto le vittime al silenzio, facendo diventare quasi accettabili comportamenti che non lo sono.

Il cambiamento deve avvenire su larga scala. Bisogna fare capire che certi comportamenti sono sbagliati e che essere uomini non dà privilegi di nessuna sorta nelle relazioni con l’altro sesso.

Mi sento di dire, però, che questi movimenti, a volte, possono essere anche pericolosi perché spesso si tende ad approfittare di questi movimenti per vendicarsi delle persone con cui si è avuta una storia. Una wrestler, Barbi Hayden, ha, infatti, sottolineato che Speaking Out non può essere un modo per far passare per molestie rapporti consensuali di cui ci si è pentiti.

Non che voglia criticare le vittime, ma la vicenda Amber Heard-Johnny Depp insegna: per anni si è creato un pregiudizio attorno a Depp – etichettato come violento -, salvo poi scoprire che era la Heard ad avere comportamenti violenti a danno del marito.

Bisogna sempre distinguere, a mio modo di vedere, fra quelle che sono avances che vanno un po’ troppo in là e i comportamenti semplicemente immorali da quelli illegali e violenti. Anche perché denunciare violenze che non lo sono toglie la giusta rilevanza alle vere vittime di abusi.

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