Eurovision Song Contest – la storia dei Fire Saga: la recensione del film Netflix con Will Ferrell

In questi giorni si fa un gran parlare del nuovo film Netflix “Eurovision – La storia dei Fire Saga“, film ideato da Will Ferrell, che oltre a recitare come protagonista ha anche firmato la sceneggiatura della pellicola. 

Il film, diretto da David Dobkin, è stato rilasciato su Netflix ed è stato, almeno fino ad adesso, un grande successo di pubblico. 

Ma merita questo apprezzamento questo film comedy ispirato dalla più grande kermesse canora del mondo?

Un’idea sbagliata dell’Eurovision

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Nonostante la presenza di Jon Ola Sand – supervisore dell’Eurovision Song Contest – come executive producer della pellicola, il film ritrae in modo distorto l’Eurovision, seppur dando spazio a molte leggende metropolitane più o meno collegate al festival (la politica antigay della Russia, la preoccupazione di doversi esporre agli esborsi finanziari per organizzare un simile festival nei paesi con meno risorse ecc…).

Il problema, però, sta proprio nell’idea che Ferrell e Dobkin trasmettono dell’Eurovision e dei cantanti che vi partecipano. Era il film perfetto per gli statunitensi, forse. In generale, è il film comico perfetto per chi non conosce e non ama l’Eurovision. Chi ha apprezzato, infatti, la pellicola in questione ha fatto capire nelle proprie recensioni di avere un’idea abbastanza negativa della competizione canora europea. Immagina che l’ESC sia un festival super esagerato, in cui cantanti stravaganti ma mediocri vanno a ballare e cantare come se fosse una cosa importante (solo che non lo è). Insomma, mi sembra che il modo di narrare denoti una certa spocchia del pubblico americano verso l’Eurovision. 

Non a caso si è scelto di mettere il contest canoro al centro di un film comico, che sfocia di continuo nel demenziale, in cui Ferrell e Dobkin esagerano pur di rendere tutto assurdo, cercando in maniera eccessiva l’effetto comico in ogni singola scena. Posso dire che, nel complesso, lo humor del film Netflix è molto distante dai miei gusti (e probabilmente anche dal gusto della maggior parte degli italiani). 

Cosa mi ha disturbato del film

Oltre alla descrizione poco lusinghiera dell’Eurovision Song Contest, ci sono stati altri aspetti del film che non mi hanno fatto impazzire. 

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Ad esempio, la scelta degli attori protagonisti. Lars e Sigrit sono presenti nella prima scena, da bambini, e dimostrano avere pochi (se non pochissimi) anni di differenza, ma poi per tutto il resto del film i loro ruoli sono assunti da due attori di età molto diverse (Ferrell è un classe 67, Rachel McAdams è nata nel 1978). Cioè, capisco che il film è di Ferrell, ma non si poteva trovare un’attrice cinquantenne che gli facesse da spalla. Anche perché Will Ferrell non dimostra un anno di meno di quelli che ha, anzi, mentre la McAdams si porta i suoi alla grande. E non mi sembra proprio un dettaglio questa differenza di età fra due personaggi che dovrebbero essere “quasi” coetanei.

Ma anche il black humor quando sono morti tutti i concorrenti del festival islandese non è che mi abbia proprio fatto brillare gli occhi. Eh sì, lo so quello che molti stanno pensando. Mi rendo conto che non era il film adatto per me e che aspettarmi un film anche soltanto vagamente serio da Will Ferrell è un controsenso. Però da appassionato di Eurovision, dovevo provare a vederlo.

Cosa salvo

Okay, ora proviamo a salvare il salvabile in questa lunghissima commedia con tanti bassi e pochi alti. 

Sicuramente apprezzo l’idea di inserire molti concorrenti del vero Eurovision (Loreen, Conchita Wurst, Bilal Hassani, Jamala, Netta e molti altri). La scena del medley alla festa organizzata da Alexander (Dan Stevens) è davvero il fiore all’occhiello del film. Un omaggio ai fedelissimi della kermesse eurovisiva che proprio non poteva mancare. 

In generale, si può dire che tutto l’aspetto “musicale” sia di ottimo livello, così come è ottima la fotografia e anche la ricostruzione estetica dell’Eurovision, con il palco e gli effetti speciali che non avevano nulla da invidiare al vero contest. A livello visivo il film è stato, a tratti, impressionante. 

Mi sento di spendere un apprezzamento anche per le scene finali della pellicola, con tanto di lieto fine che, in qualche modo, ci fa dimenticare di tutti i momenti più trash (okay, forse non proprio tutti) di un film non osannato dalla critica ma stranamente apprezzato dal pubblico.

Per quanto mi riguarda: sconsiglio vivamente di vederlo a chi fosse fan dell’Eurovision. Potrebbe rimanere MOLTO deluso. 

2 pensieri riguardo “Eurovision Song Contest – la storia dei Fire Saga: la recensione del film Netflix con Will Ferrell

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