Generazione Z contro Millennials: hanno ragione gli adolescenti di oggi a criticare chi li ha preceduti?

GENERAZIONE Z VS. MILLENNIALS

Questa mattina mi è capitato di leggere un articolo in cui si chiedeva ai membri della Generazione Z un’opinione sui millennials.

Per chiarirci, la Generazione Z è quella dei nati dopo il 1995, mentre i Millennials sono quelli che li hanno preceduti (e a cui appartengo anche io).

L’articolo è stato particolarmente interessante, ma soprattutto mi ha colpito per la durezza dei commenti degli adolescenti di oggi sulla mia generazione.

Le critiche ai Millennials

Le critiche ai Millennials erano numerose, ma vorrei focalizzarmi su quattro affermazioni.

Per gli adolescenti di oggi…

  • I millennials si vantano e celebrano ogni piccolo traguardo, anche se poco importante. 
  • Sono essenzialmente dei bamboccioni, che, nella vita, si accontentano e sono affetti dalla sindrome di Peter Pan. 
  • Parlano dei loro problemi e di eventi intimi, di cui, a detta della Generazione Z, non frega niente a nessuno. 
  • Non sanno usare i social e non riescono a sfruttarli a dovere. 

Cosa ne penso?

Innanzitutto, penso che sia poco carino essere così “spietati” quando si parla di altre persone. Cioè, a prescindere dalle tue idee, credo ci sia sempre un modo corretto per dire quello che non ti piace degli atteggiamenti di una generazione differente.

E’ normale che ci sia una differenza fra generazioni, anche se vicine. Ed è assolutamente vero che questa differenza si percepisce nell’uso dei social media e della tecnologia in generale. Vi basterà sapere che sembro un pensionato quando gioco alla play con i miei cugini.

Ma anche vedendo i profili su Instagram dei blogger ventenni c’è da rimanere scioccati. Hanno una mentalità, una costanza e una organizzazione che noi ci sognavamo a quell’età.

Non condivido l’idea che solo la Generazione Z ha “grandi sogni”. I sogni li abbiamo tutti, solo che noi Millennials ci siamo già confrontati con una realtà molto più difficile rispetto al passato, in cui la competitività per qualsiasi ruolo è diventata elevatissima. Ma soprattutto il mondo si è complessificato. Ora per approcciarci al lavoro (e al business), in generale, c’è bisogno di titoli a profusione, di idee, di talento e di un numero spropositato di skills. Non basta più essere bravi, bisogna essere necessariamente più bravi dei competitors per lanciare la propria attività. E, per quanto i social possano aiutare, penso che usare bene gli hashtag non garantisca a nessuno di diventare una star.

Paura dell’intimità

Non va sottovalutata nemmeno la critica rivolta all’attitudine a parlare dei propri problemi o delle proprie difficoltà che hanno i millennials.

Io credo che sia sbagliato pensare che va condiviso solo ciò che è positivo o che ci fa apparire fighi. 

Anzi, personalmente, preferisco le persone che non hanno paura di parlare dei loro problemi e che riescono ad aprirsi. Penso che i giovani di oggi dovrebbero iniziare a rivalutare questo aspetto. Aprirsi, condividere, mostrarsi vulnerabili e chiedere aiuto sono aspetti fondamentali della crescita di un essere umano e presupposto fondamentale per creare vere relazioni (i followers su Instagram non sono veri amici). 

La sindrome dei Peter Pan

Credo che darci dei bamboccioni sia un po’ una stupidaggine. Per tutte le riflessioni espresse precedentemente, si può dire che in un mondo che cambia e che riduce le possibilità di avere soldi e successo, sia normale – e una reazione assolutamente umana – aggrapparsi di più all’aiuto che viene offerto dai genitori.

Infatti, quello che spesso si tende a dimenticare quando si parla di “bamboccioni” è che non si campa bene, se si va a vivere da soli da disoccupati o alle prese con lavori temporanei non sufficienti a garantirsi una vera e propria indipendenza. E’ un problema economico, a più ampio respiro, piuttosto che culturale.

C’è da dire, però, che siamo la generazione più coccolata e più “viziata”. I millennials hanno una marea di interessi e hanno conosciuto forme di intrattenimento, sconosciute alle generazioni precedenti. Questo è l’unico senso in cui si può dire che i millennials sono più “bambini” dei predecessori.

Perché mi ha colpito questo articolo?

Come molti di voi sapranno, nel mio libro “Generazione seriale” ho fatto un’analisi della mia generazione, per il tramite delle serie TV, quindi è un argomento che mi sta molto a cuore. 

Inoltre, pensavo che questa riflessione potesse essere stimolante per i lettori.

E voi che ne pensate? E’ normale disapprovare così ferocemente la generazione che ci ha preceduti?

14 pensieri riguardo “Generazione Z contro Millennials: hanno ragione gli adolescenti di oggi a criticare chi li ha preceduti?

  1. A parte che ogni generazione ha dei conflitti con la precedente e con quella successiva, è la natura umana, ma per mia esperienza personale ti posso dire che ci sono molti ventenni che raccontano ogni minimo dettaglio a praticamente sconosciuti, sia di persona che sui social (questo molto più preoccupante).
    Come conosco ventenni che al minimo accenno di racconto un po’ più intimo fanno roteare gli occhi in segno di disappunto.
    Sul punto di vista lavorativo io penso che loro siano più avvantaggiati perché il mondo del lavoro è cambiato a cavallo del 2000 quando noi eravamo ancora a scuola, ma il sistema scolastico o comunque di formazione ci ha messo molto di più ad adeguarsi. Tipo: io in quegli anni ero al liceo e non avevamo nessun progetto di alternanza scuola/lavoro e qualunque cosa decidessimo di fare una volta diplomati era esclusivamente una nostra preoccupazione. Oggi ci sono più strumenti anche grazie ad un maggiore utilizzo della rete.
    Mchan
    Ps: hai ragione che quando si parla di figli che rimangono a casa pur essendo “grandi”, i così detti bamboccioni, non si fa mai presente che lo fanno perché non hanno i mezzi per andarsene e non perché sia bello stare nella cameretta di quando si era piccoli.

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  2. Credo che gran parte della loro durezza e delle loro critiche siano dettate essenzialmente dalla loro età: tutti quanti, a 16 anni o giù di lì, siamo convinti di saperne più di tutti gli altri e di aver capito come funzionano le cose meglio di tutti; sono un po’ nella situazione del meme di Homer sul divano che ride dicendo “everyone is stupid except me”. E’ inevitabile, credo.

    Per questo gran parte delle loro critiche mi lasciano freddo, perché non sanno di cosa stanno parlando. Non possono saperlo. Non sanno cosa sia stato essere un millennial e per fortuna per loro non lo sapranno mai. L’unico pensiero sensato che mi ha colpito è “penso che siano tutti in crisi di identità”, e ha centrato il problema: la nostra è una generazione che ha dovuto crearsi un’identità dal nulla, praticamente da un giorno all’altro, senza che nessuno gli mostrasse come fare. Ha dovuto reinventarsi completamente mentre, dall’alto, non arrivavano altro che critiche e giudizi lapidari.

    Non credo, quindi, che la nostra sia stata la generazione più coccolata, tutt’altro; credo che la generazione che ha avuto la vita più semplice sia stata quella dei nostri genitori. I miei sono nati negli anni Sessanta, hanno potuto contare sulle basi costruite dai loro genitori durante il boom economico e su una stabilità economica e sociale che si è mantenuta intatta fino a poco tempo fa. Hanno potuto scegliere il lavoro che volevano senza restrizioni particolari; hanno potuto comprare una casa in modo relativamente facile; hanno potuto formarsi una famiglia e diventare indipendenti a vent’anni.

    A noi tutto questo è stato precluso. Siamo stati preparati per vivere in un mondo che ha cessato di esistere quando ci siamo entrati, e ne abbiamo dovuto costruire uno nuovo a partire dalle macerie che rimanevano, proprio come i nostri nonni (le loro erano macerie fisiche, le nostre no, ma la sostanza non cambia), senza, lo ripeto, il sostegno delle generazioni precedenti, che anzi hanno fatto a gara nel dipingerci nel modo peggiore, ogni volta. Nel fare questo, però, abbiamo anche posto le basi per quello che è lo stile di vita della generazione Z: se loro possono guadagnare con contenuti on-line, ad esempio, è merito nostro che abbiamo inventato questo nuovo tipo di lavoro.

    Con questo non voglio dire che non abbiano qualità, anzi: alcune battaglie che stanno combattendo noi ce le saremmo sognate. Il mio liceo, ad esempio, era incredibilmente politicizzato, ma era rivolto al passato, a riportare in vita ideali e battaglie vecchie che non avevano più ragione di esistere, mentre oggi tengono molto più il polso del presente e sono molto più sul pezzo.

    Mi auguro che, crescendo e studiando, possano capire di trovarsi in una situazione più privilegiata della nostra, e ammorbidire dei giudizi che sono onestamente ingiusti e immeritati da sentire – soprattutto da parte di ragazzini che hanno appena imparato a pulirsi il naso da soli (e questa è l’unica concessione che faccio al mio essere un vecchio trentenne che buca i palloni dei ragazzini quando gli finisce nel giardino).

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    1. Riguardo al “coccolato” mi riferivo a tutt’altro. Altrimenti, sarebbe in palese contraddizione con quanto ho detto sulle difficoltà a creare una nostra indipendenza economica e un nostro successo nel mondo del lavoro.
      Intendo dire che noi, tutto sommato, abbiamo vissuto l’era in cui ogni tipo di giocattolo o di intrattenimento era a portata di mano e proprio la “bellezza” dei mondi a cui ci siamo appassionati da bambini ha allungato un po’ la nostra infanzia. E volevo sottolineare che questo è l’unico aspetto per cui potrei parlare di peter pan per i millennials.
      Per il resto, sono d’accordo con te.

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      1. Ah, ops! Ho scritto così di getto, forse avrei dovuto leggere con più attenzione! 😅
        Si, sono d’accordo; c’è anche da dire che la nostra è stata la prima generazione, credo, a considerare socialmente accettabile continuare ad appassionarsi a mondi fantasy anche in età adulta, e forse a volte ne approfittiamo per restare fin troppo attaccati a questi immaginari.

        @illettorecurioso grazie mille! 🤗

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    2. Bellissima analisi Daniele, mi trovo d’accordo con te. Non avrei saputo dirlo meglio.

      Post molto interessante Giovanni.
      Comunque come è stato detto, accade di frequente lamentarsi delle altre generazioni e pensare che la propria sia la migliore. Alla fine lo fanno anche i millenials con i cinquantenni.
      Si ha la tendenza a generalizzare, quando in realtà non è del tutto corretto.

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  3. Le critiche intergenerazionali sonouna costante della nostra società… Io ricordo il mio prof di fisica delle superiori che già ci diceva come la generazione precedente ci avesse fregato, ed erano gli anni novanta! Tra l’altro io credo di essere un Xennial (l’avevo letto da qualche parte) e non mi viene da criticare le generazioni precedenti, ma quelle più giovani!!!

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    1. Io più che una generazione critico quelli che hanno dieci anni più di me. Per me sono la “generazione movida” ahah. Ma capisco che loro sono i primi ad aver sperimentato un mondo del lavoro estremamente difficile, la fine dei concorsi pubblici e le minori prospettive economiche/lavorative. E loro, non avendo Netflix, si sono ritagliati la loro vita in “devo andare in discoteca/al mare/a bere una cosa” costantemente.

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  4. Qualcuno disse che ogni generazione pensa di essere più saggia di quella che verrà e più intelligente di quella che l’ha preceduta 😛
    E vedo che si continua così, a suon di generalizzazioni banali un po’ in tutte le direzioni, come se allo scoccare di un anno cambiasse una specie di segno zodiacale più invadente che mai.
    E il segno più bistrattato è quello dei boomer, attualmente. Se non è cambiato qualcosa.

    Tecnicamente non rientro tra i cosiddetti millennial per una manciata di anni, ma qualunque sia il mio “segno” in queste categorizzazioni statunitensi, posso dire solo che mi sono sempre sentito fuori posto quasi ovunque mi trovassi (e non così “figo” da potermi definire un ribelle XD ) e queste critiche formate aggregando il chiasso dei social in un archetipo totemico o neo-junghiano mi fanno per lo più sbadigliare 😛 e lo stesso vale per le fasce d’età precedenti, compreso il “vecchio dentro” che ai suoi tempi vedeva colori che nemmeno il 4K.
    Non si può discutere con un archetipo (o con uno stereotipo) perché difficilmente si troverà sulla Terra qualcuno che lo incarni fino in fondo o a lungo. 😉

    A ogni modo, a suon di mazzate sui denti (metaforiche, di solito) le fantasie passano un po’ a tutti e un domani ci si ritrova a contemplare l’arroganza passata come quando si pensa alle sbucciature sulle ginocchia fatte cadendo dalla bici – o qualunque cosa facciano i bambini oggi.

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      1. Sì, non nego l’influenza del periodo (non a caso esiste l’espressione “essere figli del proprio tempo”) ma qualcuno ci crede troppo ^^
        Per dire, non è che arrivati a, boh, vent’anni non si subisca anche l’influenza del nuovo periodo – magari più tenue, un carattere più formato deve vincere una resistenza al cambiamento più forte, rispetto a uno più giovane, però solo gli ottusi non valutano la bontà di ciò che c’è oggi solo perché “ai miei tempi” ^^

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      2. Esattamente. Sono d’accordo con questa visione.
        Sono dell’idea comunque che cambi poco, tra tutti quelli nati dall’80/85 in poi. Abbiamo tutti le nostre belle rogne con cui confrontarci, con strumenti più o meno diversi, ma la realtà socioeconomica è più o meno quella.

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