Recensione di “Figli” (2020): la commedia sulla genitorialità al giorno d’oggi

Premessa

Figli è l’ultimo lavoro di Mattia Torre, sceneggiatore della pellicola, morto poco prima che il film venisse distribuito. Infatti, poi l’opera è stata poi realizzata dal regista Giuseppe Bonito.

Si tratta di una commedia che è la trasposizione cinematografica di un monologo interpretato in precedenza da Valerio Mastandrea, uno dei due protagonisti del film.

Figli è attualmente disponibile su Amazon Prime, dopo essere stato inizialmente rilasciato nelle sale nel gennaio di quest’anno.

Di cosa parla Figli?

Figli parla delle difficoltà di avere due figli ai tempi di oggi, in cui nessuno vive nell’agiatezza e trovare il tempo e le risorse economiche per gestire al meglio una famiglia sembra assai difficile.

Si tratta di un film tragicomico, che, dietro ai cliché e alle rappresentazioni iperboliche di una famiglia media, prova a denunciare la realtà economica attuale, nella quale le nuove generazioni si trovano ad affrontare molte più complessità rispetto al passato.

E, allo stesso tempo, malgrado il tempo e i soldi scarseggino, sembra che i genitori di oggi siano angosciati dall’idea di essere migliori di coloro che li hanno preceduti. Vogliono essere più presenti e solidali coi figli di quanto lo siano stati i genitori dell’epoca precedente.

Una sorta di cane che si morde la coda, tra il desiderio di essere supergenitori e la stanchezza inevitabile di dover far combaciare un figlio piccolo con tutti i turni di lavoro.

Perché il nostro è un paese di vecchi?

Figli porta sul teleschermo dialoghi surreali per smascherare la vera natura dell’Italia.

Siamo un paese di e per vecchi, in cui la crescita demografica si è arrestata e l’età media avanza.

Fare figli è un atto rivoluzionario e quasi imprudente, dato che nessuno (o quasi) guadagna abbastanza bene da affrontare la genitorialità senza essere costretto a sacrifici inauditi. 

Non fa tanto ridere, ma…

E’ una commedia che non fa troppo ridere, ma che fa riflettere e che riesce a offrire agli spettatori uno spaccato di realtà meno esplorato nel cinema.

Avere un figlio non è solo un grande traguardo o la gioia più grande della vita.

Avere un figlio significa rinunciare a dormire, rendere più tesa la relazione di coppia, privarsi dei piccoli sfizi per affrontare gli enormi esborsi economici conseguenti al mantenimento di un neonato.

Insomma, è una commedia dal sapore agrodolce che, comunque, apre gli occhi, proponendo comunque un prodotto piacevole da guardare.

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