Recensione di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury: un libro che ha previsto l’oscurantismo culturale che stiamo vivendo

Più volte sono stato incuriosito dal libro “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, più volte sono stato a un passo dall’acquistarlo.

Per questo, quando due settimane fa è stato messo in offerta sul Kindle Store non ho esitato e ho finalmente potuto leggere questo libro, di cui tanto si è parlato e che è un evergreen della letteratura contemporanea (malgrado sia stato pubblicato nel 1953).

TRAMA:

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Guy Montag è un pompiere in una città del futuro in cui tutte le case sono ignifughe. Qual è il compito allora dei pompieri come Montag? Il compito è quello di bruciare i libri, ormai banditi dal nuovo ordine sociale.

Montag, in una delle sue missioni, però, viene colpito dalla reazione di una donna che, così affranta all’idea di perdere i libri, decide di darsi fuoco insieme a essi. Questo è un evento che cambia le cose e colpisce la coscienza di Guy.

Da questo momento in poi, lui metterà in discussione la legge, si chiederà il perché i libri siano stati messi al bando e finirà per trasgredire alla legge, mettendo a repentaglio se stesso e tutta quella che era stata la sua vita fino a quel momento.

Giudizio complessivo:

Penso che si potrebbero scrivere romanzi solo per commentare questo libro che offre decine e decine di spunti di riflessione.

Per prima cosa, mi viene da dire che è un libro di un’attualità disarmante, pur essendo stato scritto quasi settant’anni fa. Bradbury ha previsto quello che sarebbe accaduto alla nostra società, ha previsto un nuovo medioevo culturale (che noi stiamo vivendo in maniera chiara nella nostra Italia moderna).

Giudicando la lettura, non posso che affermare che sia uno dei libri più significativi che abbia letto. E’ un libro che scuote la coscienza e che, in qualche modo, ti permette di tirare il fiato. In un periodo in cui chi legge è malvisto dalla maggioranza, “Fahrenheit 451” ti illumina. A essere sbagliato non è chi si ostina a leggere, a conoscere e a sviluppare la propria coscienza e capacità critica in modo autonomo, ma chi vorrebbe cancellare tutto per non sentirsi inferiore.

I temi fondamentali di Fahrenheit 451

Credo che si potrebbe sviluppare l’analisi, soffermandoci su tre tematiche principali (così da evitare una recensione chilometrica), ovverosia: la memoria, la paura delle emozioni e il senso di inferiorità.

La memoria

Il libro di Bradbury ci fa capire che, malgrado tutto, vale sempre la pena conoscere e divulgare. Vale sempre la pena diffondere i ricordi e tramandare la storia.

Solo così, infatti, gli uomini riusciranno a sentirsi meno insolenti. Solo ricordando gli errori del passato, avranno la possibilità di non ripeterli. Un uomo che non conosce il passato, è portato a cancellare tutto e a pensare che le sue scelte saranno sempre giuste, non avendo la capacità critica di metterle in discussione.

Il passato serve per progredire.

La paura delle emozioni

I libri fanno riflettere, le poesie fanno emozionare. E tutto questo viene visto in chiave negativa? Perché riflettere o commuoversi quando ci si può divertire? 

Il problema, però, è uno. Se il divertimento (il solo divertimento) non avesse rischi, non ci sarebbe motivo di ostacolarlo. Ma se un divertimento senza conoscenza e cultura porta delle conseguenze negative, allora deve essere contrastato.

Chi non si sofferma a riflettere e non ha l’ardore di conoscere, nel libro di Bradbury, è privo di umanità. Incapace di provare empatia persino per i familiari, unicamente innamorato della frivolezza più sciocca, dei piccoli medicinali contro la noia. 

Il senso di inferiorità

Ma il punto focale, per me, lo si tocca quando si spiega perché nel futuro descritto nel romanzo i libri sono banditi. Credo che, infatti, la riflessione di Bradbury sia calzante perché offre una spiegazione a molti dei comportamenti che ci troviamo a osservare al tempo d’oggi.

Si è deciso di eliminare la cultura per evitare che qualcuno si elevasse sugli altri. Gli intellettuali sono insopportabili ed è molto più salutare per la società avere persone che non possono distinguersi le une dalle altre. Nessuna meritocrazia, l’uguaglianza garantita dall’ignoranza universale è la via per la pace sociale, nella società bradburiana. 

E non è tutto. In “Fahrenheit 451” si parla anche della dittatura della maggioranza. A queste scelte radicali si è arrivati a causa della maggioranza insofferente agli intellettuali e a coloro che volevano mettere in discussione e soppesare le decisioni prima di metterle in atto.

Tutto quanto descritto sembra proprio una illuminante (e accurata) descrizione dell’Italia di oggi. Veniamo da anni in cui è stato martellante il motto “uno vale uno”, come se fosse vergognoso rispettare l’opinione di chi studia prima di esprimere una posizione. E così siamo diventati tutti politici, tutti tecnici, tutti scienziati e tutti infettivologhi col covid.

Conclusione:

Io credo che un libro come Fahrenheit 451 andrebbe letto a scuola. Servirebbe a illuminare le menti e a smascherare quei processi mentali per cui anziché cercare di migliorare come individui preferiamo odiare chi prova a sviluppare la propria coscienza, la propria cultura e la propria personalità.

E’ una lettura – e lo ribadisco ancora una volta – illuminante, che consiglio a tutti!

Potete acquistarlo cliccando qui. 

9 pensieri riguardo “Recensione di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury: un libro che ha previsto l’oscurantismo culturale che stiamo vivendo

  1. E’ un libro straordinario, e effettivamente Bradbury si è dimostrato davvero visionario in modo inquietante!
    Quello che mi ha colpito di più rileggendolo, però, non è stato tanto il fatto di bruciare libri (forse anche perché così declamato in copertina che per forza di cose non può sorprendere come punto di trama) quanto il discorso sull’alienazione che viene messo in scena dai personaggi secondari e di sfondo e che sfiori nel secondo punto. La musica a tutto volume, sempre, le pareti adibite a schermi tv che ti circondano, il mito della velocità con le auto che sfrecciano per le strade, tutto deve essere estremo per fare sentire qualcosa a una popolazione anestetizzata, apatica, come dici giustamente. C’è anche un discorso del capo di Montag, se non sbaglio, che esplicita questa cosa. Mi ha molto colpito perché ci ho visto tanto dell’oggi, del modo in cui viviamo l’entertainment, in modo quasi compulsivo e violento, quasi con disperazione, per non sentire i nostri pensieri.

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  2. È da quando ho visto il film di Truffaut che mi riprometto di leggere anche il libro.
    Riguardo al tuo augurio di vederlo adottato a scuola, mi sa che non accadrà quasi mai: la fantascienza sociale è comunque fantascienza e in Italia non è un genere molto apprezzato dai professori (magari col ricambio della classe docente, chissà).
    Alla fine, anche chi legge – come gli insegnanti – ha i suoi pregiudizi e in più, chi ha deciso i programmi ha una forma mentis da Borbone del 1700, quando va bene. O da uomo di Cro Magnon, quando va male 😛

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