Recensione di Kitchen di Banana Yoshimoto: una lettura breve, complessa ma irresistibile

Buongiorno, amici lettori.

Anche oggi parlerò di libri e lo farò con la recensione del romanzo d’esordio – e probabilmente anche il più famoso – di Banana Yoshimoto, ossia Kitchen.

DI COSA PARLA KITCHEN?

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Il romanzo dell’autrice giapponese affronta la tematica del lutto, portando avanti le storie di Mikage e di Yuichi.

Mikage, la protagonista, trova conforto in cucina, la sua stanza preferita. È in questa stanza della casa che lei cerca sollievo, dopo aver perso la nonna e i genitori ed essere rimasta sola al mondo, almeno fino a quando Yuichi non la invita in casa propria, dove Mikage vivrà insieme anche a Eriko, la madre di Yuichi (in realtà è il padre transessuale).

I due giovani esploreranno i sentimenti che li legano, che saranno tanto più difficili da decifrare a causa delle circostanze della loro vita, entrata a contatto troppo presto con la morte e il senso di perdita.

UN ROMANZO BREVE, COMPLESSO E IRRESISTIBILE

Kitchen è un romanzo di non facile interpretazione. La Yoshimoto esplora la psiche di due personaggi sfaccettati e complessi. Mikage e Yuichi sono giovani che hanno dovuto affrontare episodi dolorosi e vicende molto complicate che li hanno del tutto cambiati.

Vivere il senso di perdita ti cambia, affrontare ed essere costretto a fare i conti con il lutto ti cambia. Ecco, credo sia questo il fulcro di Kitchen.

La storia dei personaggi della Yoshimoto è breve, all’apparenza lineare, ma è complessa. È complessa perché i sentimenti non sono mai cosa da poco, non lo sono a maggior ragione per chi ha paura di trovarsi di nuovo a perdere una parte di sé.

Perdere le persone che si amano di più, infatti, significa sempre rinunciare a un pezzo di se stessi. E allora ci si difende, anche a costo di apparire insensibili, anche a costo di fare orecchie da mercante di fronte all’amore.

Tuttavia, l’amore in Kitchen è una conseguenza, è una sorta di inevitabile strascico di un legame voluto dal destino. Mikage e Yuichi hanno sempre avuto qualcosa in comune, sono sempre stati agli estremi di un filo. Ma solo quando anche Mikage si rende conto di quello che rappresenterebbe per lei la perdita di Yuichi, allora riesce ad avere chiarezza sulla scelta giusta da fare nella sua vita.

Prima ho usato la parola “irresistibile” e il romanzo è davvero irresistibile. Ha la linearità dei romanzi occidentali, ma tutte quelle meraviglie tipiche della letteratura giapponese.

Credo, infatti, che la letteratura giapponese abbia alcuni caratteri comuni che si riscontrano spesso e che un lettore occidentale non comprende mai fino in fondo. È come se la Yoshimoto, come altri autori nipponici, descrivesse i sentimenti in un modo così viscerale da apparire sempre, in qualche modo, bizzarro.

I sentimenti sono più protagonisti dei protagonisti stessi nelle storie orientali. Anzi, sono delle vere e proprie entità intrise di magia che dirigono i passi dei personaggi.

Nelle pagine della Yoshimoto – che ha pubblicato questo romanzo giovanissima – si leggono tutte le incertezze di una realtà frammentata e segnata da due grandi pilastri: da una parte il dolore per la perdita, dall’altro la forza e la determinazione di risorgere.

LO CONSIGLIO

Kitchen è un romanzo che consiglio a tutti, ma soprattutto a chi sta cercando di metabolizzare una perdita dolorosa. È una storia che lancia messaggi positivi e ribadisce un concetto: c’è sempre vita, c’è sempre un amore dopo il dolore.

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6 pensieri riguardo “Recensione di Kitchen di Banana Yoshimoto: una lettura breve, complessa ma irresistibile

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