Recensione di “Piccole ferite grandi rinascite” di Massimo Giusti

Da un po’ di tempo ho compreso che l’unico metodo con cui riesco a soffrire meno nel mio percorso di vita è rivolgermi alla conoscenza. Infatti, negli ultimi tempi, ho deciso di approfondire la psicologia.

E in questo percorso di approfondimento mi sono imbattuto in questo libro –  a scopo divulgativo e dunque di facile comprensione – che mi sento di consigliare a tutti coloro che vogliano approcciarsi a questa scienza così affascinante.

“Tutti gli schemi disfunzionali (…) sono attraversati da un sottile filo rosso che è la scarsa capacità di regolare le proprie emozioni. Ogni essere umano ha bisogno di farlo e sto parlando di una cosa che fanno tutti, con più o meno successo, su base quotidiana”.

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Piccole ferite grandi rinascite di Massimo Giusti è stato illuminante soprattutto per due motivi:

Innanzitutto, mi ha chiarito che esistono tre tipi psicologici di persone (a loro volte, suddivisibili in gruppi più piccoli e specifici), ossia le persone sensibili, le persone razionali e le persone egocentrate.

Ma soprattutto, ringrazio questo libro per avermi fatto capire di essere una PAS (persona altamente sensibile), ossia di appartenere a quel gruppo di persone naturalmente proiettate sui rapporti umani, che hanno una forte propensione alla cura dell’altro e ad accorgersi anche dei piccoli particolari e cambiamenti che riguardano il soggetto su cui focalizzano la loro attenzione.

È stato rassicurante rendersi conto di non essere sbagliati e che, in fondo, poco ci posso fare se sono una persona molto sensibile, a tratti espansiva, capace di comprendere i tratti anche nascosti di chi mi interessa. Poco ci posso fare per quel “troppo” che mi viene sempre contestato da tutti. La mia sensibilità, purtroppo, non ha una manopola che può riportarla a una temperatura ambiente.

“Le persone sensibili” basano la propria vita sulle relazioni e quindi per loro contano molto gli altri; se sbagliano a scegliere i propri “compagni di viaggio” possono sentirsi soli, abbandonati e sviluppare anche una forma depressiva”.

Inoltre, è un libro che fa molta chiarezza su due dinamiche sempre più diffuse nella mia generazione (e, in generale, nella società contemporanea), ovvero la dipendenza affettiva e il narcisismo patologico.

In conclusione, non posso che ribadire che questo libro offra ottimi strumenti anche ai meno preparati in materia di psicologia per affrontare la vita e per darsi delle risposte in quei casi in cui le interazioni sociali falliscono e lasciano cicatrici difficili da curare.

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