IL BULLISMO DEL GRANDE FRATELLO: UNO SPACCATO DELLA SOCIETÀ MODERNA CHE NON COMPRENDE LA DEPRESSIONE E NON CONOSCE L’EMPATIA

Da anni avevo chiuso con la televisione trash, da anni evitavo come la peste i reality italiani e le loro dinamiche basse, la loro celebrazione della mediocrità patinata.

Ieri sera, però, accortomi di un clamoroso rumore social su ciò che stava accadendo al Grande Fratello, mi sono deciso a sintonizzarmi su canale 5 per assistere a una “revisione” di quella che è una delle pagine più brutte di televisione a cui abbia mai assistito.

Per chi non sapesse di cosa parlo, un concorrente, Marco Bellavia, ha abbandonato il gioco dopo giorni e giorni in cui gli altri membri del cast lo avevano emarginato o aggredito. Marco aveva manifestato – anche in maniera espressa – di soffrire di un disagio psicologico. A dispetto di quello che sembrava un grido d’aiuto – seguito, per altro, da numerosi crolli -, gli altri concorrenti non solo non hanno pensato di supportarlo, quanto meno interessandosi a lui e alla sua storia, ma ci sono andati giù pesante, additandolo come matto che non doveva rompere le palle e andarsene via.

Il mondo social italiano si è scagliato contro i personaggi del reality, con migliaia di persone impietrite a vedere un programma in cui di fronte a una persona stesa a terra a piangere passavano indifferenti gli altri membri del cast, ignorandolo completamente.

È stata una pagina triste, spietata, crudele, ma volete sapere cosa ne penso? Che è stata una pagina assai vera della televisione. Per esperienza personale, le persone sono impreparate a gestire disagi molto meno evidenti di quelli di Marco. E, detto tra i denti, la nostra società è diventata stronza in un modo incredibile.

Se penso a quanto affermato da Bauman in un libro che ho recensito da poco o da Massimo Giusti in un altro saggio letto di recente mi viene da dire che è proprio vero che la nostra società non solo ha banalizzato il male ma continua a esaltare l’aggressività.

Credo che sia sempre più urgente soffermarsi sulla scala valoriale che si sta affermando nella nostra modernità. Dobbiamo smetterla di dire che “ci dobbiamo fare valere a ogni costo, anche scavalcando, pestando i piedi”, senza mai apprendere le regole del (con)vivere civile con le persone. Non è proprio concepibile che l’empatia sia merce rara, che la sensibilità venga vista di cattivo occhio e che le persone che soffrono di patologie mentali vengano viste solo come uno scarto da allontanare.

Io spero che tante delle persone che hanno visto quanto accaduto nel reality riflettano su quanto sia normale fare il male, su quanto statisticamente diffuso sia il non avere gli strumenti per comprendere e avere compassione del prossimo.  È una normalità che non va bene e non va accettata. Cerchiamo di aprirci agli altri, non di erigere sempre più muri, pensando che gli unici meritevoli della comprensione altrui siamo noi stessi.

4 pensieri riguardo “IL BULLISMO DEL GRANDE FRATELLO: UNO SPACCATO DELLA SOCIETÀ MODERNA CHE NON COMPRENDE LA DEPRESSIONE E NON CONOSCE L’EMPATIA

  1. Pur essendo assolutamente una rappresentazione veritiera del sentimento diffuso che esiste nei confronti dei problemi mentali, trovo vergognoso che una cosa del genere sia potuta andare in onda su un canale generalista visto da milioni di persone, che da questo momento si sentiranno ancora più legittimate nel loro atteggiamento prevaricatorio, indifferente e violento nei confronti di chi soffre.
    E’ vero che spesso siamo impreparati a gestire questi problemi, lo sono anche io e, facendo l’insegnante, mi sono trovato più volte a dover affrontare crolli emotivi e disagi psicologici dei miei studenti, ma proprio per questo la tv dovrebbe dare, in un certo senso, il buon esempio: mostrare un modo sano di gestire la malattia mentale e provare a dare un segnale di inclusione invece di continuare a perpetuare questo circolo vizioso in cui non si fa che sprofondare sempre più in basso.
    Ma mi rendo conto che probabilmente è solo utopia.

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    1. Io penso che tra virgolette serva fare analisi su un punto così basso per migliorare e non fingere che non siamo davvero così pessimi come in realtà, purtroppo, siamo.
      Non so se mi sono spiegato o se sono invece caduto in un cortocircuito logico. Ai miei tempi, comunque, anche gli insegnanti erano impreparati di fronte ai crolli e cercavano in tutti i modi di evitare di vedere i problemi e i disagi degli alunni

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      1. Io ho avuto due esperienze molto diverse, per quanto riguarda gli insegnanti: quelli delle medie ci hanno portati tutti in burn-out (c’era ci non dormiva più, chi perdeva sangue dal naso, chi aveva attacchi di tachicardia, io ero pieno di tic nervosi) e oltre a non fare nulla per rimediare ci prendevano in giro, mentre quelli delle superiori mi hanno letteralmente salvato la vita, si sono accorti subito delle cicatrici che io e le due ragazze che erano con me alle medie ci portavamo dietro e hanno fatto di tutto per rimettere insieme i pezzi. Oggi non siamo psicologi, chiaramente, non abbiamo gli strumenti per “curare” questi problemi, però cerchiamo di agire il più tempestivamente possibile e nel modo migliore che conosciamo.

        Io sono dell’idea che spesso la tv ci dipinga peggio di quanto siamo per parlare al nostro lato più animalesco e istintivo con il rischio, in questo modo, di alimentarlo e legittimarlo. Però proprio per questo servirebbero molti più modelli positivi di quanti ne siano offerti; è lo stesso motivo per cui sono contrario al detto “la beneficienza, il bene, si fa in silenzio”. Se ci fossero molti più modelli positivi forse, piano piano, le cose cambierebbero in meglio.

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  2. Purtroppo ci sono molte persone “normali”, nel senso di non Vip, che si comportano così. Non a quei livelli perché per fortuna li incontri in ufficio od in comitiva e poi ognuno torna a casa sua, ma spesso mi è capitato di avere a che fare con persone che al primo accenno di sfogo roteano gli occhi e/o sbuffano. Una mia ex collega una volta l’ha proprio detto ad alta voce che non voleva intorno persone che potessero offuscare il suo umore e più volte ha stoppato un’altra collega che si stava sfogando, una volta persino quando non parlava direttamente con lei, perché la infastidiva.
    Siamo una società estremamente egoista che si interessa al prossimo solo per averne un guadagno. Tipo poter dire di stare messi meglio e simili.
    Mchan
    Ps: tra l’altro ultimamente gira la pubblicità dello psicologo online che ha lo stesso concetto: una ragazza che parla con un’amica della sua relazione e questa la guarda infastidita per poi far vedere che è meglio parlare con uno bravo (come se gli specialisti bravi si “vendessero” online)

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