Più cerchi e meno trovi: la banale retorica psicologica dei social. Non puoi controllare la ricerca di un partner

Siamo onesti: c’è qualcosa di più inascoltabile della retorica psicologica che popola i social?

Ormai, anche in discorsi che non c’entrano nulla (o molto poco) – ad esempio, quando si parla di amor proprio o di solitudine o di sensibilità – mi sento ripetere quei motti che non servono a niente. Frasi come “più cerchi e meno trovi”, “quando smetterai di cercare, l’amore arriverà” (che, vojo dì, mi sembra di rievocare la Berti filosofa di Finché la barca va) e “quando ti amerai davvero, allora troverai qualcuno che ti amerà”.

RETORICA DEL CONTROLLO

Ve lo dico. Per me, stiamo solo cercando di trasformare l’umanità in una banda di maniaci del controllo. Continuare a ripetere queste frasi motivazionali, trite e ritrite, senza contestualizzarle, senza argomentarle e senza operare differenziazioni per tipi psicologici e per tipi di persone non solo è inutile, ma è controproducente.

Ripetere queste frasi si traduce in un rassicurante “hai tu il controllo: quando farai questo, allora ciò che desideri arriverà”. Onestamente, non ha senso. E poi, una persona che non cerca l’amore, magari (non dico sempre) è una persona che, in quel momento della sua vita, non è aperta alle relazioni. Perché l’amore dovrebbe presentarsi alla sua porta? Proprio nel momento in cui non lo cerca…

E, allo stesso tempo, qual è il principio empirico o statistico per cui, se ami te stesso e se non cerchi l’amore, allora l’amore arriva? Non esiste. Non si può nemmeno parlare di legge dell’attrazione perché se non stai cercando qualcosa, di certo non la stai attirando a te. E, dunque, stiamo dicendo a una persona che ha il controllo su qualcosa che non dipende da lei (la materializzazione della persona adatta che si innamora di lei) e che per controllare la situazione deve semplicemente smettere di pensare a ciò che desidera.

Vi rendete conto di quanto sia assolutamente folle?

NON ABBIAMO IL CONTROLLO SULL’AMORE

Io vorrei approfittare di questo post per dire essenzialmente due cose:

  • Non abbiamo il controllo. Trovare l’amore non dipende da noi perché ci sono troppi fattori. Se vogliamo controllare il nostro rapporto con la relazionalità, comunque, di certo l’inerzia non è la strada giusta (anche se è tremendamente rassicurante dire che non fare niente ti avvicina a ciò che più desideri). Una persona più aperta, che esce di più, che conosce più gente ha statisticamente più probabilità di trovarne una che sia dell’età giusta, con un carattere compatibile, del giusto aspetto fisico di quella che potrebbe desiderare. Ma, comunque, l’amore resta una combinazione imponderabile e, come sostenuto dagli psicologi, l’amore nasce dall’incontro fortuito. Dunque, non è desiderando o non desiderando l’amore, che si controlla il caso.
  • Bisogna lavorare su se stessi a prescindere. Credo che ormai si stia facendo una battaglia contro le persone che soffrono la solitudine, che non gridano al mondo quanto sia bello essere single e non avere una vita sentimentale. E si dice loro che è proprio perché non sono felici della loro solitudine che non trovano qualcuno. Si parte, insomma, da una critica gratuita (un modo sbagliato) per fare passare un messaggio giusto.

Bisogna lavorare su se stessi e sullo stare bene da soli. Ma stare bene con se stessi automaticamente non ci rende più facile incontrare la persona giusta, e viceversa. La letteratura è piena di storie di persone a terra, annientate dalla vita, amate alla follia. Così come esistono persone di successo che hanno difficoltà a trovare l’amore e a essere amate seriamente da qualcuno.

L’amore – e non smetterò mai di dirlo – NON segue logiche meritocratiche. Non importa a che punto tu sia arrivato del tuo percorso di vita, non importa quanto tu sia realizzato. Non importa nemmeno se sei un tipo di persona che immagina la propria felicità al fianco di qualcuno o no. L’amore non dipende da questo. Ci sono molteplici fattori che si combinano e che sono difficilmente controllabili. Smettiamola di banalizzare tutto e di fare sentire in colpa le persone che si sentono sole. La solitudine è una condizione umana che non va presa sottogamba e che non può essere ridicolizzata da motti da psicologia social.

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