Analisi in 5 punti della prima stagione di House of the Dragon: cosa ha funzionato e cosa no?

“Aegon chiamò il suo sogno… La canzone del ghiaccio e del fuoco”

Eccoci qui, amici. Torniamo a parlare di una serie che – ammettiamolo – ci ha soddisfatti fino in fondo. È proprio difficile scovare critiche a questa prima stagione della serie prequel di Game of Thrones.

In questo articolo faremo un’analisi in punti dell’intera stagione, in maniera non dissimile da quanto ho già fatto per Rings of Power.

Ecco quello che ha funzionato e non ha funzionato in House of the Dragon:

TOP – LA SCENEGGIATURA

Io credo che il vero pregio di questa serie sia la sceneggiatura. Se non consideriamo le scene d’azione (che hanno caratterizzato mento della metà delle puntate), House of the Dragon è una lunga pièce teatrale.

I personaggi parlano, parlano moltissimo. Ed è merito tanto degli scrittori quanto degli interpreti, se una serie fantasy incentrata sui giochi di potere risulta così accattivante, senza il bisogno di puntare sulle battaglie e sulle creature fantastiche.

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TOP – IL VISERYS DI PADDY CONSIDINE

Penso che un punto specifico di quest’analisi vada riservato a un personaggio in particolare e al suo magnifico interprete. Viserys e il suo percorso – la decadenza di un re pacifico, incapace di fermare un disastro che egli stesso contribuisce a creare – sono il filo rosso che lega le prime otto puntate della stagione.

Le emozioni, i valori e le esitazioni di un personaggio afflitto da una malattia oscura sono perfettamente portate in scena da Considine, che ruba la scena agli altri – pur bravissimi – colleghi.

SEMIFLOP – LA CGI

Credo che per realizzare visivamente alla perfezione una serie come House of the Dragon servirebbero milioni su milioni di dollari. Malgrado l’alto budget, i draghi e le scene create con la CGI non sono (almeno non sempre) di livello pari agli altri aspetti di questo show.

Il confronto con la qualità visiva di Anelli del Potere è impietoso, sebbene sia, a mio avviso, l’unico elemento in cui la serie Prime Video è superiore a quella HBO.

Attenzione, comunque, non è una brutta CGI. Diciamo che non è eccelsa e che ci ricorda che, malgrado i notevoli investimenti e la regia cinematografica, stiamo vedendo un prodotto televisivo e non un colossal planetario.

TOP – LA SCENA FINALE

Mi sento di dare uno spazio notevole anche alla scena finale dell’ultimo episodio. L’espressione di Emma D’Arcy che deve incarnare una regina pronta alla guerra che ha appena scoperto dell’omicidio del figlio mi ha lasciato senza fiato. Era difficilissimo bilanciare l’impeto della guerra e il dolore drammatico in una sola espressione. La D’Arcy ci è riuscita e ha regalato un fotogramma ICONICO a suggello di una prima stagione in cui, a mio dire, ha funzionato davvero tutto.

TOP – LA TRASPOSIZIONE DELLA TRAMA

Portare sullo schermo gli anni che precedono la Danza dei Draghi non era certamente semplice. Sono pochissime, alla fine, le pagine che Martin dedica a questo frammento della storia dei Targaryen. Ci sono tantissimi eventi e poco contorno. Agli showrunners non restava altro che ricostruirli, aggiungere, dare profondità e ci sono riusciti alla perfezione, rendendo il prodotto televisivo molto più tridimensionale e accattivante di quello letterario.

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