Il tramonto delle imperatrici: come le nuove generazioni hanno cambiato Miranda Priestly ed Emily Gilmore

Miranda Priestly ed Emily Gilmore: due facce della stessa medaglia. Questo è uno dei tanti pensieri che mi ha suscitato la visione di “Il diavolo veste Prada 2”. Il personaggio interpretato da Meryl Streep è un gigante nel momento finale, quello in cui realizza di non appartenere più al mondo che ha contribuito a plasmare. Come Emily, Miranda apre gli occhi su alcuni aspetti che ha sottovalutato: l’importanza di dare valore a chi si è preso cura di lei, nel caso specifico Nigel. In un contesto che strepita, lei ha dato per scontato chi ha offerto tutto senza ricevere nulla, chi è rimasto diligentemente al proprio posto. Un cambiamento simile accade a Emily che, in prima battuta, smette di licenziare a ripetizione il personale domestico e si affeziona a Berta; in secondo luogo, impara a basare il rapporto con la figlia sull’affetto familiare e non sulle regole e le aspettative che vorrebbe vedere rispettate da Lorelai.

Boomers “risvegliati” dalle generazioni successive

Tecnicamente Emily è una rappresentante della Silent Generation (ma solo per pochi anni), mentre Miranda è una Baby Boomer della prima ora. Come età sono parecchio vicine; a variare, però, è l’elemento di rottura. In Gilmore Girls è il rapporto con la generazione immediatamente successiva (la Generazione X) a rompere l’equilibrio, a costringere Emily a guardare a una realtà nel frattempo mutata, con il conseguente decadimento del codice comportamentale a lei caro. Nel caso di Miranda la caduta è più dolorosa, perché la frattura viene stimolata da Andy (una Millennial) e da un panorama professionale che segue regole di comunicazione orientate ad assecondare i gusti dei giovanissimi (la Generazione Z).

Il tramonto come narrazione malinconica

Nonostante Emily abbia sempre avuto dei tratti da antagonista (anche se a fin di bene) e Miranda abbia incarnato il ruolo del capo diabolico per antonomasia, la loro parabola è raccontata in modo amaro, nostalgico. Non possiamo fare altro che provare empatia per loro. Emily è ferita, ha perso il marito ed è costretta a una ricerca di senso che ha più a che fare con la necessità che con una progressiva presa di coscienza. Lo shock della perdita risveglia, e il desiderio di non sprecare altro tempo e altro amore per divergenze di vedute fa il resto. Nel caso di Miranda, a crollare non è solo lei, ma l’intero universo che rappresenta. La moda non è più un’arte, non ha più bisogno di palcoscenici, lustrini, approfondimenti e attenzione al dettaglio: richiede immediatezza e viralità. In un’epoca che non conosce sforzo, non si riconosce nemmeno l’impegno di chi rinuncia a tutto pur di essere perfetto, pur di sfiorare l’arte con la propria creatività.

La società moderna è spietata

Se i due personaggi sono vicini, la più grande discontinuità la si riscontra nella rappresentazione del ruolo delle nuove generazioni all’interno del cambiamento socio-culturale. In Gilmore Girls, il nucleo narrativo è la famiglia; continua a essere una storia intima. Emily cambia a causa e in funzione della dimensione ristretta che frequenta (i domestici, la figlia e la nipote). Le generazioni più recenti sono lo stimolo intellettuale per dare valore a ciò che conta davvero, per assecondare i reali desideri dell’individuo a discapito delle norme sociali e di un conformismo ormai stantio in una società individualista. Nel Diavolo veste Prada 2, invece, le nuove generazioni vengono presentate al pubblico come consumatori famelici che non danno peso al valore, ma solo a ciò che solletica la propria curiosità. Non c’è più spazio per il contenuto, l’immagine è tutto. La moda e la scrittura, cardini della rivista, sono superate. La società non ha più bisogno di guide, di crescita o di menti critiche: esige velocità e intrattenimento spicciolo, per il quale, paradossalmente, si richiede ancora più impegno a chi crea. L’enigma della viralità rimane sconosciuto non solo a Miranda, ma anche ad Andy, che pure appartiene ai Millennials.

Il rapporto con le “eredi”

Entrambe le storie mostrano anche un passaggio di consegne. Emily accetta la decisione di Lorelai di realizzarsi nel lavoro, accantonando l’idea che, in una coppia, debba essere solo l’uomo a cercare la crescita professionale o imprenditoriale. Miranda, d’altra parte, accetta di dare spazio ad Andy perché vi scorge un elemento di continuità. Quest’ultima non vuole distruggere gli idoli e far crollare la grandezza del passato, ma trovare un modo per far comunicare ciò che è venuto prima con ciò che ha seguito. La incoraggia a sfruttare la propria immagine per emergere, forse perché ha compreso che Andy merita davvero quella spinta. È un modo contorto ma evidente attraverso cui una persona ormai al tramonto riesce a esprimere riconoscenza.

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