Anche in questo giugno continuo la tradizione dei Wrap Up mensili.
Ecco le mie letture di questo mese:
Numi confortevoli di Caterina Lazzarini
Forse è vero che le raccolte di racconti sono passate di moda, ma questa spacca di brutto. Cinque racconti che intrecciano mito, classicità e modernità. Il sapere classico diventa chiave interpretativa del presente in racconti che propongono uno stile scorrevole, ricercato e per nulla pesante. La penna di Lazzarini è unica, originale, levigata. Una bellissima sorpresa questa lettura. Per certi versi, la mitologia diventa weird contemporaneo e si offre a un pubblico inedito.
Valutazione: 5 su 5
FATTACCI TRUE CRIME – Raccolta antologica a cura di Stefano Valbonesi & Alessio Valsecchi
Non lo dico perché c’è anche un mio racconto all’interno, ma la raccolta si fa leggere. È piacevolissima per chi ama il true crime. La maggior parte dei testi è più ricostruzione giornalistica fedele che fiction, ma in ogni caso c’è sempre una struttura narrativa portante. L’ho letto senza sosta, con gli occhi incollati alle pagine.
Valutazione: 4.5 su 5
Il veleno in corpo di Alessia Incampo
Romanzo che porta sulla scena un personaggio sgradevole, narcisista, violento. Per Emanuele tutto è recita, la narrazione deve essere controllata. Anche il male che viene somministrato alla compagna di cui non può fare a meno è aspetto del suo culto della personalità.
Il veleno in corpo esce fuori dalla dicotomia: oscurare i punti oscuri della società e di chi la popola oppure romanticizzare i comportamenti abusanti e le oscurità. Porta sulla scena il male squallido e tremendo nella sua continuazione perdurante, stimolando il lettore. Lo stile, poi, è eccezionale. Libro che si divora.
Valutazione: 5 su 5
Generations: The Real Differences Between Gen Z, Millennials, Gen X, Boomers, and Silents―and What They Mean for The Future di Jean Twenge
Questo saggio mi ha riempito di informazioni e mi ha fatto innamorare della sociologia. Davvero un testo imperdibile, che non solo chiarisce le peculiarità delle generazioni, ma indaga su cause e conseguenze, tenendo conto anche di quello che potrebbe accadere nel futuro.
Valutazione: 5 su 5
Have I Told You This Already?: Stories I Don’t Want to Forget to Remember – di Lauren Graham
Io un po’ invidio Lauren Graham che riesce a farsi pubblicare un insieme di piccoli aneddoti, spesso senza capo né coda. Al contrario di Talking as fast as I can per questo avevo minori aspettative e quindi non sono rimasto deluso. Diciamo che da quel libro mi aspettavo che lei si raccontasse a cuore aperto e non lo ha fatto; questo libro era chiaro che non avrebbe rimediato a quella mancanza. Alcune storie non sono male, ci regala soprattutto qualche inside sulla vita hollywoodiana (gli orari di ingresso al party di Vanity Fair, Nicole Kidman che prenota una truccatrice per un intero anno, la necessità per i late show di aver ospiti di sesso diverso e fama diversa). È molto vivace nella scrittura Lauren, ma non c’è mai una vera fragilità sulle pagine. Interessanti i riferimenti al fisico e alla pressione sulle donne nel mondo dello spettacolo.
Valutazione: 3.5 su 5
Gli archetipi dell’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung
Lezioni dello psicoanalista, filosofo e pensatore svizzero. Mi incuriosiva approfondire la materia degli archetipi, ma ammetto di aver trovato immensamente ostica la lettura. Freud è molto più masticabile per me, ma Jung dovrò riaffrontarlo, magari con un supporto ermeneutico. Non riesco a darne una valutazione obiettiva. Lo stile è poliforme, tanti sono i riferimenti a precedenti scritti.
Cercando l’ombrello giallo di Riccardo Marziali
Saggio sulla serie How I met your mother. Ammetto che il finale mi ha entusiasmato sul serio. Non sono un fan dei saggi che ripercorrono tanto le trame dello show o dei film di cui trattano, ma si vede che c’era una fortissima passione dietro il lavoro portato avanti dall’autore. Alla fine, le chicche su quello che è successo dopo, la percezione del pubblico, la personalità degli attori e gli spinoff è stata un’ottima chiusura.
Valutazione: 4 su 5
Il bell’antonio di Vitaliano Brancati
Letto questo classico del Novecento su esasperazione del mio genitore. Il romanzo ha un nucleo di trama che è anche interessante. La storia di Antonio e la reazione del padre Alfio sono davvero meritevoli di attenzione. Però, mi è sembrato un libro disomogeneo, con pezzi attaccati malamente alla storia centrale. La parte politica e la critica sociale diventano spesso didascalie giustapposte e, devo dirlo, non ho capito perché dovrei considerarla un’opera straordinaria.
Valutazione: 3 su 5
Cose che non esistono di Andrea Berneschi
Quando la nostalgia per gli anni Novanta incontra la critica sociale e l’immaginario fantastico ecco che nasce un’opera come Cose che non esistono di Andrea Berneschi.
Cose che non esistono è una raccolta di genere weird e horror che non lascia indifferenti. Non è uno di quei libri che si impone con prepotenza e ti mette in subbuglio le budella. Berneschi ti offre la mano, è un viaggio confortevole. Entri nelle storie senza renderti conto di tutti gli aspetti fuori posto, dei ticchettii che perdono sincronicità. Pagina dopo pagina capisci che l’orrore, l’ambiguo, il punto in cui bisogna guardare non sono i canini dei lupi mannari, ma la ragione per cui tutti sono lupi mannari.
Ci sono svariate tematiche in questa raccolta che meriterebbero lunghi approfondimenti. Ne evidenzio tre, quelle che hanno risuonato di più con la mia sensibilità intellettuale:
- Il valore dell’ascolto: Mi ha particolarmente colpito un racconto in cui si porta alle estreme conseguenze il valore dell’ascolto: in una società in cui nessuno è mai davvero presente e disposto all’ascolto dell’altro, ascoltare diventa potere. Trovare qualcuno che ci ascolti veramente può farci mettere in discussione tutto, proprio perché è una rarità sconvolgente.
- La vampirizzazione estetica: Forse meno originale ma parimenti vincente è la vampirizzazione estetica, protagonista di un’altra delle sue storie. In un mondo che non accetta il decadimento e l’invecchiamento, si è davvero disposti a perdere sé stessi pur di rimanere giovani e forti per tutta la vita. L’estetica delle palestre diventa orrore fin troppo familiare.
- Il sesso come droga: Una narrazione iperbolica che deve essere tramandata da tutti. Il sesso stesso diventa momento di autocoscienza. In una vita frenetica e asfissiante (leit motiv di tutta la raccolta), pare che il sesso sia l’unico approdo felice alle nostre giornate; ma quando non è così? Diventa disorientante il momento in cui il sesso non offre una soddisfazione adeguata alle aspettative e non assume le sembianze di farmaco alle rotture esistenziali.
Berneschi è dissacrante, versatile: punge con leggerezza e sconvolge in maniera intellettuale. Il weird di Berneschi non è immediato. In una cornice narrativa rassicurante porta il lettore nella condizione di trovare “weird” ciò che è normale, comune. Le smagliature della modernità sono le protagoniste di una raccolta che ho davvero apprezzato.
Valutazione: 5 su 5
