CHARACTER IN THE MIRROR: ANNALISE KEATING – HOW TO GET AWAY WITH MURDER

Ho parlato solo pochi giorni fa di questo thriller sexy che tanto apprezzo e mi sono ripromesso di approfondire meglio le storie e scendere più nei particolari. E quale modo migliore di farlo che analizzando il personaggio più esemplificativo e carismatico della serie? Chi credeva mi riferissi a qualcuno dei “cuccioli” di Annalise si sbaglia di grosso. E’ proprio Annalise, a mio modo di vedere, il pezzo grosso e uno dei motivi principali (se non il motivo) per cui seguire la serie.

Ho parlato tante volte di bellezza e di talento per fare apprezzamenti sul lavoro di alcuni attori, ma qui più che di bellezza e di talento ci voleva carattere. Carattere per interpretare e dare vita a quel bellissimo disastro che è Annalise Keating. Carattere che non manca a Viola Davis, la quale dimostra altresì una versatilità incredibile, nell’incarnare ogni aspetto di un personaggio complicato, capace di trasformarsi da bestia feroce a donna fragile sull’orlo di una crisi di nervi.

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Ho già detto due parole significative per riassumere tutto quello che Annalise Keating è e rappresenta per la serie: bellissimo disastro. Esatto. Perché Annalise, la professoressa e spietata penalista di Philadelphia, è davvero un mostro pieno di ambivalenze. Capace di mentire, di essere senza scrupoli, di fare ogni cosa pur di arrivare al suo obiettivo. Ma d’altro canto la sua forza è anche una grande arma per difendere le persone che le ruotano intorno. E, allo stesso tempo, sempre più spesso la regia ci mostra come dietro a questo aspetto duro e quasi ferino si nasconda una donna piena di debolezze. Debolezze che probabilmente sono la ragione che l’hanno trasformata in questa fiera da tribunale, pronta a sbranare ogni singolo rivale o oppositore.

L’approfondimento alla sua storia ci fa capire come Annalise è diventata quello che è, dov’è nata la sua durezza e la sua ferocia. E’ nata con una deflagrante tragedia che ha fatto implodere il suo matrimonio e la sua vita, ovvero la perdita del suo bambino (per via di un incidente causato dal suo assistente Frank). Quella perdita, opera di una trama ordita per metterla fuori causa in un caso estremamente scomodo, ha reso il lead-character della serie un personaggio davvero controverso, problematico, ma allo stesso tempo rabbioso e determinato. Il percorso iniziato da quel doloroso momento l’ha portata a cadere sempre più in basso e ormai, agli occhi dei fans, non resta che speculare attorno a una sua possibile redenzione.

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E la serie di eventi che viene narrata in How to get away with murder prende avvio proprio da un’azione che Annalise compie per sentirsi una persona migliore. Ammette al suo corso Wes Gibbins, figlio di una teste fondamentale in un caso di molti anni prima, caso che si rivelerà fulcro delle storie dello show, che si intrecceranno attorno alla morte della madre di Wes e allo strano rapporto che si instaura tra lo stesso Wes e Annalise, disposta a tutto pur di proteggerlo, forse per rimediare alle spietatezze del suo personale passato.

Annalise manifesta la sua complessità anche nella sua vita sentimentale, che sembra quasi un ritaglio, un conforto, in una vita frenetica e sempre rischiosa, che non sembra permetterle nemmeno un attimo per riordinare le idee e fare luce sui suoi sentimenti più profondi. Reduce da un matrimonio fallimentare (e il termine qui è un eufemismo), rivolge le sue attenzioni sul mastodontico poliziotto Nate (dopo averlo usato come capro espiatorio per difendere proprio Wes), salvo poi scaricarlo per la propria incapacità di gestire una relazione romantica in modo convenzionale e, soprattutto, a causa del rifiuto di accettare un aiuto a rimettersi in piedi nei momenti più delicati. Ma Nate non è l’unica persona ad attrarla, dato che risulta sempre controverso il rapporto con la legale Eve, con la quale aveva avuto prima del matrimonio una relazione sentimentale che la aveva portata a interrogarsi sulle sue preferenze sessuali.

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Ma ciò che risulta in maniera lampante dall’analisi di Annalise Keating è il fatto che, in lei, si vede molto più della crudeltà, tacciata dai suoi tirocinanti; e tutti noi non vediamo l’ora di scoprire se Annalise riuscirà a diventare davvero una “good person” (leit-motiv delle prime puntate della terza stagione).

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