RECENSIONE DELLA SECONDA STAGIONE DI DAREDEVIL: WHERE YOU GOT YOUR SCARS?

La prima stagione di Daredevil aveva davvero impressionato il pubblico, regalando ai fans (della serie a fumetti e non) uno show leggero, ma al contempo maturo e divertente. Tante erano le peculiarità di uno show, che ci intrigava più di quanto avessero fatto precedenti serie tv su personaggi (che potremmo definire “cadetti”) del mondo Marvel.

Durante la prima stagione avevamo sicuramente apprezzato il ritmo della serie TV, ma anche la logica consequenzialità degli eventi in una serie che ti teneva col fiato sospeso, senza mai forzare le storie, senza creare vuoti di ragionevolezza. Un’atmosfera fittizia in cui il telespettatore si era calato con grande naturalezza.

E nella seconda stagione che cos’è successo? Quali sono le impressioni sulla seconda serie di Daredevil?

Una svolta si è avuta nella trama della storia, che si è fatta molto più complessa, costringendo lo spettatore ad abbandonare quella zona di comfort in cui si era calato. C’è molto di più di un percorso di accettazione di Matt Murdock come vigilante di Hell’s Kitchen, c’è di più di un approfondimento psicologico sui personaggi secondari come Karen Page. Succede davvero di tutto in questa seconda stagione, con l’introduzione nella serie di The Punisher e di Elektra. Due personaggi grintosi, pronti a tutto, con cui il protagonista deve trovare il modo di confrontarsi.

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Punisher porta una scarica di adrenalina in una serie, che in qualche modo doveva fornire delle buone ragioni ai fans per continuare ad essere seguita con interesse. Ma, dietro al personaggio del nuovo sfrenato vigilante di Hell’s Kitchen, c’è molto di più di un soldato tutto muscoli. C’è un uomo con una psicologia interessante, che affascina Karen Page, facendole mostrare ancora una volta il suo lato da crocerossina pronta ad affrontare un caso disperato dopo l’altro (come se non fosse sufficiente il pessimo coinvolgimento romantico con Matt durante il corso della serie). La storia che si cela dietro a The Punisher e al perché è diventato ciò che è risulta uno dei principali filoni narrativi della prima parte della serie, garantendo una notevole attenzione sul personaggio di Frank Castle (The Punisher per l’appunto), che sembra a tutti gli effetti una valida aggiunta al cast.

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Parallelamente sia Matt Murdock che il suo alter-ego assumono tratti più oscuri, complessi. Daredevil si manifesta in tutta la sua ambivalenza e nella sua incapacità di proteggere davvero le persone a cui tiene, come Karen e la stessa Claire (il cui coinvolgimento comunque è assai marginale nella stagione che stiamo analizzando). E le sue ambivalenza emergono forti nel momento in cui impatta Elektra, che si rivela un vero ciclone. Elektra conosce ogni aspetto di Matt e di Daredevil e questo porta il loro rapporto ad essere tanto differente da quello che Matt ha instaurato con Karen.

Karen Page è sicuramente una pedina fondamentale nella seconda stagione, essendosi trasformata da timida segretaria a personaggio più complesso e meno intimorito, capace di imbarcarsi in indagini pericolose. Finalmente viene attribuito un vero e proprio carattere alla bionda, che nella prima stagione era rimasta nella mente dei fans come una presenza insipida quanto scarsamente rilevante. La sua evoluzione è chiaramente uno dei punti su cui gli showrunner hanno più puntato, riuscendo a trasformarla in un personaggio effettivamente utile per lo sviluppo delle storie.

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Il leit-motiv della seconda stagione – come anticipato dal titolo – sono le cicatrici. Le cicatrici che tutti questi eroi o presunti tali si sono procurati nelle loro lotte, nella loro guerra infinita contro le forze del male. Sembra che la criminalità sia destinata a non essere sconfitta nel quartiere presidiato da Daredevil e sembra che le cicatrici aumenteranno fino al momento in cui questa guerra non avrà una fine.

Lo show fila via leggero, come lo era stato nella prima stagione, e potrebbe essere visto persino tutto d’un fiato, nel corso di pochi giorni. Ci regala tante svolte e tanti momenti di pura azione. Ciò non significa, però, che la serie sia priva di difetti. Infatti ho trovato questa seconda stagione a tratti un po’ “eccessiva”, specialmente nella parte in cui si rivela l’identità di Black Sky. Si cerca di sorprendere a tutti i costi lo spettatore, anche a costo di mandare in scena alcune situazioni ed eventi poco credibili. Sono poco chiari i poteri o la magia a cui ricorra l’associazione criminale che prova a rapire Elektra. E questo mistero connesso a un season finale pieno di troppi ribaltamenti e svolte (al punto da risultare estremamente forzati) sono forse la cosa che meno convince di questa seconda stagione di Daredevil.

Ciononostante, Daredevil continua ad essere una serie ben realizzata, che non scontenta gli appassionati di show d’azione e sono alte le aspettative per una terza stagione (in arrivo in estate), nella quale mi aspetto una significativa evoluzione dei personaggi di Elektra e un ritorno in grande stile di Wilson Fisk, pronto una volta per tutte ad affrontare sia Matt che Daredevil.

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