Recensione di “La Bella e La Bestia” (2017): le luci della magia illuminano una storia amatissima

La Bella e La Bestia è il quinto remake live action della Disney ed è probabilmente quello che più di tutti ha incuriosito e creato aspettativa nel pubblico. Sin da quando, nel lontano 2009, la Disney aveva messo in cantiere l’idea, si erano susseguite speculazioni e indizi, sintomo di una crescente curiosità. Più progetti sono stati messi da parte, prima di arrivare a quello definitivo, che riporta un titolo omonimo al musical d’animazione del 1991.

L’adattamento, in live action – come piace sempre dire ultimamente -, è stato scritto da Evan Spiliotopoulos e da Stephen Chbosky (che ricordiamo essere il regista di “Noi siamo infinito) e ha visto come star principali Emma Watson (Belle), Luke Evans (Gaston), Dan Stevens (la Bestia). La produzione è stata di certo costosa e non si è risparmiato né negli effetti speciali né nel cast, se si pensa al fatto che nel film sono apparse stelle del calibro di Ian McKellen e Stanley Tucci.

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E forse la sfarzosità nella produzione di un tale film è la prima cosa che balza agli occhi. Si voleva riportare sul grande schermo quel mondo magico e luminoso di una Francia settecentesca, dove ancora si potevano vedere i lustrini e l’eleganza di grandi castelli e di abiti meravigliosi. E la ricostruzione di queste immagini, grazie ad effetti speciali e a un ottimo lavoro di ricostruzione digitale (di cui la scena della “creazione” dell’abito di Belle è il simbolo più lampante) hanno creato un mondo incredibilmente bello da vedere.

Avevamo visto come un leit-motiv dei precedenti remake fosse stato creare un’atmosfera – per certi versi – gotica e più oscura rispetto ai film d’animazione, cosa che, invece, in La Bella e La Bestia sembra essere venuta meno. La fotografia magari ritrae con una certa sfrontatezza l’oscurità del castello, quando non è illuminato, e le notti desolate nel giardino e nei boschi che circondano la fortezza della Bestia, ma, al di là di ciò, non si può certo parlare di un’atmosfera oscura e tenebrosa.

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Proprio a tal riguardo potremmo anche analizzare un altro aspetto del film, ovvero la trama, che in larga parte rimane fedelissima al film d’animazione del 1991, ma che non risparmia alcune deviazioni e alcuni inserimenti, che rendono la storia ancora più “fantastica e fantasiosa”. Lo spazio dato alla maga e il viaggio a Parigi per scoprire le ragioni dell’abbandono della madre di Belle aggiungono più dettagli a una storia che conoscevamo a memoria, e ci permettono di uscire dalla sala con più pensieri e più riflessioni di quelli che ci aveva suscitato il capolavoro d’animazione. La Bella e La Bestia, nel suo essere tradizionale, fedele all’originale, e, soprattutto molto “cantato”, però non fa mai quel passo avanti verso un nuovo genere, verso una maturità più sfrontata e disinvolta. La storia, il mondo e l’atmosfera restano prettamente fiabesche. E, questo consolidarsi di un mondo fatato e brillante, per certi versi è un pregio e una scelta meditata, per altri è un limite.

Vi erano molte tematiche, che potremmo persino definire sociali, che potevano accendere un nuovo fuoco nel film e dare un nuovo aspetto alla storia che già conoscevamo ed amavamo. Non trascurerei, infatti, né l’aspetto “femminista” del personaggio di Belle, la quale vuole emarginarsi in un contesto in cui tutti le tarpano le ali, né il fatto che si sia voluto strizzare l’occhio alla multirazzialità e alle tematiche di genere, in generale, con l’inserimento di un personaggio apertamente gay. Specialmente la psicologia di Belle e la sua lotta per affermarsi e trovare un’identità indipendente dal contesto e dalle radici dovevano essere, a mio modo di vedere, maggiormente enfatizzate, anche a discapito dell’amore che nasce in lei per la Bestia. Questo avrebbe potuto davvero dare un nuovo volto a questa fiaba.

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Ciò non toglie che comunque il film ci abbia davvero riempito gli occhi con i suoi colori, le sue danze e i suoi colpi di scena. La Bella e La Bestia è riuscito nell’intento di farci tornare bambini e al contempo in quello di stimolare la nostra curiosità e il nostro affetto per dei personaggi che conoscevamo già da tempo, garantendo uno spettacolo in cui le luci della magia hanno nuovamente illuminato un racconto che continueremo ad amare per sempre.

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