EUROVISION 2017: RISULTATI INCOMPRENSIBILI E GRANDI DELUSIONI

Anche se in ritardo, arrivo a parlarne anche io. In quel di Roma, tra l’altro particolarmente torrida in questo periodo, non smarrisco la mia curiosità relativa ad uno degli eventi che più aspetto nel corso dell’anno. Sì, parlo dell’Eurovision Song Contest, quel festival di musica che tutti i conduttori italiani etichettano con la solita frase di circostanza “perché lo abbiamo riscoperto…” ogni anno. Come se ce ne scordassimo sempre. In realtà c’è chi lo segue da prima che la Rai si sforzasse di renderlo apprezzato al grande pubblico, che ha risposto con entusiasmo, comunque, agli stimoli della emittente di Stato. E l’Eurovision quest’anno poteva fare il grande salto di qualità nel nostro paese, con una vittoria che è rimasta scontata per mesi e mesi fino alla sera della finale, quando le quote di Gabbani sono schizzate verso l’alto ed è diventato all’improvviso grande Sfavorito.

UKRAINE-MUSIC-EUROVISION-SONG-CONTEST

Mi chiedo ancora come sia possibile passare da una quota di 1.70 (con il secondo cantante quotato a 6.00) alla sesta posizione finale, con metà delle nazioni europee che non hanno dato nemmeno un punto a Gabbani (più apprezzato dalla giuria popolare ma senza quel plebiscito che ci si attendeva).
Avevo fame. Fame di leggere articoli al vetriolo o dichiarazioni di Gabbani, che si è, invece, limitato ad un “qui altro che Kiev” da Fazio, il quale ha del tutto evitato l’argomento “sconfitta sorprendente”.
C’è bisogno di chiarezza. Non è comprensibile come un successo, anche a livello europeo, favorito dai bookmakers, vincitore del premio Sala Stampa, in vetta alle canzoni partecipanti come visualizzazioni su Youtube, sia finito addirittura sesto. E la cosa scioccante è proprio quella… Il ruolo di favorito all’Eurovision, infatti, gioca spesso brutti scherzi, dal momento che una canzone che diventa popolare nella settimana del festival sembra avere sempre qualcosa in più in termini di coinvolgimento emotivo della canzone favorita da mesi, che tutti hanno già sentito. Ma finire addirittura sesti è un risultato al di là di ogni logica.
La giuria di qualità è andata giù pesante con Gabbani, come e forse di più di quanto aveva fatto con Il Volo, come se ci fosse una vera e propria regola. Cara Italia, non aspettatevi mai voti dall’Est Europa o dal Nord Europa. San Marino? No, grazie. Noi preferiamo non votare Italia. Ci distinguiamo dagli altri stati, che fanno sempre comunella con il più quotato dei paesi limitrofi.
E poi diciamocelo? Se Sobral poteva anche meritare quella posizione, ci sono alcune canzoni che sono state ingiustificatamente pompate da una giuria di qualità, che di qualità ne ha ben poche nel giudicare.
Caso emblematico? Il pezzo della Svezia, preferito nettamente dalla giuria a quello di Gabbani. Il brano del piacione svedese – tremendamente simile al piccolo Hemsworth – si compone di appena tre-quattro versi e risulta talmente banale da rimanerti in testa. In Italia una canzone così andrebbe alla radio, ma le giurie di qualità la massacrerebbero (vedi quanto accade statisticamente a Sanremo). Regola non scritta, dunque, è anche sostenere la Svezia a prescindere, anche quando porta una sorta di citazione al mood Justin Timberlake che non travolge e non sorprende.

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Ho persino letto di italiani che mettevano in evidenza i difetti di “Occidentali’s Karma” per giustificare il tonfo e i (pochissimi) voti ottenuti dalla giuria di qualità, come se non ci fossero accordi sottobanco o motivazioni politiche che spingessero a votare in un modo piuttosto che un altro. E io a questi criticoni direi: “benissimo, Occidentali’s Karma aveva dei difetti, ma quelle che sono finite davanti non ne avevano?”
Ritengo che il livello di quest’anno fosse davvero basso e, dovendo esprimere un parere personale, avrei sperato e gradito la sorpresa con la vittoria della Moldavia, che si è impegnata davvero, facendo ballare l’Europa e ottenendo grandi consensi del pubblico votante (che anche qui hanno parzialmente compensato alla stroncatura della giuria di qualità).

In conclusione, Eurovision, vorrei chiederti di più dall’anno prossimo? Meno storture come il sostegno aprioristico alla Svezia (che potrebbe diventare la Russia pre-Crimea dei paesi nordici in termini di sostegno e di alleanze), meno San Marino recalcitrante a prescindere, meno canzoni strane, meno canzoni stantie e più divertimento. Sano, genuino e… THE BEST SONG WINS!

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