La settima stagione di Grey’s Anatomy: continua il mio recupero del medical drama più catastrofico di sempre

Ed eccoci qui, ancora qui. Grey’s Anatomy negli ultimi mesi è stato una valvola di sfogo, un sottofondo piacevole nei momenti in cui non avevo la testa per star dietro alle sempre più cervellotiche serie TV di recente produzione. Grey’s Anatomy, invece, conferma anche con questa sua settima stagione la sua capacità di intrattenere senza annoiare, e di appassionare senza strafare.

Se la sesta stagione si era chiusa con sparatorie, feriti e sangue ovunque, stavolta ci limitiamo a drammi e cataclismi che incidono solo sul piano emotivo dei nostri protagonisti.

Sembrerebbe che con la settima stagione Shonda e Nowalk abbiano deciso che i tradimenti non erano più sufficienti per tenere in piedi lo show: c’era un forte bisogno di… GRAVIDANZE!

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Proprio così. Dopo i numerosi momenti della passata stagione in cui i nostri protagonisti sentivano “profumo di mamma” ecco che con la settima stagione si passa al sodo.

Meredith e Derek, alla luce della scoperta infertilità (o quasi) della donna, decidono di adottare una bambina africana, che poi viene affidata all’improvviso a Meredith, la quale – dopo i pasticci combinati nel programma sperimentale del marito – sembrerebbe approcciarsi a una vita da madre single. D’altro canto, ancora una volta, Cristina rimane incinta e decide di abortire, cosa che fa andare fuori di sé Owen, il quale decide di cacciare la moglie fuori di casa. E, diciamocelo, sono d’accordo con Owen. Cristina ha sempre pensato troppo a se stessa e non si può sempre accettare che in una coppia i sacrifici siano unilaterali. Christina ha bisogno di capire se vuole essere una persona oltre che un chirurgo.

Intanto Callie rischia di morire, durante la gravidanza, a seguito di un terribile incidente. Shonda here you go again, my Darling… Non potevi farle avere una gravidanza normale e un finale rose e fiori senza peripezie e interventi multipli, non è vero? Persino Karev ha sottolineato quanto sia ridicola la sfortuna che aleggia al Seattle Mercy (Death) West Hospital!

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Anche su Karev ci sarebbe molto altro da dire, dato che il suo personaggio ha decisamente stancato. È vero, ne ha passate di ogni, ma il suo modo di fare, di vendicarsi con chi gli sta attorno per ogni sciagura che subisce proprio non si regge più.

Lexie in modo sacrosanto rompe con Mark, il quale pensa sempre ed esclusivamente a quello che vuole, e inizia una relazione con Jackson, formando una delle coppie più insulse della storia della serie. I due sono talmente tiepidi e anonimi che ci fanno quasi apprezzare lo stato di perenne solitudine di April Kepner, la quale ha iniziato a diventare meno macchietta e più personaggio tridimensionale in questa ultima stagione guardata.

E non mi resta che dire che ci rivedremo presto con il resoconto del recupero dell’ottava stagione.

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