Recensione della prima stagione di American Gods – la serie Starz che ha sorpreso tutti

American Gods mi ha conquistato, sin da subito. Fin dai primi fotogrammi ho iniziato a comprendere la vastità e lo spessore del mondo fittizio da cui era tratta la serie e che la stessa serie aveva il compito di raccontare. L’universo letterario creato da Gaiman, nell’omonimo romanzo, è un universo meraviglioso in cui è impossibile non perdersi, rimanendo affascinati dalla storia, dagli spunti, dalle riflessioni, dall’ironia e da ognuno degli elementi e degli ingredienti usati dallo scrittore per creare l’opera. E, a giudicare in questo modo l’opera letteraria di Gaiman, non sono certamente il solo, dato che sicuramente anche Green e Fuller, i co-creatori della serie TV, hanno creduto fortemente nelle potenzialità di una serie che sfruttasse a piene mani le particolarità, le bizzarrie e le sorprese del romanzo.

La prima stagione di American Gods è stata tutto e ha avuto tutto al suo interno, sia sotto il profilo della storia e dei personaggi che sotto quello delle riflessioni e delle atmosfere.

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Lo show targato Starz è stato capace di portare alla ribalta personaggi mitologici e leggendari, persi nelle cronache di un tempo perduto, che vengono trasposti in carne ed ossa e arguzia. Infatti tutti i personaggi della serie hanno sempre qualcosa da dire. Nessuno resta sullo sfondo; ognuno riesce ad essere interessante. Ma la vividezza dei personaggi impallidisce di fronte al modo di narrare, che oserei dire spericolato, della regia, che non si pone limiti o filtri e ci lascia inebetiti di fronte a un programma televisivo in cui da un momento all’altro anche la cosa più assurda potrebbe succedere ed avere – ai fini della storia – un senso.

A una regia spregiudicata e brillante, si aggiunge anche un cast che rispetta le aspettative e riesce a dare un tono a personaggi indicibilmente difficili da interpretare e rendere credibili. Su tutti spicca Ian McShane, che porta in televisione Mr. Wednesday, l’alter-ego di Odino, che si rivela uno dei personaggi più particolari e interessanti delle serie televisive di genere fantasy (et similia), e forse non solo. Fatico, infatti, a ricordare un personaggio così brillante e interessante, capace di affascinarmi allo stesso modo, già al pronti via di una serie. Un personaggio così sfaccettato da riuscire a catalizzare l’attenzione e ad evitare anche i cali di attenzione che sarebbero stati altrimenti inevitabili nelle puntate più lente e meno dense di accadimenti.mrw

 

Una menzione va data, infine al personaggio di Laura Moon, la cui riuscita è frutto dell’ingegno degli showrunners, che hanno dato una rilevanza centrale e superiore a quella che la defunta moglie di Shadow ottiene nel romanzo (anche se nel romanzo Laura sarà comunque decisiva per lo sviluppo della storia). Lei e altri personaggi come Salim e come Mad Sweeney hanno fatto egregiamente da spalla a Wednesday e Shadow, riuscendo a complessificare le trame narrative e a garantire l’intreccio nella storia, la cui fisionomia doveva – per forza di cose – essere molto differente da quella del romanzo.

Sono tanti, inoltre, i momenti significativi della serie, che ci resteranno impressi nella mente, dalla rivelazione finale dell’identità di Wednesday fino alla provocante e sprezzante scena di sesso omosessuale tra Salim e il Jin.

Questa serie non ci ha fatto davvero mancare niente ed è per questo che, dalle pagine di questo blog, non posso che rivolgere un accorato invito a seguire American Gods, che sicuramente sarà in grado di sorprendervi e di offrirvi un prodotto originale e intrigante.

 

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