La seconda stagione di Vikings: qualcosa continua a mancare…

E ci siamo, finalmente. Ho finito di vedere anche la seconda stagione della tanto acclamata serie firmata History Channel. Lo show dedicato al popolo di scandinavi, vissuto nel IX secolo dopo Cristo, ha vissuto, nella sua seconda annata, un’altalena di scenari e di emozioni. Ci sono stati picchi in positivo, ma anche una lunga e generale apatia, dettata da una trama che sapeva troppo di “copincolla” della prima stagione, con i vichinghi che continuavano l’esplorazione in Inghilterra e i tradimenti interni al loro popolo a creare scompiglio. Certamente ci sono state anche delle svolte e delle novità, con Lagertha diventata contessa (una volta spodestata dal ruolo di moglie di Ragnar da Aslaug), Bjorn maturato e i tradimenti di Jarl Borg prima e di Re Horik poi.

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Il finale, a mio modo di vedere, è stato ben costruito, con un doppio gioco di Siggy e Floki che dà quel tocco in più alla stagione, garantendo un colpo di scena finale. Ma, alla luce di quanto successo con Jarl Borg, il nuovo tradimento di un alleato, intimidito dal carisma e dalle buone stelle di Ragnar, non è stato quell’apice di adrenalina e di trepidazione che sarebbe dovuto essere.

Come detto, la sensazione generale vissuta, durante la visione dello show, è stata l’apatia. Alcuni momenti si salvavano, con alcuni scossoni specialmente durante le scorribande inglesi e l’introduzione dell’interessante e complesso personaggio di Re Ecbert.

Qualcosa è sembrato mancare, malgrado con la scena dell’esecuzione di Jarl Borg si sia avuto un ennesimo momento scioccante in grado di riportarci alla mente lo sconvolgente sacrificio di Leif.

Ci sono, tuttavia, delle basi sostanziose per una terza stagione, che beneficerà dei passi avanti compiuti nella stagione in commento, durante la quale abbiamo assistito ad un’evoluzione psicologica dei personaggi, che li ha resi individui complessi e intriganti.

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Rimane la curiosità attorno a Siggy e al suo desiderio di scalare le gerarchie, così come rimane nebuloso il ruolo di Rollo, che sembra ancora desiderare Lagertha e che, forse per questo, non riesce ad essere sempre e indissolubilmente dalla parte di Ragnar. E, a questo, si aggiunge un Bjorn pronto a diventare un grande uomo in battaglia e un Athelstan fin troppo silenzioso, che, però, potrebbe essere pedina fondamentale nelle trame che, nelle puntate a venire, intrecceranno l’armata di Ragnar e Re Ecbert. Qual è la lealtà di Athelstan? Che possa rivelarsi un traditore? È improbabile, ma rimane comunque uno degli scenari più interessanti per il prosieguo della serie, che non mi attarderò a continuare in questa piccola missione di recupero.

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