MY DIRTY PLEASURE: IL TRASH ITALIANO

Oggi abbandoniamo ogni aspirazione letteraria e culturale, per affrontare temi più frivoli. Sentivo il bisogno, infatti, di parlare di un vero e proprio fenomeno che sembra non essere più arginabile e mi riferisco a nient’altro che al trash.

Viviamo in una vera e propria epoca d’oro per l’intrattenimento di dubbio gusto, che porta sul piccolo schermo tutti i piccoli difetti e le contraddizioni della nostra società, che si manifesta – nuda e cruda – nei suoi aspetti anche meno apprezzabili e degni di risalto.

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Paradossalmente, se la televisione era nata per diffondere il meglio, l’eccellenza, il talento e l’arte, adesso siamo in un periodo dove ciò che attira è l’assenza di valori, la “stereotipizzazione” di una società che si inchina all’altare dell’esteriorità; una società che ha perso ogni valore tradizionale (buono o non buono che fosse).

Eppure, devo dire che trovo i programmi trash, a volte, assolutamente spassosi. Specialmente per tutto quello che ne consegue, con pagine social interamente dedicate al meglio del peggio che questi programmi hanno da offrire.

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Che lo si veda come un esperimento socio-culturale, che permette di vedere i tratti antropologici di un uomo moderno, cresciuto a pane e Barbara D’Urso, oppure che lo si veda semplicemente per passare qualche ora col cervello assolutamente spento, io penso che esistono delle valide (?) ragioni per spiegarci il grande successo dei programmi trash.

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Se, da una parte, l’impero defilippiano della televisione è sintomo di un pubblico televisivo con poche pretese e culturalmente non troppo elevato, dall’altra parte vanno colti anche gli aspetti positivi di alcuni programmi che, all’apparenza, non potrebbero offrire davvero nulla di buono.

Non è capitato infrequentemente, infatti, che certi format televisivi rientranti nella categoria trash abbiano regalato anche qualcosa di “sano”, se possiamo usare questo termine. Mi riferisco ad esempio a Pechino Express e a quella ventata di magia che ti porta conoscere da vicino un popolo molto lontano dal nostro, sebbene la sua narrazione sia incastonata in un contesto assai scanzonato.

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Tuttavia nella maggior parte delle ipotesi certi programmi offrono solo un certo grado di degrado (ecco la filastrocca). E, nonostante ciò, a volte, non riesco resistere al fascino di questo tipo di programmi televisivi, capaci di farmi letteralmente sbellicare.

Non mi reputo un drogato di televisione o uno che si prende tutto quello che il convento gli offre, e rimango fermamente convinto che la televisione è il media principale tramite il quale si dovrebbe proporre una promozione culturale, eppure ritengo che un certo genere di programmi abbia la precipua funzione di esorcizzare tutto quello che non va nel nostro Stato, esasperando tutti gli aspetti più insulsi della società italiana.

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Spesso in questi show televisivi c’è una voce narrante o un conduttore che utilizza belle parole e si spertica in discussioni altamente morali, che servono a descrivere le situazioni più deprimentemente cretine immaginabili, con al centro protagonisti che incarnano la quintessenza dell’analfabeta funzionale.

Si trattano tutti quegli argomenti che, con disinvoltura, chiunque voglia fare un programma intelligente evita con decisione. Dal seno rifatto, ai tradimenti, alla promiscuità, alla superiorità misurata soltanto in relazione al fisico che si possiede.

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In televisione vengono portati stakanovisti delle palestre e starlette sul viale del tramonto, pronti a regalare perle di saggezza entusiasmanti, capaci di farci ridere come nemmeno avremmo immaginato di fare.

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E mi chiedo, a conclusione di questo ingarbugliato discorso, se sia io ad avere problemi o se effettivamente risultino irresistibili anche ad altri soggetti – con un certo grado di consapevolezza e scolarizzazione – certi momenti epici del trash made in italy. Mi chiedo se qualcuno possa rimanere indifferente di fronte a una Valeria Marini che sostiene che uno scolapasta non è uno scolapasta, urlando. Oppure restare indifferente rispetto alle tragicomiche storie presentate a “Temptation Island”, che ci narra di come le relazioni sentimentali serie per gli uomini non siano niente più di un gioco e che, in fondo, di fronte a un paio di tette in bella mostra anche la donna della loro vita perda ogni significato.

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Non penso si possa fare a meno di trarre una conclusione dolceamara relativamente all’argomento trattato. Infatti ritengo che, sempre di più, la televisione ci imbottisca di messaggi totalmente devianti e allo stesso tempo che, malgrado tutto, questi programmi abbiano il pregio (?) di portare in televisione uno spaccato di realtà che dovrebbe farci riflettere.

3 pensieri riguardo “MY DIRTY PLEASURE: IL TRASH ITALIANO

  1. L’unico programma del genere che guardo è appunto Pechino Express, anche perché apre una finestra su culture diverse dalla nostra, e per me che amo viaggiare è piacevole da scoprire. Per il resto non riesco proprio a guardare quei programmi trash! Non ce la faccio!
    L’unico, che non rientra nella categoria ma è comunque classificato trash, è un medico in famiglia. È una fiction che seguo da quando ero bambina e che mi è rimasta nel cuore e che continuo a seguire!

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