La prima stagione di House of Cards: un errore averla scoperta in ritardo

Mi sono sempre dimostrato recalcitrante a manifestare interesse per la politica e forse questa è una delle ragioni, la principale credo, per le quali ho sempre rifiutato di vedere House of Cards, la serie di Beau Willimon per Netflix. Ciononostante, non posso dire altro se non di aver fatto un grosso errore a non approfondire e a non dare una chance a questa serie che tanto interesse aveva suscitato, specialmente nel periodo del suo debutto (risalente al 2013).

Ho guardato l’intera stagione, composta da tredici episodi, nell’arco di poco più di una settimana e devo ammettere che l’interesse e l’attenzione che mi hanno suscitato le trame del potere che vengono narrate nello show sono davvero senza precedenti.

Ho sicuramente avuto modo di apprezzare tutta l’attenzione e la precisione – quasi scientifica – con cui si è messa in piedi questa serie, che, a tratti, risulta curata in modo, che potrei definire cinematografico. Grande cast, grande fotografia e dialoghi molto curati, sebbene, a volte, i discorsi più prettamente attinenti alla tematica politica possano sfuggire ai profani dell’arte politica, come me.

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Ho apprezzato altresì la scelta registica di fare di Kevin Spacey non solo il protagonista, ma anche una voce narrante, una sorta di grillo parlante pronto a sparare a zero su tutto, rivelando tutti i suoi malefici piani. Frank Underwood, personaggio portato da Spacey per l’appunto, è un personaggio “altamente immorale”, che arriva persino ad uccidere per il perseguimento delle sue finalità. È un uomo pragmatico, che fa da cartina al tornasole di quella che è la visione del creatore del mondo della politica e, forse, della società in generale.

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Non si può fare un’arrampicata sociale e gerarchica se non si accetta di abbandonare la propria morale, vista come un insulso limite a quelle che sono le potenzialità della natura umana.

Il personaggio di Frank e le sue diaboliche trame, però, sono controbilanciate da Zoe Barnes (Kate Mara), la quale in un primo momento sfrutta Underwood, col quale intrattiene una relazione in cui il deputato offre informazioni rilevanti in scambio dei favori sessuali della giornalista, per farsi un nome e, successivamente, si sgancia dall’ala di Underwood per provare a rivelare al mondo i piani dello stesso.

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Il finale ci lascia in sospeso, creando una grande aspettativa per quella che sarà la seconda stagione, in cui si scoprirà se Frank avrà ottenuto ciò che desiderava, la vicepresidenza, o se l’inchiesta della Barnes riuscirà a impedirgli di raggiungere l’agognato obiettivo, screditandolo pubblicamente e mettendolo in difficoltà.

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