Grey’s Anatomy 13: il mio viaggio finisce qui (per ora)

Da quasi un annetto avevo intrapreso la visione di questo medical drama, approcciandomi da completo neofita. Non avevo mai visto un episodio e sono giunto, infine, a vedere tutte e tredici le stagioni. In questi nove mesi posso dire che Meredith, la Bailey e tanti altri personaggi sono diventati quasi dei coinquilini e hanno condiviso con me quasi un anno della mia vita.

Ma bando alle ciance, che cosa ne ho pensato dell’ultima stagione e di tutta la serie in generale?

Andando per gradi, devo affermare che l’ultima stagione non è tra le più brutte né tra le più belle. C’è un finale degno di nota e alcune situazioni interessanti (tra cui la madre di Maggie che potrebbe essere rinominata cadavere ambulante sin dalla sua prima apparizione e la storia d’amore fra Meredith e Riggs). Come contraltare, però, ci sono stati alcuni fili narrativi poco interessanti o apprezzabili. Su tutti spicca la pazzia di Amelia e la mainagioiosa avventura di Owen Hunt nella serie di Shonda. A questo punto credo che solamente nell’ultimissimo episodio dell’ultimissima serie potrà avere finalmente la gioia che attende, ovvero di veder realizzato il desiderio di costruire una famiglia e di avere dei figli.

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Parallelamente c’è da dire che anche la storyline dedicata a Karev e Jo non ha avuto un grandissimo spazio e le evoluzioni sono state pressoché assenti dopo la caduta delle accuse su Karev e, probabilmente, questa storia è destinata ad avere un epilogo nella prossima stagione, con un Matthew Morrison nei panni del marito violento (stentiamo a immaginarcelo) che potrebbe anche riapparire nelle loro vite e nella nuova stagione. Infine mi sento di poter criticare anche le ristagnanti storie relative ad Arizona e ai Japril, sebbene in riferimento a questi ultimi appare probabile che dobbiamo attendere degli scossoni. Con un sentimento via via sempre più chiaro che sta sbocciando tra Jackson e la Pearce (cosa che da buon sostenitore dei Japril odio profondamente).

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Tante le cose che devono succedere nella prossima serie, a partire dal miracoloso ritorno di Megan Hunt (segregata dai terroristi per ben DIECI ANNI senza che venisse uccisa perché a Shonda piace raccontare cose verosimili, eh).

Insomma ci sono tanti snodi e tante storie che devono avere uno svolgimento o un epilogo nella quattordicesima stagione di una serie che riesce a non azzerare mai l’attenzione dei fan e il loro interesse, a dispetto della difficoltà a tenere in piedi fili narrativi e strutture costruite ormai nel lontano 2005. Un lavoro incredibile e ammirabile quello che gli showrunners hanno fatto nel mantenere in vita (e vitale) la serie, che, ai miei occhi, è quasi un unicum. Stento a credere che una serie possa durare così tanto senza snaturarsi o diventare incredibilmente noiosa. E per Grey’s Anatomy non dico che le ultime stagioni siano esattamente la stessa cosa di quelle iniziali (specialmente perché si perdono progressivamente troppi membri del cast), ma apprezzo chiaramente il fatto che la serie sia comunque ancora decente (se non altro questo, visto che si tratta di un prodotto di intrattenimento buono a riempire momenti spensierati senza richiedere sforzi cerebrali incredibili).

Da queste parole, dunque, credo si deduca comunque un’opinione di fondo più che positiva di questo medical drama che ci ha portati sulle montagne russe e spesso ha sguazzato troppo nell’inverosimile (finendo anche nell’assurdo), ma ha comunque saputo fermarsi un attimo prima di rovinare tutto il prodotto…

 

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