La quarta stagione di House of Cards: “Noi non subiamo il terrore, noi creiamo il terrore”

Avvertenza: in un momento come questo, in cui Kevin Spacey è sommerso dalle accuse relative alla sua – sicuramente discutibile e quasi certamente riprovevole – condotta, potrà sembrarvi strano che io continui la mia analisi della serie di Willimon, ma ritengo che sia giusto separare le due sfere e, quindi, vi invito a leggere il pezzo senza pregiudizi, perché non è il frutto di nessun disinteresse per le malefatte dell’attore protagonista della serie Netflix né di un sostegno per il suo comportamento.

 

Credo che sia molto difficile per me scrivere questo pezzo senza usare a ripetizione gli aggettivi “incredibile” e “strepitoso”, oppure espressioni, magari banali, come “che diamine ho appena visto?”.

Ma, scherzi a parte, la quarta stagione di House of Cards, per me, è stata un’esperienza sconvolgente, che ha visto un climax imprevedibile e stupefacente nel suo episodio finale, capace di lasciarmi senza parola.

Cercando di recuperare quel briciolo di ars retorica di cui posso essere in possesso, provo ad andare per gradi nel parlare di questa quarta stagione della serie di Beau Willimon, che, negli ultimi mesi, ho deciso di recuperare.

Innanzi tutto va detto che questa quarta stagione non è, forse, dinamica come la precedente e, dopo la metà degli episodi, gli unici sussulti si hanno con l’attentato alla vita di Frank e il season finale, che, a mio modo di vedere, è uno dei più scioccanti mai realizzati in una serie televisiva. Eppure, l’intera stagione merita di essere guardata, per l’incredibile attenzione che lo staff dello show dedica ai fenomeni socio-politici che stanno dietro le campagne elettorali. Si va a indagare sui metodi per accattivare il pubblico e sulle strategie – non sempre troppo corrette – per mettere in cattiva luce i propri avversari.

houseof

Ma House of Cards ha, inoltre, un’altra importante componente: lo studio della psicologia dei personaggi e l’attenzione all’evoluzione dei rapporti che intercorrono tra gli stessi. La coppia Frank-Claire è sicuramente la coppia disfunzionale più sorprendentemente interessante del mondo della televisione. I loro dissidi e le loro alleanze, la loro freddezza e i loro colpi bassi, affascinano lo spettatore, che vede scorrere le vicende che li coinvolgono, rimanendo costantemente sorpreso e stupito da tutte le svolte e i colpi di scena che il loro rapporto produce durante il corso dello show.

E chiaramente non si può sottovalutare la performance da fuochi d’artificio del cast, con un paio di scene che lasciano a bocca aperta anche, e forse soprattutto, per la credibilità con cui vengono portate in scena (e mi riferisco chiaramente al confronto fra Francis e la Durant e al momento conclusivo dell’ultimo episodio).

Insomma una serie di qualità, raffinata e sopra ogni altra cosa intelligente. House of Cards è il prodotto di un ingegno sopraffino e furbo, pronto a stupire con la crudezza e con una passione machiavellica per disvelare inganni e bassezze.

2 commenti

  1. Come forse ti avevo già accennato in passato non ho visto la serie, ma stavo iniziando a pensare di vederla. Ho finito anche Stranger Things e al momento sono alla ricerca di un altro titolo al quale appassionarmi. Penso che House of Cards potrebbe essere una scelta interessante!

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