Recensione della prima stagione di Altered Carbon

Malgrado l’esame che avanza, porto a termine la visione di questa serie Netflix, che, come avevo scritto precedentemente, mi aveva intrigato non poco con il suo pilot. Dopo aver visto tutti e dieci gli episodi di questa prima stagione, finalmente, posso dare un giudizio più completo di questo TV Show basato su un romanzo Cyberpunk (Bay City di Richard K. Morgan).

E il mio giudizio, traendo un bilancio di ciò che mi ha convinto e di ciò che mi ha convinto meno, è sicuramente più positivo che negativo. E, per quanto sembrerà strano, per parlare di Altered Carbon voglio partire dalla fine, ovvero dall’episodio finale. Penso, infatti, che il season finale faccia conquistare moltissimi punti al programma. La puntata finale ha davvero tutto ciò che qualsiasi spettatore vorrebbe avere in una serie televisiva. Azione, emozioni, colpi di scena e sorprese. I personaggi, introdotti con calma e costruiti a poco a poco, finalmente ottengono il loro palcoscenico, il loro spazio per rivelare la loro evoluzione e mostrarsi, finalmente, in una nuova veste agli occhi degli spettatori.

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Una delle note più positive della serie è, infatti, proprio la costruzione dei personaggi, che, nel season finale, ci appaiono “cazzutissimi e fighissimi”, per usare espressioni non proprio auliche. Convince tanto il protagonista (Kinnaman sembra aver finalmente trovato la consacrazione con il personaggio di Takeshi Kovacs), quanto i suoi alleati e quanto anche l’antagonista a sorpresa di questa sera, ovvero la sorella di Takeshi, Reileen (interpretata da una Dichen Lachman che a me ha fatto sorridere per la somiglianza – forse notata solo dalla mia mente malata – con Malika Ayane).

Note di colore a parte, ho apprezzato molto la trama, l’assenza di buchi di logica, l’impianto narrativo ben articolato.

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Ma ho, tuttavia, continuato a trovare delle pecche nella serie. Non tanto nell’originalità, perché – tutto sommato – Altered Carbon descrive un universo futurista che ha i suoi tratti peculiari, ma in alcuni episodi davvero troppo lenti, nell’abuso delle digressioni narrative, che hanno sì, fatto capire ogni aspetto della storia di background, ma hanno anche – a tratti – annoiato lo spettatore; specialmente per via del fatto che rallentare troppo il ritmo e dare troppo spazio a concetti sfuggenti e a sotto-trame articolate può mandare in confusione il pubblico e far perdere di interesse. Io parto dal presupposto che non si dovrebbe mai rinunciare a un buon ritmo narrativo, ma è chiaro che si tratta di gusti. Eppure, ritengo, che non sia mia esclusiva la difficoltà a seguire ogni passaggio, specialmente nei momenti in cui la lentezza narrativa degli episodi portava anche a qualche distratto sbadiglio. Insomma, ancora una volta penso che certi episodi – primo su tutti quello dedicato alla vita di Takeshi e Reileen – potevano anche essere  “riassunti” in un formato da 40/45 minuti, per dare adeguato spazio alla descrizione del loro passato, senza allungare troppo il brodo.

In conclusione, comunque, trovo Altered Carbon una vera chicca, capace di affascinare e di rendere già quasi iconici nuovi personaggi del mondo delle serie TV per le menti di una fanbase, che sicuramente resterà fedele allo show nelle stagioni a venire!

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