Recensione di “Puoi baciare lo sposo” di Alessandro Genovesi

Per una volta mi reco al cinema con l’unico intento di divertirmi e guardare una commedia italiana, che mi auguravo non risultasse demenziale e riuscisse nell’intento di spazzare via dalla mia mente i crucci che accumulo nella vita di tutti i giorni.

Approcciandomi alla recensione dell’ultimo film di Genovesi, devo iniziare con l’affermare che il film, in sé, potrebbe essere sicuramente da cestinare, se lo si considerasse – a tutti gli effetti – un lungometraggio secondo i canoni standard. Ma cosa intendo dire? Intendo dire che il film risulta poco credibile, a tratti farsesco e surreale. “Puoi baciare lo sposo” in definitiva sembra più che altro l’adattamento cinematografico di una commedia teatrale. Un film che non deve essere valutato per la sua linearità, ma per il divertimento che provoca e per il messaggio che lancia.

In un Paese nel quale le commedie all’italiana sono sempre state sessiste, “Puoi baciare lo sposo” è un film apertamente politico, che, non solo, rimarca il favore per le Unioni Civili, ma si sbilancia nel criticare quella parte politica (che purtroppo ha vinto le elezioni) che vive di discriminazioni e di logiche di non inclusione. È un film che manda questo messaggio senza se e senza ma, e lo fa con meno sarcasmo e ironia di quanto si potrebbe pensare.

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Certo, la storia in sé, come detto, è farsesca, surreale, esilarante e ovviamente poco verosimile, ma è il giusto contraltare per un film con un messaggio importante, che sa anche essere spettacolo incredibilmente divertente per il pubblico.

Stroncato dalla critica e apprezzato dal pubblico in sala, “Puoi baciare lo sposo” propone il meglio che può offrire la classe di attori comici attualmente in Italia (Abatantuono e Catania sono accoppiata sempre vincente), e ricorre a scelte di cast parecchio sorprendenti quanto azzeccate (Diana Del Bufalo, Dino Abbrescia nel ruolo di travestito confuso ed Enzo Miccio sono delle chicche per un film che scorre via veloce tra una risata e l’altra).

I protagonisti, Caccamo ed Esposito, fanno il loro, ma possibilmente, per l’architettura della pellicola, al loro posto poteva stare davvero chiunque, senza che venisse meno la qualità del film, che, malgrado i tanti difettucci e il fatto che sia opera consapevole di non aspirare a grandi vette della storia della cinematografia, è una commedia che mi sento di consigliare a chi abbia bisogno di un’oretta e mezza di svago!

 

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