Recensione della seconda stagione di Jessica Jones

Ho letteralmente “divorato” la seconda stagione di Jessica Jones, guardandone gli episodi in ogni momento libero, a partire da quando ho iniziato la sua visione (con un po’ di ritardo rispetto alla pubblicazione su Netflix). E adesso mi sento pronto a dire la mia, con una recensione che spero dia ai fan della serie (e non) uno sguardo che possa portarli a ragionare su essa o invogliarli a vedere lo show, qualora non lo avessero già fatto!

Partiamo dagli aspetti positivi di questa serie, frutto della collaborazione Marvel/Netflix. La cosa che più mi è piaciuta è il ritmo della serie, che – ho proprio pensato a questo guardandola – avrebbe potuto avere qualsiasi trama ed essere comunque divertente. La protagonista, Jessica, ha ingranato agli occhi del pubblico, i personaggi di contorno hanno fatto il loro dovere e c’erano almeno tre filoni narrativi significativi. Insomma un materiale composito in grado di non fare annoiare praticamente mai lo spettatore.

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Altra cosa che ha convinto è il focus rivolto proprio ai personaggi secondari, che, nelle altre serie Marvel/Netflix, spesso sono rimasti sfumati o si sono limitati al ruolo di “poveri sventurati con amici superpotenti”. Innanzi tutto, infatti, trovo che il personaggio di Malcolm (Eka Darville) sia davvero pronto a spiccare il volo (tralasciando i miei interrogativi su quanto l’attore sia migliorato esteticamente rispetto alla prima stagione). E non intendo non menzionare il ruolo della Hogarth, che si è rivelata una donna imprevedibile e vendicativa, ma anche personaggio pieno di sfaccettature e profondità, in grado di tenere alta la qualità dello show quando ci si allontanava dalla storyline principale.

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Altra nota da inserire sicuramente tra i pro è sicuramente la comparsata di Kilgrave, come allucinazione di Jessica. I momenti in cui abbiamo rivisto Tennant sono stati a dir poco epici e hanno dato un tocco in più a coloro che avevano seguito Jessica anche nella sua prima annata.

Se devo trovare dei difetti a questa seconda stagione – che comunque non cambiano la mia visione d’insieme e il mio intento di consigliarne vivamente la visione – posso fare riferimento proprio a quello che è l’oggetto principale della serie e a come si evolva il personaggio della madre di Jessica durante la stagione, portando a una serie di sorprese e di capovolgimenti di fronte che, infine, si rivelano quasi stucchevoli e forzati, pur di arrivare a un momento finale proprio nel tredicesimo episodio. Manca, inoltre, un vero e proprio antagonista, in grado di far risaltare sia le doti da investigatrice sia quelle da vigilante di Jessica. E, tuttavia, anche questa stagione ha funzionato. E io oserei dire che ha funzionato talmente tanto bene che, se dovessero ridurre le serie Marvel su Netflix, spero che il taglio colpisca Luke Cage e Iron Fist piuttosto che Jessica Jones, il cui personaggio, tra le movenze e l’outfit, è già in qualche modo diventato iconico per il piccolo schermo.

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