Ho finalmente visto Coco: parliamo di questo film (non) per bambini

Finalmente, con ingiustificabile ritardo, ho recuperato Coco, film vincitore del premio Oscar come miglior pellicola d’animazione. E devo ammettere di aver sentito un’esigenza fortissima di parlarne sul blog e condividere con chi vorrà concedermi qualche minuto alcune mie considerazioni su quest’ultimo meraviglioso prodotto della Pixar.

Coco, film creato da Lee Unkrich e diretto dallo stesso Unkrich in collaborazione con Adrian Molina, è un’opera stupefacente, che, come prima reazione, non può che lasciare lo spettatore a bocca aperta (e con le lacrime agli occhi). Alla “veneranda età” di ventiquattro anni mi sono ritrovato a chiedermi se qualche altro film della Disney mi avesse mai colpito così tanto, portandomi a uno stato di commozione che raramente sperimento per un film (men che meno per le storie animate). Eppure Coco mi ha colpito, mi ha emozionato e mi ha stupito.

È una pellicola che si contraddistingue essenzialmente per il suo non voler edulcorare i concetti. Parla di morti, di persone che ci dicono addio, parla di persone disposte a tutto pur di ottenere il successo. Parla di affetto, di amore e di famiglia e lo fa con una vena nostalgica e triste – mai stucchevole – che, infine, piega le resistenze dei cuori di pietra.

L’aver affrontato certe tematiche, senza voler mettere filtri, senza voler limitarsi ai colori e alle buone vibrazioni disneyane caratteristici, mi fa dire che Coco è un vero e proprio film per adulti, e direi, oltretutto, che è un film drammatico, che, proprio per la tematica incredibilmente realistica, quasi fa dimenticare altre scene tragiche della storia dell’animazione americana.

coco

È stato bello vedere Coco specialmente per il fatto che è un film che ti arricchisce e lo fa, portandoti a dimenticare le tipiche atmosfere cartunistiche, proponendoti una storia che avrebbe sicuramente avuto lo stesso effetto anche se recitata dai grandi attori di Hollywood. E questo mio ricondurre il lungometraggio Pixar in questione alla categoria “film drammatici” mi porta anche a chiedermi se i tempi stiano davvero cambiando. Se sia giunto un momento in cui il grande salto verso la comprensione di certi argomenti e di certe dinamiche deve essere fatto prima, quando ancora si è bambini. E a chiedermi anche se forse sia anche il momento che l’animazione diventi – in modo ancora più esplicito di prima – fonte di insegnamento per le giovani menti che hanno sicuramente bisogno di influenze culturali positive come possono essere quelle propugnate da un cinema di qualità, di cui Coco è sicuramente un esempio!

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