Recensione (No Spoiler) della prima stagione de “La Casa di Carta”

Circa un mese fa non si parlava d’altro che de “La Casa di Carta” e de “L’Alienista”. Dopo aver ultimato la visione e recensito la seconda, adesso è il momento di parlare della serie spagnola che tanto successo sta avendo, in tutta Europa, grazie a Netflix.

La Casa di Carta è un progetto ideato da Alex Pina e trasmesso su Antena 3. Lo show racconta le avventure di un gruppo di sequestratori alle prese con il “piano del secolo”, ovvero quello di rubare quattrocento milioni di euro alla Zecca di Stato, mettendo in atto quello che era un piano studiato nel minimo dettaglio dalla misteriosa figura del “Professore”, che dirigerà il sequestro degli ostaggi e la produzione del denaro da un hangar all’esterno dell’edificio.

In questa recensione vi dirò la mia, anticipandovi, già da adesso, che ho trovato la serie piacevole ma piena di difetti.

Perché piacevole? Perché l’idea della serie è interessante. L’atmosfera poliziesca è ben realizzata e le puntate hanno il giusto tocco di adrenalina e di ritmo. La Casa di Carta non annoia mai. Forse non ti conquista in pieno, ma di certo non ti annoia.

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Di fatto, però, non c’è molto altro da dire su quello che funziona in questa serie, che io trovo tutto fuorché imperdibile.

Passiamo, quindi, a quelli che io ho ritenuto essere i difetti della serie spagnola tanto celebrata ultimamente.

In primis, i personaggi sono terribili. La caratterizzazione è pessima. Tutti, ognuno a suo modo, sono personaggi stereotipici, scialbi, privi di particolarità. Alcuni dicono che i personaggi sono il punto di forza dello show. Io, invece, li ho trovati poco interessanti, tanto prevedibili e taluni addirittura (volutamente o no) fastidiosi.

In secondo luogo ho trovato scadenti i dialoghi. Certe battute – specialmente quelle scambiate nei momenti di tensione o di lite fra i vari personaggi – sono davvero scontate. Per nulla incisive.

Infine, tra le critiche che devono essere mosse allo show, vi è sicuramente quella rivolta alla credibilità degli eventi. Si dubita, infatti, che il governo spagnolo, al di là dell’ottima pianificazione dei criminali, sarebbe rimasto con le mani in mano, in scacco per tutto quel tempo, senza provare a intervenire. Chiaramente si tratta di un espediente narrativo per raccontare una storia, che, tuttavia, a tratti, non mi ha convinto del tutto.

Insomma, tirando un bilancio, direi che La Casa di Carta risulta essere un buon passatempo, uno show di intrattenimento, che, in definitiva, non ha altissime pretese e che non aspira a convincere un pubblico troppo schizzinoso. Ma è, altresì, un prodotto che, a suo modo, funziona, a dispetto anche di personaggi incapaci di fare breccia negli spettatori.

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