Recensione della seconda stagione di GLOW: siamo già pronti per la terza!

La seconda stagione di Glow è stata accolta caldamente dalla critica e sembra aver avuto successo in tanti paesi. Cosa c’è di strano? Beh, c’è di strano che una serie con poche pretese come quella dedicata al programma di wrestling femminile degli anni ottanta sia già arrivata a questo punto.

Probabilmente la prima stagione doveva essere una chicca, un unicum. E, invece, quel mix tra realismo e soap opera ha creato un prodotto ammaliante, che ha portato i fan al binge watching più sfrenato (se poi pensiamo che gli episodi durano poco più di trenta minuti capiamo che si tratta di un’impresa assolutamente fattibile e piacevole).

Ma com’è stata, in definitiva, questa seconda stagione che, per via del successo e della fanbase ormai consolidata, sembra ormai destinata a trasformarsi in un progetto a lungo termine (anche se ancora non ci sono notizie ufficiali su una terza stagione, ndr.)?

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È stata una stagione divertente, con diversi spunti, che ha, però, in qualche modo, stravolto la costruzione narrativa tipica della prima stagione. Ero, infatti, convinto che si sarebbe continuato a descrivere le storie di tutte le protagoniste e che vi sarebbero state delle aggiunte (un po’ alla “Orange is the new Black”). Invece, si è preferito dare meno risalto ai personaggi di contorno e alla loro biografia, per mettere in scena una serie di storyline “da soap opera”, che, mescolate con l’aspetto colorato ed eccentrico del wrestling anni ’80, hanno fatto funzionare il programma. Abbiamo, infatti, assistito alla tristezza e alle gelosie di una Debbie alle prese con il divorzio, alla strana amicizia che lega proprio Debbie a Ruth, alle peripezie psicologico-sentimentali di una Ruth che non sapeva se e con chi legarsi e quali compromessi era disposta a fare per far andare avanti il suo “lavoro da sogno”.

Insomma, una serie di vicende frivole, inframmezzate da tematiche decisamente più serie come i danni del sessismo, i delicati rapporti fra genitori e figli e, infine, la spigolosa tematica dell’omosessualità negli anni in cui andava diffondendosi l’AIDS.

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In definitiva Glow, in questa seconda stagione, si è confermato prodotto interessante e leggero, allo stesso tempo, e soprattutto ha avuto la capacità di creare interesse attorno a quello che rimane irrisolto nella storia e che sarà, dunque, probabilmente il focus della terza stagione. Siamo, immagino, tutti ansiosi, infatti, di scoprire cosa ne sarà del rapporto fra Ruth e Russell, della carriera e della nuova vita di Debbie e, infine, non vediamo l’ora di avere maggiori dettagli su Bash e sulla sua relazione con Britannica, dal momento che si stanno sprecando le teorie dei fan sulla sua presunta omosessualità o omofobia, dato che Bash è risultato essere il punto più oscuro di una serie che non ha veramente fatto chiarezza su un personaggio destinato a non rimanere marginale ancora per molto.

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