Preacher: una serie che ha abbattuto ogni barriera (e forse non era il caso)

Anni fa finiva Penny Dreadful e alcuni appassionati di serie TV pronosticavano Preacher come la nuova serie Horror su cui scommettere. Avendo terminato quella che è stata la terza stagione, posso dire, senza timore di essere smentito, che Preacher non solo non è paragonabile a Penny Dreadful, ma altresì è… “una cag**a pazzesca”.

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Scherzi a parte. Ho seguito la serie per un noto sito di recensioni e news. Mi sono forzato in questi tre anni per stare dietro alle vicende di Jesse Custer, un predicatore che ha, in qualche modo, assorbito un potere che discende proprio da Dio, Genesis. Si tratta, quindi, di una sorta di prescelto, anche se, almeno per come si sviluppa la serie, non capiamo se Genesis sia un potere esclusivamente malvagio, una sorta di piaga biblica da distruggere. Le sue vicende e quelle della fidanzata, Tulip, e di un amico Vampiro, Cassidy, sono il fulcro di uno show irriverente, a tratti blasfemo, con forti note di no-sense.

Si è andati troppo oltre, troppe volte. La serie è stata convintamente blasfema in un modo che anche la persona meno religiosa del mondo potrebbe trovare difficoltà ad accettare. Seriamente, si è scherzato e si è deriso il modo in cui l’uomo ha sempre dovuto credere in qualcosa, e, alla fine, della storia non è rimasto niente di più che l’intento di criticare e “massacrare” la credulità umana, attaccando sin nelle profondità l’organizzazione della chiesa e gli stessi principi contenuti nei testi sacri.

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Mi rendo conto di sembrare un chierichetto, ma ritengo che un buon programma televisivo dovrebbe aprirsi a un pubblico vasto. E Preacher non lo ha fatto, anzi. Ha scelto di continuare sulla sua strada controversa, forte di chi, in tempi recenti, ama le serie prive di una costruzione lineare e logica e prive di correttezza comunicativa. E da questa scelta, a mio modo di vedere, ne è uscito un prodotto che non è né carne né pesce. Non è veramente comico, non è horror, non è drammatico, non è fantasy. È solo un ammasso di tante cose, miscelate con un’attitudine irriverente e dissacrante.

Mi tolgo un peso a dire queste parole, ripromettendomi di non vedere un’eventuale quarta stagione, dato che Preacher è quanto di più lontano io cerco in una storia narrata per il tramite della televisione.

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