La “letteratura commerciale”: errori comuni e i 5 elementi che rendono una storia degna di essere letta

Negli ultimi anni ho aumentato un po’ il carico di letture, ed è questa una delle ragioni per cui oggi ho deciso di fare uscire questo articolo.

Più che un appassionato di letteratura, amo definirmi un appassionato di storie. Credo che una delle poche cose positive nella mia vita siano le storie. Me ne appassiono e mi aiutano ad allontanarmi da quello che non va. Mi aiutano a stare meglio, che siano esse sotto forma di libri, di film o di serie TV (e penso che questa mia passione sia rispecchiata dal blog).

Oggi, però, parlando di storie, voglio parlare di storie scritte, dunque, di libri. E, avendo aumentato le letture, come anticipavo, oggi voglio fare una piccola disamina della letteratura popolare in quest’epoca e stilare un piccolo catalogo di cose che permettono a una storia, e, dunque, a un libro di essere veramente interessante e meritevole di attrarre un’ampia fetta di pubblico.

Partendo dal presupposto che il lettore moderno è un lettore di storie e che necessita di suspense e di personaggi intriganti e controversi, capiamo bene che il genere che va per la maggiore è il thriller, genere che, negli ultimi anni, sembrerebbe esser riuscito a vincere la concorrenza portata sul mercato dai fantasy e dai libri fantascientifici/distopici.

In generale, comunque, a prescindere dal genere, mi pare evidente come si scriva, principalmente per creare una storia, per creare una trama. Sono, invece, sempre più di nicchia i libri che vivono di situazioni o che traspongono essenzialmente un’emozione o un messaggio dell’autore.

Il lettore moderno ha bisogno di leggere qualcosa in cui si appassiona, di provare empatia per un personaggio e di seguirne le vicende, che, si spera, siano anche avventurose.

Parlando di letteratura commerciale, o popolare che dir si voglia, ci tengo ad affermare che, a mio modo di vedere, nessuna letteratura va scartata a priori. Un libro di “genere commerciale”, se ben scritto, può essere un capolavoro, così come una narrazione intimista può esser davvero una “ciofeca”.

Trattando, però, di libri che parlano di storie e, avendo in precedenza premesso quanto siano importanti le storie per me, voglio presentarvi una top 5, inerente a tutte le cose che desidero ritrovare in un libro che leggo e che abbia come intento quello di raccontare una storia.

 

NUMERO UNO: UN PROTAGONISTA SFACCETTATO E ORIGINALE

Sinceramente, in un libro, la prima cosa a cui do importanza è il protagonista, e i personaggi in generale. Sono stufo di ritrovarmi la stessa copia di uno stereotipo, libro dopo libro. Che siano donne o uomini sono troppo facilmente riconducibili a uno stereotipo. Le donne sono ancora ossessionate dall’ideale di essere una taglia 38 fottutamente sexy e iperlaureata. Gli uomini sono sempre dei duri dongiovanni con gli addominali pure sulla fronte e una evidente difficoltà ad aprirsi sui propri sentimenti.

Continuo a chiedermi perché alla gente piaccia continuare a usare, in ogni storia, lo stesso tipo di protagonista, senza darmi una risposta soddisfacente.

NUMERO DUE: UNA TRAMA PRIVA DI BUCHI DI LOGICA
Più che una storia avvincente, a mio modo di vedere, è importante una storia funzionante. Una storia senza buchi di logica, anche eventualmente poco originale, può bastare per creare un bel libro, a patto che sia supportata dal talento e dalla scrittura fluida dell’autore.
Ogni storia inventata è sempre un pretesto per parlare di vita. Per tale ragione, anche una storia non troppo avvincente, se è buon pretesto dell’autore per esprimere la sua interiorità, allora, può funzionare. Ma MAI ricadere in buchi di logica. A un lettore intelligente non piacciono i sensazionalismi fini a se stessi.

NUMERO TRE: UN NUMERO ADEGUATO DI COLPI DI SCENA
Uno scrittore che vuole far appassionare i suoi lettori deve avere predisposto una storia in grado di mozzare il fiato e di sorprendere. Non può essere una storia troppo lineare e deve avere almeno un paio di colpi di scena inaspettati, che fanno sobbalzare il lettore, perché “davvero non si aspettava che si andasse a parare proprio lì”!

NUMERO QUATTRO: UNA SCRITTURA EFFICACE
Ci sono stili e stili di scrittura. La cosa più importante, però, per sostenere una buona storia è che la scrittura sia efficace. Una scrittura, cioè, in grado di descrivere bene il contesto, senza annoiare il lettore, e di delineare in modo sufficientemente artistico ed elegante il carattere e le emozioni dei propri personaggi.
Se si vuole, poi, far risaltare la storia più che le abilità scrittorie dell’autore, è necessario che lo scrittore eviti di lasciarsi trasportare da troppi “barocchismi”, che potrebbero solo far storcere il naso al suo lettore.

NUMERO CINQUE: UN NUMERO LIMITATO DI CLICHE’
Sarebbe più facile dire che una buona storia non deve avere cliché, ma ritengo che sia difficile, al giorno d’oggi, con tutte le storie che sono state scritte, con tutte le opere realizzate, non ricadere in qualcosa che possa essere in qualche modo uno stereotipo (e, se non uno stereotipo, un modello che si ripete).
Tuttavia, ogni storia, anche nel suo ripetere modelli, nel suo riproporre ispirazioni ed archetipi, deve mantenere la sua originalità ed evitare di apparire come una giustapposizione di tante cose prese da altre storie e da altri mondi letterari.

E voi che ne pensate? Siete d’accordo?

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