Recensione di “Bohemian Rhapsody” – il film sui Queen ora nelle sale

Come state lettori? Dicembre è arrivato e sarà, come sempre, un mese un po’ magico e particolare. In men che non si dica, poi, ci ritroveremo catapultati su un nuovo anno!
Cerchiamo, però, di goderci questo mese, che è sempre occasione di convivio e sorprese. E oggi proviamo a farlo, se vi va, con una nuova recensione. Parlerò, infatti, dell’ultima pellicola vista al cinema, Bohemian Rhapsody, il film biografico sui Queen, distribuito proprio questa settimana nelle sale italiane.

Il film era in progetto da molto tempo, addirittura dal 2010, anno in cui venne presentato Sacha Baron Cohen come protagonista (il ruolo di Mercury, però, in seguito sarà affidato a Rami Malek). La sua produzione è stata parecchio travagliata, e lo stesso regista, Bryan Singer, non ha completato la direzione della pellicola, che è stata poi completata da Dexter Fletcher, il quale, però, non ha ricevuto l’accredito per la regia, ma solo come produttore esecutivo.

La cosa impressionante per un film con delle critiche così ambivalenti (il pubblico, a sua volta, è evidentemente molto diviso) è il fatto di aver comunque ottenuto ottimi incassi, andando quasi a decuplicare l’investimento fatto per la sua produzione.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, devo ammettere di essere sicuramente tra quelli che lo hanno apprezzato. Certamente ho riscontrato alcuni difetti, ma non posso negare che il film mi abbia fatto emozionare e abbia, soprattutto, creato in me un forte interesse attorno alla vita di Mercury.

Forse era facile come segnare un rigore, con me, visto che ai tempi del liceo ascoltavo spessissimo i Queen, al punto da fare di “Don’t stop me now”, quasi un inno personale, ma trovo comunque che chiunque possa apprezzare la pellicola.

Cerchiamo di fare chiarezza e vedere cosa ha funzionato e cosa ha funzionato meno.

Secondo me, tra gli aspetti positivi, vi è il ricorso alla musica e alla voce del vero Freddie, l’aver creato un continuo crescendo di tensione attorno all’evento di Wembley (il concerto Live Aid, in cui i Queen si esibirono di fronte a una folla incredibilmente numerosa, dopo anni di separazione) e aver indagato sufficientemente la figura del frontman della band, che ci è apparso un eterno Peter Pan, pieno di fragilità, ma in definitiva non una figura negativa. C’è chi critica il film per aver, in qualche modo, attaccato la vita di Freddie e la sua sessualità (tra l’altro non vi sono scene scabrose o esplicite), ma ritengo sia un abbaglio preso da chi vuole solo che la figura di Freddie venga mitizzata.

Freddie, a mio modo di vedere, era un artista eccezionale, con una voce che era vero e proprio dono divino, e il suo modo di vivere (o i suoi peccati, che dir si voglia), non lo dipingono come una persona negativa, ma solo come una persona fragile. In un film biografico non si può evitare di parlare degli aspetti spiacevoli o negativi, altrimenti facciamo solo fan service per chi vuole vedere e sentire solo quanto Freddie fosse bravo.

Ho amato anche come la storia, ad un certo punto, si tramuti quasi in una storia di redenzione, con Freddie chiamato a spazzare via i suoi anni più bui con la potenza della sua meravigliosa e unica voce, che ha abbandonato il nostro mondo troppo presto.
Non mi è piaciuto, invece, il trucco di Malek, il quale sembrava davvero un criceto, con dei dentoni spaventosi, che hanno trasformato comunque la figura di Mercury, che bello non era, ma nemmeno era un fenomeno da baraccone.

Tra i lati negativi mi sento di enumerare anche alcune inaccuratezze nella trasposizione della vita di Freddie e della storia della band per una semplice esigenza di fluidità della narrazione. Non so come sarebbe apparso il film se ci fosse stata più attenzione al dettaglio, ma so che, a me, avrebbe interessato di più un prodotto maggiormente fedele.
Non ho apprezzato nemmeno il fatto che siano rimasti solo elementi di contorno, privi di vitalità, gli altri membri della Band, per nulla aiutati dalla sceneggiatura della pellicola.

Nel complesso, però, soppesati pro e contro, mi sento assolutamente di consigliare il film, specialmente a chi ama i Queen, perché si sentirà tanta musica, a patto che, recandosi al cinema, lasci perdere la sua natura di fan e il suo istinto di protezione verso una figura che è finita per essere mitizzata (come se, tra l’altro, non possa essere un mito, una persona con delle ambivalenze e dei lati oscuri, che sono, a mio modo di vedere, tratto ineliminabile della persona umana).

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