La sessantanovesima edizione del Festival: Fischi, pessimo audio e poco entertainment

Si è conclusa da pochissimo l’ultima edizione di Sanremo. Capitanata da Claudio Baglioni, la ciurma sanremese ha portato a conclusione questa serie di serate dedicate alla musica italiana che, come ogni anno, ci riunisce di fronte al televisore.

Che dire di questo Sanremo? Beh, che è stato sicuramente controverso e, per quanto riguarda i risultati del concorso, non ricordo, francamente, esiti più contestati di quelli di quest’anno.

Cerchiamo, però, di riordinare le idee e parlare tanto dello spettacolo quanto delle canzoni in gara con delle speciali pagelle…

 

CONDUZIONE:

Baglioni ha “allietato” il pubblico di Rai Uno con una serie di duetti (alcuni pregevoli ed emozionanti, altri decisamente meno). La sua presenza è stata sobria e non troppo ingombrante. Claudio Bisio ha fatto da spalla, quasi sempre, brillando solo al momento dell’apparizione di Michelle Hunziker. D’altro canto, Virginia Raffaele, seppur privata della possibilità di mostrare tutte le sue qualità, ha fatto ottime cose e ha strappato qualche risata, sebbene non si sia vista la sua solita brillante sagacia.

Voto: 6

 

sanre

ENTERTAINMENT:

Quasi nullo. Ventiquattro cantanti in gara e numerosi cantanti ospiti. C’è stato poco spazio per la comicità o per monologhi. Qualcosa si è visto. Il livello non è stato eccelso, quasi mai. Pio e Amedeo restano, alla fine della kermesse, quelli che hanno fatto più parlare di sé.

Voto: 5

 

SCENOGRAFIA & ALTRO:

In questa categoria faccio rientrare la realizzazione in senso “materiale” dello show. Non posso non far riferimento a tutti i problemi di acustica che si sono susseguiti, tanto nella prima che nell’ultima serata.

La scenografia non mi è dispiaciuta, sebbene abbia trovato la stessa forse fin troppo sobria, un po’ come il direttore artistico di questa edizione.

Voto: 5

CANTANTI IN GARA:

 

Cercherò di presentarvi una mia personalissima classifica, con una graduatoria stilata sulla base di una media di tre parametri (giudicati nell’ultima serata), ovvero performance, musica e testo:

 

Ultimo – I Tuoi Particolari, voto: 8

Ultimo porta a Sanremo un buon pezzo, non il suo migliore, e questo lo penalizza. Canta in modo intenso e ci fa innamorare tutti con la sua “forte delicatezza” di cantore romantico e di poeta della vita semplice. Peccato non strappi il premio, forse lo avrebbe comunque meritato.

Al di là delle mancanze della canzone di Ultimo, però, sono dispiaciuto perché le giurie non popolari sono risultate fin troppo decisive e hanno letteralmente stroncato il giovane Morriconi, per ribaltare quello che sarebbe stato un risultato popolare univoco (Ultimo ha ricevuto il 32% di voti in più al televoto rispetto a Mahmood).

 

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood, voto: 7.3

La sua canzone è delicata e piacevole. Entra nelle orecchie e lui si dimostra un cantante in grado di emozionare. Fossi in lui mi risparmierei alcune polemiche inutili e cercherei di prendermi solo il buono dell’esperienza vissuta all’Ariston.

 

Paola Turci – L’Ultimo Ostacolo, voto: 7.3

La sua interpretazione è all’altezza delle aspettative. Ruba il palco con la sua sensualità e il ritornello del suo pezzo entra dentro la testa. È una cantante pop unica nel nostro panorama. Il suo timbro ce la fa ricordare e non è cosa da poco.

 

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Loredana Bertè – Che Cosa ti Aspetti da Me?, voto: 7.3

Brava. Non è venuta a fare presenza. Ha portato un pezzo orecchiabile e ben scritto, radiofonicissimo, che mette in risalto le doti di una leonessa del palco, indomita e potente. La vincitrice morale per tutto il pubblico.

 

Francesco Renga – Aspetto che Torni, voto: 7

Una canzone dolce, ben eseguita da Renga, la cui firma nei suoi pezzi è sempre riconoscibilissima. La sua partecipazione gli darà modo di farsi notare più per un commento forse sessista che per la sua canzone. Renga, comunque, continuerà a farsi sostenere dai suoi fan più fedeli, che, ne sono certo, lo perdoneranno per la gaffe sulle voci femminili.

 

Boomdabash – Per un Milione, voto: 7

Mi è piaciuta. Canzone semplice e orecchiabile. La voce del cantante del gruppo è davvero sorprendente, lo è certamente meno, però, la seconda voce. Mi piacerebbe riascoltarla, pertanto la premio con un bel voto.

 

Anna Tatangelo – Le Nostre Anime di Notte, voto: 7

Lei rimane sempre sopra la media, con la sua bella voce e la sua intonazione sempre (quasi) perfetta. Porta una delle migliori canzoni della sua carriera al Festival, ma lei continua a non essere apprezzata dal pubblico. Dispiace un po’, ma si apprezza il talento.

Negrita – I Ragazzi Stanno Bene, voto: 7

I Negrita sono sempre gradevoli da ascoltare. Tuttavia tendo poi a dimenticarmi le loro canzoni e non ho mai provato un vero impulso a seguirli o a riascoltare i loro pezzi. Da dire, però, che fanno la loro discreta figura al Festival.

 

Ex Otago – Solo Una Canzone, voto: 6.66

Sono dei romanticoni. Non li conoscevo e li ho trovati sempre piacevoli e orecchiabili. La loro canzone è molto radiofonica e non mi dispiace l’idea che possa diventare un piccolo tormentone, vista anche la somiglianza con il genere dei TheGiornalisti (spero che il paragone non sia azzardato).

 

Patty Pravo & Briga – Un Po’ Come la Vita, voto: 6.66

Sin dall’inizio ho trovato la canzone piacevole e ben scritta, anche se ritengo che non dia mai respiro agli artisti per dare sfogo alla loro voce e alle loro emozioni. Se questa canzone fosse stata “più cantata”, anziché limitarsi a una sorta di infinito “intro”, avrebbe sicuramente riscosso più successi.

 

Einar – Parole Nuove, voto: 6.3

Einar non mi ha convinto tanto. La canzone è risultata piuttosto anonima e anche lui, come performer, non mi è sembrato ancora maturo da convincere appieno il pubblico. Tuttavia il suo lavoro non è nemmeno da buttare.

 

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Irama – La Ragazza con il Cuore di Latta, voto: 6.3

La canzone, per me, cade troppo nel pietismo, per il tipo di storia raccontata. Tuttavia Irama è un interprete capace e la sonorità soul aggiunge qualcosa al prodotto, che, alla fine, risulta senz’altro apprezzabile, anche se non straordinario.

Arisa – Mi Sento Bene, voto: 6.3

Una delle mie canzoni preferite di questo Festival. Sfortunatamente finisce così in basso perché la povera Arisa, all’ultima serata, la canta senza voce e si commuove. Mi dispiace molto per lei, ma, a giudicare dalle radio, la sua canzone sarà premiata da un discreto successo radiofonico.

 

Federica Carta & Shade – Senza Farlo Apposta, voto: 6.3

Orecchiabilissima. Siamo sicuramente di fronte a un probabile tormentone, seppur non si possa parlare di una canzone profonda o di un capolavoro della musica.

 

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Mahmood – Soldi, voto: 6.3

Vince, tra la sorpresa (e i fischi) assoluta del pubblico. Trovo Mahmood molto talentuoso, specialmente nelle sue performance vocali. La canzone parla di immigrazione e di problematiche di vita spicciola. Una canzone spigolosa, ma interessante. Sinceramente non la trovo perfetta, per questo non spicca nella mia personalissima classifica.

 

Il Volo – Musica che Resta, voto: 6.3

Che dire? Il solito. Loro bravissimi, canzone assolutamente insulsa, con un linguaggio buono per i bambini delle elementari.

 

Simone Cristicchi – Abbi Cura di Me, voto: 6.3

Non è nemmeno questo il modo di far musica che apprezzo. La canzone è interminabile. Una sfilza infinita di parole, pure belle, ma che mi limiterei a leggere. E, di fatti, lui la canta il minimo indispensabile, certo non riscuotendo il consenso degli amanti della musica più tradizionale.

 

Ghemon – Rose Viola, voto: 6.3

La canzone ha qualcosa, lui ha qualcosa. Non so perché ma qualcosa mi prende e ritengo che Ghemon abbia fatto bene a cercare una ribalta popolare. Nel suo genere può essere un interprete da seguire.

 

The Zen Circus – L’Amore è una Dittatura, voto: 6

Loro son sempre adeguati. Non è il mio genere, ma apprezzo la loro intensità. Dimostrano di credere nel loro progetto musicale ed è una buona occasione per farsi apprezzare anche da chi li conosceva meno.

 

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Nek – Mi Farò Trovare Pronto, voto: 6

La canzone è assolutamente dimenticabile. Lui dà veramente tutto. Energia e presenza sul palco. Purtroppo, stavolta, la sua intensità e la sua determinazione da performer non riescono a sopperire ai limiti del pezzo.

 

Motta – Dov’è l’Italia, voto: 6

Canzone, a mio giudizio, quasi incomprensibile. Il messaggio che vuole lanciare non è chiarissimo e la canzone comunque, seppur orecchiabile, non spicca, nemmeno per il suo timbro, che, lo ammetto, non mi ha fatto impazzire.

 

Daniele Silvestri – Argentovivo, voto: 5.6

Devo ammetterlo, non capisco perché, in un’epoca così piena di problemi, la denuncia sociale si debba fare attaccando il sistema scolastico (e, forse, indirettamente anche le poche occasioni nel mondo del lavoro). Silvestri riceve numerosi premi per il suo testo, ma a me non convince mai fino in fondo. La canzone è veramente scordabile, oltretutto, non me ne vogliate.

 

Achille Lauro – 5.3

Ma a chi piace? Cioè, sì, ho notato che Lauro ha numerosi sostenitori. Io non sono fra questi. Per me questo non è il modo di fare musica. Il testo non ha nessuna armonia, come nessuna armonia mi sembra avere la voce di Lauro. Fa caciara sul palco, c’è a chi piace…

 

Livio Cori & Nino D’Angelo – Un’Altra Luce, voto: 5

Non l’ho capita, mi spiace. Forse è colpa del fonico, forse è colpa del napoletano, ma davvero non mi ha mai preso né mi sono interessato a capire di più del loro testo.

2 commenti

    1. La canzone di Loredana, tuttavia, era uno dei migliori pezzi (e quando l’ha cantata la Grandi si è capito). Certo, ormai la Bertè non è una maestra del bel canto, ma è un “gridato” che comunque non trovo spiacevole come nel caso di altri (ad esempio Fabrizio Moro).
      E’ inconcepibile la vittoria di Mahmood, specialmente per i risultati del televoto.

      Piace a 1 persona

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