Io sono Mia – Recensione del biopic di Rai Uno su Mia Martini

Rai Uno, ogni tanto, ci sa fare e, soprattutto, grazie a un giusto advertisement, riesce anche a convincermi a dare una chance ai suoi programmi. L’ultimo in ordine di tempo è proprio quel “Io sono Mia” di cui tutti, in questi giorni, stanno parlando.

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Il film con Serena Rossi, diretto da Riccardo Donna, è molto piaciuto ed è stato senz’altro molto discusso. Molto del successo, però, non è da attribuire al film in sé o a come è stato pubblicizzato, ma al fatto che esistono intere generazioni, tra cui la mia, che hanno un’enorme curiosità (inappagata) sulla figura di questa meravigliosa interprete della nostra musica. Se ne è parlato poco, troppo poco e quasi mai si è davvero spiegato cosa fosse successo e perché la sua storia fu così triste.

Cerca di far chiarezza questo film per la televisione, che, tuttavia, ho trovato convincente fino a un certo punto. Che non si travisino le mie parole, “Io sono Mia” è un film ben realizzato e ben recitato, ma che, personalmente, ho trovato troppo leggero. Sarò troppo all’antica, ma, dovendo parlare di una storia così triste, avrei creato maggior “patetismo” attorno agli aspetti più bui della storia della Martini. E tuttavia comprendo che l’intento – come disvelato anche dalla protagonista – fosse quello di mostrare al pubblico una parte diversa della cantante, facendone risaltare gli aspetti più combattivi e spensierati.

 

miammMi rincresce profondamente, poi, che Ivano Fossati abbia chiesto di non essere coinvolto nella storia del film. Trovo profondamente triste che non si sia potuto parlare di Mia in maniera più realistica e si sia dovuta omettere quella che è stata la storia d’amore più chiacchierata e più importante della sua vita.

Nonostante la limitazione, però, Donna, ricorrendo a una storia fittizia (Andrea è un personaggio inventato ad arte, così come lo è anche Anthony, che è ispirato a Renato Zero, il quale, a sua volta, ha chiesto di non essere citato nella pellicola), riesce a creare una storia che, mi ripeto, risulta essere convincente.

Ciò che manca, nel film, è una vera e propria incisività drammatica. La durata del film non aiuta e non aiuta nemmeno che non si sia parlato della morte della interprete, argomento, forse, troppo fosco e misterioso, la cui trattazione avrebbe stravolto del tutto il volto del film. Eppure avrei fatto, fossi stato nel regista, alcune decisioni diverse al fine di costruire un film più coinvolgente e commovente, sebbene non possa che ammettere che la pellicola sia di buona qualità, riconoscendo altresì il fatto che i suoi intenti non fossero soltanto quelli di raccontare la storia di “Mimì” ma anche quelli di parlare del talento e del successo e di tutti i rischi in cui si può incorrere, percorrendo la strada verso la fama.

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Mi sento di dire, con convinzione, che, tramite il film, finalmente si toglie un velo di ipocrisia (anche se le accuse sono troppo velate, a mio modo di vedere) che ha regnato sovrano, nei media, sulla storia della Martini, riportata e raccontata da parole fin troppo scarne e perbeniste. L’invidia e la stupidità della gente ha creato un epilogo drammatico per la carriera e la vita di una di quelle voci che doveva semplicemente essere esaltata, come uno dei più grandi patrimoni della musica italiana!

3 commenti

  1. Anch’io l’ho trovato un po’ mancante. Probabilmente questo è dato anche dalla durata, una sola puntata, ma potevano approfondire varie situazioni. Tipo: che senso ha inserire il personaggio di Anthony all’inizio per poi fargli fare la comparsa. Doveva essere il sostituto di Renato Zero, suo grandissimo amico che però non ha dato il consenso all’utilizzo della sua immagine, invece è sembrato di più una macchietta.
    Mi sarebbe piaciuto che fosse approfondito anche il rapporto con la sorella Loredana.
    Bel prodotto, recitato e confezionato bene, ma mozzo.
    Mchan

    Piace a 1 persona

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