Cult Movies #5: Ritorno a Cold Mountain

La settimana scorsa ho fatto un piccolo torneo sulle storie instagram della pagina, promettendovi la recensione di un film dedicato all’attrice vincitrice per la rubrica Cult Movies. A spuntarla è stata Nicole Kidman e oggi siamo qui a parlare di “Ritorno a Cold Mountain”, film del 2003, che ha ricevuto ben otto nominations agli Oscar del 2004 e una statuetta, quella per la migliore attrice non protagonista assegnata a Renée Zellweger.

Il film, diretto da Anthony Minghella, conosciuto specialmente per “Il Paziente Inglese”, è tratto da un romanzo omonimo del 1997.

La trama in breve: Inman (Jude Law) è un disertore dell’esercito confederato, durante l’ultimo anno della guerra civile americana, che, stanco di uccidere nemici per degli ideali in cui non crede, ha deciso di compiere un pericoloso e complicato viaggio di ritorno. Egli vuole tornare a Cold Mountain, paese in cui, poco prima di arruolarsi, ha conosciuto Ada (Nicole Kidman), una donna di Charleston con cui è scoppiato subito un tenero sentimento, capace di resistere agli anni, alla guerra e alla lontananza. Il viaggio è pieno di insidie, ma anche la vita di Ada a Cold Mountain si rivela più problematica del previsto.

Stiamo parlando di un film di due ore e mezza, che, però, ha un pregio indiscutibile. Vedi un film, ma ti sembra di leggere un romanzo. Conosci numerosi personaggi, assisti a svariati colpi di scena, e il tempo ti permette di creare un vero legame con tutti i personaggi e di rendere maggiormente patetico (nel senso positivo del termine) il finale. Jude Law, a mio modo di vedere, ha interpretato alla perfezione il suo personaggio, in una performance che, mi dispiace, non gli sia valsa l’oscar. È stato capace di creare un personaggio vivido e vibrante, la cui sorte sta a cuore a qualsiasi spettatore con un minimo di empatia. La Zellweger, nel ruolo di Ruby, una briosa donna che si propone di aiutare Ada, ha fatto incetta di premi e la sua partecipazione a Cold Mountain forse rappresenta tutt’ora la sua migliore performance della carriera.

Al di là degli attori, però ho amato la regia e la sceneggiatura. Vengono narrate due storie in parallelo, quella di Ada e quella di Inman, senza che lo spettatore si senta spaesato. Lo sfondo rappresentato dalle brutture e dai pericoli che portano con sé i tempi di guerra sono l’ambientazione perfetta per questa struggente storia d’amore, che colpisce nel profondo ed emoziona.

Avevo citato la sceneggiatura e, infatti, ritengo che alcune frasi del film siano davvero brillanti e l’idea di una voce narrante, rappresentata da Ada che scrive le lettere al suo Inman, sia stata una trovata perfetta per rendere ancora più coinvolgente un film che non può lasciare indifferenti.

Non va, infine, sottovalutata nemmeno la colonna sonora della pellicola (molto apprezzata anche dalla critica), che si sposa bene con le atmosfere drammatiche e commoventi che prendono vita in Ritorno a Cold Mountain.

Sono stato davvero contento di aver visto questo film. Ho sbagliato a non recuperarlo prima, perché penso sia uno dei più belli che io abbia mai visto e, quindi, sta benissimo in questa rubrica!

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