Recensione di Boy Erased, il film di Joel Edgerton sui campi di conversione per omosessuali

Buon pomeriggio lettori, oggi vi parlerò dell’ultimo film che ho avuto occasione di vedere al cinema. Sto parlando di “Boy Erased” – “Vite Cancellate”, pellicola di Joel Edgerton, tratta dal romanzo omonimo (che è basato su una storia, ahinoi, vera) di Garrard Conley, il quale ha scritto in prima persona della sua esperienza in un campo di conversione per omosessuali.

Il film, che vede come protagonisti Lucas Hedges, Nicole Kidman e Russell Crowe, racconta di come il protagonista, Jared Eamons, figlio di un predicatore dell’Arkansas, si scopra omosessuale e, a dispetto delle convinzioni del padre, comunichi questo aspetto di sé alla famiglia, causando lo sconforto e il disappunto dei propri genitori. Il padre, Marshall, si rivela fermo sulla posizione che l’omosessualità è contraria ai dettami della religione in cui crede e, per questa ragione, chiede al figlio se desideri cambiare. Sotto le pressioni della famiglia, Jared inizia un “campo di conversione”, in cui i suoi consulenti sono, a quanto pare, dei gay “rinsaviti” e chiaramente non dei terapisti legittimati e titolati.

Boy Erased narra gli eventi della vita di Jared, per il tramite di alcuni flashback, mentre questi è costretto a confrontarsi con le insensatezze di un percorso terapeutico, che, di fatto, è generatore di traumi. Non ci sono fondamenta scientifiche dietro l’intenzione e la ritenuta possibilità di modificare l’orientamento sessuale di una persona, e questo profilo è chiaramente messo in evidenza nel film, che, senza troppi filtri, rivela quanto possa essere complesso e distruttivo portare avanti un percorso che ingenera stress e amplifica la difficoltà dell’individuo ad accettare se stesso.

Un altro aspetto a cui si dà rilevanza nel film è il rapporto genitori-figli, rivelando come, in alcuni casi, l’unica possibilità per affrancarsi da logiche incomprensibili e retrograde risulti essere quella di prendere decisioni in prima persona, di “crescere” in prima persona, portando la relazione coi genitori ad un livello di inevitabile scontro. Ognuno ha un potere di scelta. Lo ha il figlio, ma lo hanno anche i genitori. Ed infatti, nel corso del film, la madre, Nancy (Nicole Kidman), si rende conto che quello che sta accadendo è profondamente sbagliato e si decide a dare il tutto per tutto, anche a costo di contrapporsi drasticamente al marito, pur di preservare il figlio e la sua salute.

Le tematiche della pellicola sono certamente “pesanti”, e offrono uno spettro di riflessioni a cui tutti dovremmo dare attenzione. Tuttavia, il film, pur emozionante, in alcune sue scene, a mio modo di vedere, non è sufficientemente coinvolgente. I drammi e i momenti di liberazione non hanno quel pathos che mi sarei aspettato, a seguito della visione del trailer.

Per queste ragioni, sebbene ritenga il film ben recitato e la tematica interessante e meritevole, trovo il film non straordinario. Un’occasione parzialmente persa per fare un film davvero intenso e sorprendente, ma che giudico comunque foriero di uno spunto di riflessione rilevante.

2 pensieri riguardo “Recensione di Boy Erased, il film di Joel Edgerton sui campi di conversione per omosessuali

  1. Ricordo un episodio a tema di Criminal Minds…
    La pelle d’oca, anche perché lì erano proprio degli adolescenti ed i mezzi utilizzati quasi delle torture, tanto che alla fine il trauma ha portato uno di loro a diventare un serial killer.
    Mchan

    Piace a 1 persona

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