Recensione di Good Omens, la serie Amazon Videos con Michael Sheen e David Tennant

Good Omens è una serie tv Amazon Videos, diretta da Douglas Mackinnon, tratta dal romanzo omonimo di Terry Pratchett e Neil Gaiman.

Lo show televisivo era, alla sua vigilia, attesissimo, essenzialmente per la stima che tutti nutriamo in Nei Gaiman e nei due attori protagonisti, rispettivamente Michael Sheen e David Tennant. Ciononostante, sono molti i difetti di quella che è stata una serie sicuramente interessante e briosa, ma molto lontana dall’essere un capolavoro.

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Ma andiamo con ordine. La trama della storia ruota attorno all’apocalisse (il titolo del libro in italiano è proprio “Buona Apocalisse a Tutti”). Due entità, incaricate rispettivamente da angeli e demoni, sono incaricate di supervisionare l’anticristo, affinché questi possa, infine, scatenare l’apocalisse e la susseguente guerra fra armate angeliche e demoniache. Le due entità sono l’angelo Aziraphale e il demone Crowley, i quali, tuttavia, si trovano concordi con il piano di evitare la fine del mondo. Il loro obiettivo si rivelerà essere quello di esporre il prescelto tanto al bene quanto al male, così da evitare l’apocalisse.

I punti di forza del prodotto televisivo firmato Mackinnon sono, a mio modo di vedere, da ricercarsi in un’ottima performance dei protagonisti (in generale, trovo perfetto il casting), in un’ottima fotografia e in una altrettanto buona scenografia e nel modo perfetto con cui si è riusciti a inserire la satira in una storia soprannaturale, che ha il pregio di disvelare tutte le ambivalenze e i controsensi della società umana.

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Credo che ci siano state almeno una mezza dozzina di scene con Tennant e Sheen, o con uno solo dei due, capaci di rubare applausi e di mandare in brodo di giuggiole tutti i fan dei due attori, conosciuti in precedenza per i ruoli in “Doctor Who” e “Masters of Sex”.

A fronte di una interpretazione da applausi e talmente vivida da rendere le loro interpretazioni dell’angelo e il demone sicuramente uniche, nell’ambito della cinematografia, non posso sottacere un certo disappunto per alcuni aspetti della serie.

Non ha funzionato, a mio modo di vedere, la scelta di fare ben sei puntate da cinquantacinque minuti. Per quella che era la storia, non dico che un film avrebbe condensato risate ed emozioni in modo perfetto, ma quattro episodi erano sicuramente sufficienti. Si sarebbero evitati dei punti morti, dal momento che le digressioni e le scene in cui non erano presenti Sheen e Tenant non erano, dopotutto, così avvincenti.

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La dilatazione di una storia, che, in definitiva, era un pretesto per sfogare l’intento satirico degli autori (che volevano enfatizzare come la gente risulti miope di fronte alle sorti dei propri piani e pensi alla guerra anche quando non sia necessario) ha portato sicuramente a un calo dell’interesse e dell’entusiasmo del pubblico. In verità, molti critici hanno notato una certa debolezza dello show, tenuto in piedi principalmente dalle scene coi protagonisti, e, su The Verge, si è parlato di Good Omens come di un “gay rom-com”. A mio modo di vedere, Good Omens è molto lontano dall’essere una semplice commedia romantica, anche perché dubito si possa parlare di vero amore tra i due protagonisti, quanto piuttosto di una passione per la medietà dei due soggetti. Un demone non troppo malvagio e un angelo non troppo angelico, insomma, che, insieme, trovano il giusto equilibrio.

La loro relazione viene esplorata nel primo e nell’ultimo episodio, ma è un peccato che questo aspetto – forse marginale ai fini della storia – risulti essere il migliore e il più interessante della serie, che, a tratti, perde di intensità e rasenta il nonsense. E proprio il rischio di trasformarsi in un prodotto demenziale, di scarsa validità, era altissimo, alla luce del materiale e di come materiali simili sono stati trattati dai registi nell’ultimo periodo. Un regista con meno bravura e due attori meno carismatici probabilmente avrebbero reso questa trasposizione un prodotto inguardabile, quindi, traendo un bilancio di quelle che sono le mie impressioni, c’è comunque da fare un plauso per aver mantenuto il giusto equilibrio nel prodotto.

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12 commenti

  1. Sono d’accordo, Tennant e Sheen rubano la scena ma questo diventa anche un problema; la definizione “gay rom-com” mi ha fatto sorridere, ma è innegabile che qui si sia calcato sul lato bromance del loro rapporto molto più di quanto succeda nel libro. Un altro problema è che il libro è davvero corale, qui tutto ruota intorno all’angelo e al demone, relegando gli altri sullo sfondo; probabilmente per questo non sono sembrati così incisivi.
    Però non credo che un film avrebbe potuto rendere giustizia alla storia: il libro è talmente denso che per me il format televisivo era ideale. C’è stato secondo me un problema di scrittura e di traduzione da un medium all’altro, per cui cose che funzionavano nel libro nella serie non lo hanno fatto.

    Detto questo credo di essermi innamorato di Anathema; quanto è bella?!

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