Cult Movies #25: Alien

Ci siamo. Questa settimana rischiavo di rimanere senza film cult da recensire, ma, alla fine, ho deciso di iniziare il mio sabato con la visione del film di cui oggi tratterò nella rubrica.

Stiamo parlando di “Alien“, film del 1979, diretto da Ridley Scott (pensate, è soltanto il secondo film della carriera del famoso regista), capace di dar vita a una sceneggiatura ideata da Dan O’Bannon.

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Si tratta di un horror fantascientifico ambientato nel futuro, che racconta la storia di un gruppo di astronauti che scopre una forma di vita intelligente. E, nello specifico, scopre l’esistenza di uno xenomorfo terrificante, che si infiltrerà all’interno della navicella, dopo avere “infettato” uno dei protagonisti. 

La pellicola in questione – inutile girarci attorno – viene considerata una pietra miliare del genere sci-fi, nonché una grande innovazione per l’horror cinematografico dell’epoca. E, a mio modo di vedere, è corretto considerarla un’opera pioniera, in grado di produrre nuove atmosfere, sicuramente terrificanti per il pubblico di quegli anni, che, di certo, era meno smaliziato di noi rispetto agli effetti speciali e alla scenografia.

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Seppur ritenga che il film non possa essere fruito allo stesso modo da uno spettatore contemporaneo, che ha visto davvero ogni cosa nelle pellicole horror, non posso fare a meno di ritenere “Alien” un film valido e possibilmente anche un “evergreen”. Uno di quei film che, proprio per aver portato in scena un’innovazione – l’horror nello spazio -, merita sempre di essere visto e di diventare riferimento rispetto alle pellicole successive.

Il successo dell’adattamento della sceneggiatura di O’Bannon è stato tale, tra l’altro, da aver dato vita a un franchise, che sfornerà film, credo, fino alla fine dei tempi.

Parlando di confronti, però, non si può fare a meno di paragonare “Alien” a “Predator”, film che abbiamo ospitato in rubrica giusto settimana scorsa. Da questo confronto, si può trarre come conclusione che uno dei due film – “Alien” – sia molto più “studiato” e profondo rispetto all’altro. Se, per descrivere “Predator”, direi che non è altro che un’americanata con un mostro invisibile e gli addominali di Schwarzenegger, per parlare di “Alien” utilizzerei termini più “alti”.

Attenzione, “Alien” non è un film pesante o d’autore, ma è un film che si sforza di narrare una storia che abbia una logica ed evita di mettere scene alla rinfusa, con pessimi effetti scenici e un’assoluta mancanza di attenzione per la coerenza della condotta dei personaggi. Se pensiamo al fatto che “Predator” sia uscito nelle sale ben otto anni dopo “Alien”, rimaniamo sconvolti dal fatto che gli effetti speciali risultino più credibili in quest’ultimo film. McTierman, con il film dell’87, ha voluto evidentemente strafare, pensando soltanto a mettere in risalto il suo uomo-copertina. Scott, invece, è rimasto fedele alla storia – seppur estremamente semplice – che doveva raccontare e lo ha fatto in modo credibile.

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La nota di colore in questa recensione è rappresentata dalla scena finale, in cui vediamo Sigourney Weaver con le mutande calate sotto l’incavo dei glutei. Mi sono davvero chiesto se fosse necessario per gli astronauti del futuro avere delle mutande striminzite, che non riuscissero nemmeno a coprire tutto il lato b? Ma credo che rimarrò senza risposte a questo mio interrogativo…

Evitando di ripetermi, concludo così questo articolo, consigliandovi di vedere “Alien”, se avete il culto per le pellicole vintage. Potrebbe essere una piacevole sorpresa!

11 pensieri riguardo “Cult Movies #25: Alien

  1. Alien è bellissimo, uno dei miei film preferiti! Forse per gli effetti visivi risulta meno datato perchè hanno giocato molto sul suggerito più che sul mostrato: il mostro, ad esempio, si vede pochissimo. Poi va bè, altre scene sono veramente ben fatte, tipo la morte del robot o l’esplosione del petto quando nasce l’Alien (cosa di cui nessuno degli attori era a conoscenza: Scott non disse a nessuno degli attori cosa sarebbe successo durante la scena).

    Per la questione delle mutande, secondo me segna, magari involontariamente, un grande traguardo: Ripley è un’eroina forte, capace di tenere testa a un mostro e ucciderlo, ma che non diventa mascolina, non perde la sua femminilità, resta sempre “desiderabile” in un certo senso. Diciamo che secondo me potrebbe aver aperto la strada a un nuovo modo di rappresentare le eroine negli horror e nei film d’azione.

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    1. A me risultano soltanto brutte quelle mutande striminzite. Non sono né un tanga né uno slip normale. Sembrano semplicemente uno slip di una taglia meno e la cosa mi fa molto ridere.

      Comunque concordo con te. Scott è stato bravissimo. E poi, senz’altro, meglio lasciare intuire il terrore che propinare scene ridicole, per forzare la mano.
      E vale anche adesso che ci sono migliori effetti visivi.

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  2. mamma mia, mi ha terrorizzato tantissimo!
    ho apprezzato tantissimo che alla fine la durata mostrasse l’equipaggio e la loro vita sulla nave più che l’alieno: mi sono affezionato, ho avuto paura perke scoprivo i pericoli al loro fianco e le ultime sequenze erano al cardiopalma!
    un film asfissiante, la ambiguità tra giustizia e legge è forte nel film e viene più volte citata con gli ordini che si scontravano con le esigenze del momento.
    il mostro è fatto benissimo, forse dovevano spiegare come biologicamente spiegare come fosse riuscito a crescere tanto non solo in dimensioni ma anche con l’aggiunta di nuovi organi in pochi giorni (quelli del funerale)
    bellissimo film , alla fine dura poco ma il climax è assurdo, così come il labirinto di orrori che è la Nostromo

    secondo me era una mise da notte, molte persone vanno a letto quasi nude e lei là era praticamente sola. cmq è vero, rimarrà sempre un evergreenn

    PS: ma quanto è bello il gatto? **

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